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FIERA DEL LIBRO Folla di lettori ma gli editori richiedono più appuntamenti per gli operatori' Al
Lingotto tra colori e dubbi
bel mezzo del marasma fieristico. Maestro di tante battaglie, intellettuale certo non neutrale ma cui nessun "nemico" vorrà negare il rigore e la serietà. Uno strano buco nero, in una Fiera del Libro affollata di ragazzi (che spettacolo osservare i bambini perdersi con il topo Geronimo Stilton, le scolaresche in fila dietro i banconi, ma anche le legioni di lettrici che hanno fatto registrare il "tutto esaurito" alla performance di Baricco-Ammaniti), di lettori comuni, chiassosa, piena di iniziative e di colori, appunto, come recita il tema dominante scelto per questa edizione dal patron Ernesto Ferrero. E tra i colori il più simpatico è stato lo sgargiante rosso delle giubbe dei gendarmi canadesi che "custodiscono un tesoro fatto di titoli, autori, libri (e un continente) da scoprire. Letteralmente. Come insegna il caso di uno degli scrittori più interessanti presenti al Lingottto:Yann Martel, autore di un libro e un incontro con i lettori in Fiera, gustosissimi. Il romanzo, Vita di Pi (Piemme), narra la vicenda bislacca di un naufragio: un uomo e una tigre si ritrovano in una scialuppa per più di 200 giorni. Ma l'avventura vera non è questa: è quella del suo autore, nato nel 1963 da una famiglia diplomatici e come molti canadesi di cultura multietnica. Ebbene: dopo avere scritto il libro, Martel ha iniziato una peregrinazione tra gli editori, senza però riuscirne a trovarne uno. Storia già sentita, eh? Salvo la grande variante: pubblicare ugualmente il volume e vincere il più importante premio letterario inglese, il "Booker Prize". Una vicenda che dovrebbe far pensare alle storture del mondo editoriale, italiano e non solo, presente in massa a Torino. E che si riflettono, alla fine dei conti, sulla Fiera. Che - a parte presenze sostanzialmente stabili (non un brutto segno, comunque), gaffes ministeriali (il ministro Urbani che "inaugura" la Fiera con un giorno di ritardo), novità a scaffale (tante) e un record di sigle editoriali (siamo quasi a 1200) - appare in qualche modo irrisolta da un dubbio amletico: e cioè se essere una Fiera per il grande pubblico o per operatori, come molti degli editori preferirebbero. Ragion per cui lamentano i pochi incontri dedicati - operativamente - alle questioni editoriali più delicate: dallo sconto alla fantomatica legge sul libro, dalla distribuzione alle abitudini di lettura che cambiano, dalla rinascita dell'e-book a presìdi da rinforzare. Va detto, però, che la presenza di "visitatori professionali" è in forte aumento. Torino non è Francoforte. Non lo è mai stata, e forse non ambisce ad esserlo. "Non è che si venga qui per vendere i libri", ci dice qualche editore perplesso, ma "non esserci è forse peggio". C'è chi registra un calo di vendite rispetto allo scorso anno - Sergio Fanucci: "Eppure i lettori si fermano al nostro stand e noi abbiamo libri decisamente migliori dello scorso anno" (ma forse Fanucci ha ormai trovato il suo pubblico, che i libri li acquista in libreria) -, chi, invece, vede salire gli introiti. Certo è una festa della lettura, anche se sembra di assistere a una flessione leggera ma generalizzata: molta curiosità e folla negli stand (quelli di Rizzoli, Mondadori, il punto Einaudi, Adelphi, trai grandi) ma vendite probabilmente in calo. L'importante è dunque esserci, ognuno con il proprio stile. C'è da sottolineare, perciò, che, anche in Fiera, gli editori piccoli ma di forte qualità e progetto si distinguono. "Il nostro segreto è fare i "libri Bot" - ci dice Nino Aragno -. Facciamo un'editoria che punta alla resa sulla lunga distanza, questo ci soddisfa e ci dà ragione. Lo slow-book dura di più ed è preferibile al consumo istantaneo". E così, più che sui grandi signori della nostra editoria (se ne è parlato in un'interessante tavola rotonda promossa da Sylvestre Bonnard di concentrazioni e grandi gruppi) è bene soffermarsi sui piccoli. Non foss'altro perché i canadesi ospiti sono quasi tutti pubblicati da editori minori. E c'è un'altra tendenza che va rilevata e che meriterebbe indagini più approfondite: la riscossa dei piccoli e medi editori romani su quelli milanesi, storicamente in testa. E d'altra parte, anche un piccolo ma raffinato editore come Neri Pozza rilancia il Nord-Est. Il gruppo formato da Fazi, Fanucci, e/o, Salerno, minimumfax, Fandango (e tanti altri) sta "strappando - ci dice Sandro Ferri di e/o - ottimi risultati. Segno che c'è collaborazione e progettualità e il pubblico ci segue". I nomi di richiamo al Lingotto non mancano, come al solito, "anche se forse - ci dice Giuseppe Laterza - non guasterebbe, per le prossime edizioni una serie di incontri fra grandi intellettuali, su temi importanti, come democrazia o liberalismo, di formazione e pensiero opposto". E
infatti (dopo il forfait di Dahrendorf), martedì la fiera passerà il
testimone ad un'altra iniziativa interessante, promossa dal World
Political Forum. Bono degli U2 intervisterà Gorbaciov sul tema "la
pace difficile". Alcune delle caratteristiche indicate da Laterza ci
sono (scegliete voi quali): per farsi un'idea del tema in Fiera, invece,
c'è un'intera libreria dedicata: la Feltrinelli, presente per la prima e
speriamo non ultima volta. |
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