DISCUTIAMO DI LINGUA SARDA

Limba lingua language
Progetto di incontri e dibattiti sul problema dell'uso della lingua sarda

Come sarà la lingua sarda, cosa accadrà della lingua sarda nell’era della globalizzazione? Non scomparirà perché ci sono i confini geografici dell’isola

Resoconto conferenza stampa presentazione del libro Limba lingua language

Sa lingua sarda appartenit a tottus is sardus

Lettera aperta di Roberto Bolognesi all’assessore Onidas

I campidanesi: "I nostri figli non parleranno logudorese"

Lettera all'Assessore Onida

Tenere "aperto" il proprio linguaggio di Marianello Marianelli

Una "limba" e mille voci discordi


Limba lingua language
Lingue locali, standardizzazione e identità in Sardegna nell'era della globalizzazione
A cura di Mario Argiolas e Roberto Serra
Cuec editrice giugno 2001

Progetto di incontri e dibattiti sul problema dell'uso della lingua sarda

La Cuec editrice ha appena pubblicato un ricco dossier sulla lingua sarda con interventi di Giulio Angioni, Bachisio Bandinu, Eduardo Blasco Ferrer, Roberto Bolognesi, Giuseppe Corongiu, Antonio Cossu, Salvatore Cubeddu, Antonietta Dettori, Giovanni Lilliu, Alberto Granese, Elena Ledda, Giuseppe Marci, Graziano Milia, Pasquale Onida, Giulio Paulis, Antioco Piseddu, Massimo Pittau, Matteo Porru, Mario Puddu, Efisio Serrenti, Eliseo Spiga, Silvano Tagliagambe, Nicola Tanda, Maurizio Virdis.
Il libro comprende interventi, contributi, approfondimenti e una raccolta delle principali leggi e risoluzioni riguardanti le lingue regionali o minoritarie, a partire dalla storica delibera approvata dal Consiglio della Facoltà di Lettere dell'Università di Cagliari il 19 febbraio 1971.
Il libro vuole essere un contributo alla riflessione sui problemi e sulle prospettive legate all’unificazione linguistica e alla valorizzazione del patrimonio culturale sardo.
Emilio Lussu, nel 1970, in una lettera a G. Lilliu scriveva "Il popolo sardo, con questa politica di emigrazione in massa, si sta spegnendo. Salvare il popolo sardo e la sua lingua è lo stesso problema". Oggi dopo trent'anni di lotte esiste una legislazione adeguata per la tutela e la valorizzazione delle lingue regionali o minoritarie ma, nello stesso tempo, l'applicazione di queste leggi pone innumerevoli problemi di carattere tecnico, scientifico e culturale.
E' a questi problemi che vorremo contribuire a dare una risposta con l'organizzazione di incontri e dibattiti e seminari di approfondimento nelle scuole.
Contiamo sulla partecipazione degli autori di limba lingua language, sul sostegno dell’Assessore regionale alla Pubblica Istruzione Onorevole Pasquale Onida, sulla collaborazione dei Sindaci, degli Assessori alla cultura dei comuni dell'isola, degli insegnanti e degli operatori culturali di scuole e biblioteche pubbliche.
Abbiamo affidato a Giacomo Mameli il coordinamento di questo importante progetto.

Mario Argiolas
Presidente CUEC
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Foto Sandra Mancosu

Come sarà la lingua sarda, cosa accadrà della lingua sarda nell’era della globalizzazione?
Non scomparirà perché ci sono i confini geografici dell’isola

