Cultura in lutto, è morto Antonio Cossu


Antonio Cossu fotografato da Tore Ligios

Formatosi alla scuola dell'Olivetti è stato uno dei protagonisti della cultura sarda

 

Cagliari. Un grave lutto ha colpito il mondo della cultura isolano. Ieri sera è morto, all'età di 75 anni, lo scrittore Antonio Cossu, stroncato da un infarto. i funerali si svolgeranno oggi alle 17 a Santu Lussurgiu.

Noto per numerose opere letterarie in sardo e italiano, Cossu era da poco ritornato al pubblico con il romanzo "Il sogno svanito", edito da Condaghes, dove un sindaco di paese racconta del suo impegno nell'amministrare in modo innovativo e nel combattere forme di industrializzazione dagli esiti incerti. Ritorna - in una scrittura limpida e pacata - l'eco di esperienze vissute dallo scrittore e da suoi amici a Santu Lussurgiu; e nello sfondo i problemi mai risolti di tante comunità in bilico tra modernità e stagnazione, tra sviluppo autonomo e lucidi specchietti per allodole.

Antonio Cossu è stato uno dei protagonisti della stagione "realistico-sociale" della letteratura in Sardegna negli Anni Sessanta. Quando, reduce da un'esperienza formativa maturata nella penisola, in quel centro angolare dell'Italia del Nord che risponde al nome di Ivrea, allora in piena rinascenza olivettiana e all'avanguardia di un progetto che avrebbe ispirato, nel Paese. Le migliori energie sociali del tempo; reduce dà tale preziosa esperienza - si diceva - fece ritorno nell'isola, dove cercò di mettere in pratica quel ricco bagaglio di idee (ne è testimonianza il lavoro culturale realizzato nel Montiferru, sua terra d'origine). E dove scrisse anche i suoi primi romanzi: "I figli di Pietro Paolo" (1967) e "Il riscatto" (1969).

La Sardegna di quegli anni era nel pieno dell'avventura autonomistica, sull'onda anche emotiva delle speranze e delle aspettative suscitate dal Piano di Rinascita, sebbene già in qualche misura insidiata dal malessere delle "zone interne", dal germe regressivo della delusione e del falli

mento. Fu un periodo culturalmente abbastanza vivace, nel quale l'intellettualità isolana tentò di gettare le basi anche teoriche di quel processo di autocoscienza e autoriconoscimento che poi sarebbe stato definito di riscoperta delle "radici" e di recupero dell'"identità", non senza qualche enfasi, e anzi con una certa tendenza progressiva all'esaltazione nazional-regionalistica.

Cossu ha mantenuto un atteggiamento costantemente moderato in tale contesto, ma non per questo meno consapevole, anche attraverso la sua opera di organizzatore e mediatore di cultura, esercitata attraverso quella che dopo "Ichnusa" può ormai reputarsi una delle riviste storiche della Sardegna contemporanea: "La grotta della vipera", della quale è stato il fondatore e per molti anni il direttore. Con la morte di Antonio Cossu alla cultura sarda viene a mancare una voce libera e autorevole.

 

La Nuova Sardegna del 3 luglio 2002


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