L’Unione Sarda del 14 luglio 2001

Come sarà la lingua sarda, cosa accadrà della lingua sarda nell’era della globalizzazione? Non scomparirà perché ci sono i confini geografici dell’isola a difenderla. Ma probabilmente verrà annullata e ignorata dalle nuove generazioni. Per i sardisti la lingua è sempre stata la barriera, forse l’unica su cui erigere le barricate di un’isola che dovrebbe battersi anche per altro. Ma tant’è. Limba, lingua, language (edito dalla Cuec) verrà presentato lunedì alla facoltà di Lettere di Cagliari e la scelta dell’appuntamento a poche ore dal convegno G8 di Genova è tutt’altro che casuale.
Alla discussione sul libro parteciperanno alcuni degli autori che sono in tutto venticinque, esperti, appassionati e militanti. Da Giovanni lilliu a Bachisio Bandinu, da Blasco Ferrer a Giulio Angioni, da Giuseppe Paulis ad Antonio Cossu. Qualche mese fa, in un convegno ad Arborea si tentò di dare un volto e regole comuni ad una lingua sarda peraltro spezzettata in molte varianti. Fu un insuccesso clamoroso, chissà che stavolta non vada meglio.
Mc.M
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Foto Sandra Mancosu

Resoconto conferenza stampa presentazione del libro 
Limba lingua language

a cura di Roberto Serra

Limba lingua language è il libro curato da Mario Argiolas e Roberto Serra, assieme ad alcuni approfondimenti su aspetti specifici legati la problema della lingua e della cultura sarda, riporta le opinioni di quanti a vario titolo, in questi ultimi trent’anni si sono occupati delle problematiche relativa alla lingua e alla possibilità della definizione di uno standard.
Al dibattito, condotto da Giacomo Mameli, erano presenti, oltre ai curatori, alcuni degli autori del volume e l’assessore regionale alla cultura Pasquale Onida.

Antonio Cossu, Giovanni Lilliu
Con colorite espressioni in Limba, hanno ricordato i 30 anni di dibattito e di confronti sviluppatisi a livello europeo, fino all’affermazione dell’attuale legislazione, nazionale e regionale, sulla tutela delle lingue e della cultura delle etnie minori, in particolare il prof. G. Lilliu ha ribadito che "la Sardegna è una terra con una identità etnica e linguistica ben precisa" sottolineando inoltre come la questione della lingua costituisca un passaggio essenziale per una valorizzazione della cultura e della identità del popolo sardo e visto che oramai vi è una legge che ne garantisce la tutela, occorre impegnarsi nel lavoro per poter cogliere i frutti di questo prezioso riconoscimento.

Giuseppe Marci
Ha sottolineato l’importanza del libro pubblicato, unico nel pur vasto panorama dell’editoria del settore, per la ricchezza dei contenuti e la molteplicità delle opinioni riportate, utilissime per avviare e rafforzare la riflessione sulla lingua e la cultura sarda. Entrando nel merito delle questioni affrontate, ha dato evidenza ad una peculiarità della lingua sarda che ne costituisce la intrinseca ricchezza: una ricchezza che segue l’impronta della storia sarda, caratterizzata da persistenti fenomeni di dominazioni subite e dunque dall’imposizione di lingue differenti le quali hanno determinato fenomeni di continua trasformazione della lingua sarda, tali influenze si sono trasformate in una risorsa per i sardi, approdando ad un naturale pluringuismo testimoniato dalle esperienze letterarie proprie della nostra isola. Più che muovere alla ricerca di un eventuale e improbabile sardo originario, dobbiamo imparare ad accogliere questo plurilinguismo come la risorsa propria dei Sardi.

Giulio Paulis
Il prof. Giulio Paulis ha ripreso i temi sviluppati nel proprio intervento contenuto in Limba, dove veniva constatata la problematicità di una realtà linguistica quale è quella sarda, il cui lessico comunque si è andato ristrutturando secondo quello italiano e dunque esprimendo la necessità che ogni progetto di unificazione della lingua debba realizzarsi innanzitutto con il consenso esplicito dei sardi, paventando i rischi connessi al fatto che una lingua costruita possa presentarsi ancora come una lingua imposta e risultare sgradita agli stessi parlanti. Si tratta in tal caso della necessità di definire con chiarezza il ruolo che l’unificazione può svolgere nella società sarda. Dalla complessità del problema e dalla diversità di risultati verificatisi in analoghe esperienze europee, diventa possibile trarre alcuni accorgimenti affinché il progetto di unificazione della lingua sarda possa realizzarsi con successo, avente cioè pieno valore e significato nell’ambito della società sarda. Sula base di tali esperienze e delle metodologie proprie alla Pianificazione linguistica l’obbiettivo, intervenendo in una realtà frammentata quale è quella sarda, non può che essere la realizzazione di una struttura astratta nella quale possano riconoscersi i singoli sistemi dialettali. Preliminare a questo obiettivo è, secondo il prof. Paulis, una prospettiva di ricerca che intraprenda analisi socio e psicolinguisitiche, allo scopo di verificare con precisione il grado di accettazione e identificazione della popolazione sarda nella propria varietà locale così come in una eventuale lingua unificata. A tal proposito, avverte il Paulis, prima di diffondere una qualsiasi norma unitaria occorrerebbe che, senza alcuna imposizione, e lavorando già ad una diffusione delle occasioni di scambio e di comunicazione tra le differenti varietà <<i locutori della comunicazione linguistica imparino a comprendersi tra di loro in modo da creare intuitivamente una struttura astratta di livello superiore che comprenda e dinamizzi più sistemi.>>

Roberto Bolognesi
Sebbene assente, ha fatto pervenire un comunicato tramite posta elettronica, nel quale ha sottolineato l’importanza della pubblicazione di un libro quale Limba,

Eliseo Spiga
Indicando come la lingua sarda abbia bisogno oggi dell’impegno dei politici e degli studiosi, affinché essa possa affermarsi e crescere in un contesto mondiale, e esprimendosi decisamente contro quei processi di mondializzazione omologante, ha indicato la necessità di un risarcimento dei guasti apportati alla identità dei sardi proprio a partire da uno spossessamento della propria lingua.

Eduardo Blasco Ferrer
Ha richiamato positivamente le differenti posizioni che hanno caratterizzato il dibattito sulle iniziative regionali di tutela e valorizzazione della lingua, ma ha piuttosto sollevato un problema urgente da risolvere, sostenendo che se la standardizzazione dovesse essere accolta, ci si troverebbe dinanzi all’assenza completa delle strutture didattiche atte a sostenerla e svilupparla. Ha dunque rivolto un invito alle autorità regionali e all’Università affinché si adoperino per la produzione di adeguato materiale didattico atto a sviluppare gli elementi necessari per una società plurilingue e multietnica.

Il dibattito che ha riccamente caratterizzato la conferenza stampa, non ha ignorato i problemi più urgenti e le polemiche suscitate dal documento regionale che contiene la proposta di normalizzazione linguistica, richiamati da alcuni interventi i quali hanno attribuito all’azione della Regione un’intenzione normalizzatrice eccessivamente tecnica e verticistica e insieme promuovendo a dignità di koinè una delle varianti a discapito di altre. Sospinto da tali preoccupazioni si è espresso Mario Puddu, un altro degli autori del volume, il quale ha rimarcato per contro la necessità di aprire il confronto e la comunicazione tra la diverse varietà linguistiche indicando che tutte sono la lingua sarda, che la lingua sarda, nello specifico, è fatta da tutte le varietà che la caratterizzano, scongiurando inoltre che la proposta regionale possa contemplare l’affermazione di una sola di queste a discapito delle altre. Corongiu ha sottolineato la necessità di un dibattito e una prospettiva che comprenda i progetti di valorizzazione e tutela della lingua sarda non nei termini di un recupero museale, ma come occasione di modernità, nella prospettiva di un multiculturalismo che sappia adeguatamente valorizzare le diverse etnie.
L’assessore Pasquale Onida ha sottolineato la valenza straordinaria del libro e l’encomiabile lavoro dei curatori per essere stati capaci di dar voce ad un dibattito così ampio e complesso, e proprio secondo lo stesso spirito del volume ha sottolineato come l’azione dell’assessorato e il lavoro della commissione non intende risolversi in una legge che stabilisca quale debba essere la lingua dei sardi, fornisce bensì un semplice strumento da cui partire per avviare un confronto e una, si auspica, pacata e costruttiva discussione intorno ai problemi della lingua. L’impegno della Regione, afferma ancora P. Onida, non è rivolto a promuovere nuove colonizzazioni, come comporterebbe l’affermazione di una varietà linguistica sulle molteplici altre che caratterizzano la lingua sarda, non è intenzione di nessuno mettere in contrapposizione o in concorrenza, come qualcuno ha affermato, le differenti varietà che caratterizzano la lingua sarda; l’attenzione della Regione è bensì rivolta alla promozione di un confronto tra le diverse varietà, alla sollecitazione allo studio e alla ricerca, alla promozione all’insegnamento della lingua sarda in tutte le varietà che la caratterizzano. Dunque non una legge verticalmente imposta, ma un ampio progetto di valorizzazione della lingua e della cultura e soprattutto una assoluta tutela delle parlate locali. Inoltre viene annunciata per l’autunno una Conferenza sulla lingua e la cultura Sarda nel corso della quale questi temi potranno essere ulteriormente precisati e le iniziative ricevere ulteriori sviluppi.
Tra i presenti anche la prof.ssa Antonietta Dettori, tra gli autori del libro, ha sollecitato la necessità di un impegno della Regione che non si limiti all’aspetto esclusivamente didattico ma individui strumenti atti a favorire anche l’ambito della ricerca, in modo da raccogliere e valorizzare tutto il patrimonio letterario e culturale che la Sardegna ha prodotto nel corso dei secoli. E’ importante ricordare che l’intervento della Dettori, ospitato nel volume Limba, presentando i rapporti intercosi tra la lingua sarda e l’italiano, insiste a rimarcare come azioni di rivalutazione e ridefinizione della lingua sarda non siano fenomeni nuovi in Sardegna, ma si siano costantemente affacciati, pur con diversi intenti, fin dal ‘700.
Ancora Pasquale Onida rispondendo ad una osservazione secondo la quale manca una legge adeguata a sostegno dell’editoria sarda formulata da Cheratzu (Condaghes), ribadisce la piena volontà della Regione di intervenire sulle ristrettezze della Legge 22, cui sarà dedicata una giornata, a cura dell’Aes associazione Editori Sardi, nel corso della fiera del libro che si terrà a tempi brevi a Macomer.
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Foto Sandra Mancosu

Sa lingua sarda appartenit a tottus is sardus

di Roberto Bolognesi

Torru gratzias a sa domu de imprenta CUEC po essi organizzau custu attobiu. Nci boliat propriu!
Sa chistioni de s’aunimentu de su sardu est troppu manna po dda serrai aintru de una cummissioni de "espertus". Fiat ora de incumentzai a ndi discuti a foras de cussu giru pitticcu, serrau e facili a cuntrollai.
Sa lingua est de tottus. Sa lingua sarda appartenit a tottu is sardus. E mancai siat berus ca is chi podint fai una proposta tecnica de standardizzatzioni funt pagus, est berus puru ca a scioberai in mesu a is propostas chi nci funt deppint essi is sardus, tottu is sardus. Chentza de cunsensu aunimentu non fait a ndi fai.
Toccat a ammanniai sa discussioni, toccat a bessiri a campu cun is propostas chi nci funt, aintru e a foras de sa cummissioni. E custu libru de sa CUEC at finalmenti incumentzau custa discussioni pubblica, ammostrendi is ideas differentis chi esistint asuba de custa chistioni.
A su chi appu intendiu, s’Assessorau a sa Cultura, invecis, nd’est bessiu cun unu librettu chi cuntenit sa "proposta de sa cummissioni". Dd’appu intendiu scetti, poitta, mancai ddoi siat su nomini miu puru in cussu librettu, a mei ancora non m’at mandau nudda nisciunus.
Appu intendiu puru ca sa "proposta de sa cummissioni" est una de is duas propostas chi funt bessias in sa cummissioni: sa de Diego Corraine.
In teoria, cussa proposta iat podit andai beni puru, ma aundi est abarrada sa mia?
Su chi propongu deu est una manera de scriri unica po is duas variantis prus mannas de su sardu (su logudoresu comunu e su campidanesu comunu), ma lassendi a chini liggit sa libertadi de scioberai sa pronuncia chi ddi aggradat de prus.
Mancai sa situatzioni linguistica siat prus cumplessa meda, ddu scieus tottus ca s’identidadi sarda est pratzia in duas sub-identidadis: sa cabesusesa e sa meridionali. Sa proposta cosa mia circat de ponni de accordiu custa realidadi cun s’abbisongiu mannu de tenni una lingua scritta aunia, standardizzada.
Aintru de sa proposta de "limba sarda", invecis, logu po is variantis meridionalis de su sardu non d’at. Cussa proposta indentificat "sa limba sarda" cun su logudoresu litterariu imperau de diora de sa domu de imprenta Papiros.
Po is sardus de cabu de jossu, cussa lingua est cabesusesu schiettu, e pagu ddi fait chi cussa lingua non torrit cun su dialettu de nisciuna bidda de cabu de sus. Est scetti e abarrat scetti unu logudoresu standardizzau. Su chi abarrat in foras de cussa proposta est s’identidadi linguistica de sa maioria manna de is sardus. Deu non creu chi una cosa de aicci si dda podeus permitti.
Ma sa "proposta ufficiali de sa cummissioni" non est sa sola manera de aunai su sardu. Toccat a fai a biri is attras puru.
A s’urtimu attobiu de sa cummissioni, deu non nci femu. Su motivu est simpri meda: s’Assessorau ancora mi deppit torrai unus 4 milionis de spesas de viaggiu chi appu anticipau. Candu si nci ponit, s’Assessorau est unu malu pagadori e deu non seu Rockefeller…
A s’attobiu innantis, in su mesi de gennargiu, s’urtimu aundi nci femu deu puru, a favori de sa proposta mia si funt postus in tres: sa Prof. Antonietta Dettori, Prof. Giulio Paulis e Prof. Leonardo Sole. Calincuna cosa at a bolli nai…
Po arribai a tenni su cunsensu non bastat a cuai su dissensu. De prus puru poitta ca su dissensu chi esistiat a intru de sa cummissioni est scetti su "cuccuru de s’iceberg", comenti fait a nai in sardu puru.
Deus non bollat chi sa sociedadi sarda si pratzat malamenti po sa chistioni de sa lingua standard.

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Foto Sandra Mancosu

Lettera aperta di Roberto Bolognesi all’assessore Onidas

Littera oberta a s’On. Ass. Pasquale Onida
Assessorau a sa Cultura de sa R.A.S.

Assessori Onida Stimau,
Comenti Fustei sciit giai, deu custa littera dd’appu scritta prima de tottu po torrai gratzias a sa domu de imprenta CUEC po essi organizzau s’attobiu a suba de sa lingua sarda su 16 de mesi de argiolas 2001. Nci boliat propriu!
Sa chistioni de s’aunimentu de su sardu est troppu manna po dda serrai aintru de una cummissioni de "espertus". Fiat ora de incumentzai a ndi discuti a foras de cussu giru pitticcu, serrau e facili a cuntrollai.
Sa lingua est de tottus. Sa lingua sarda appartenit a tottu is sardus. E mancai siat berus ca is chi podint fai una proposta tecnica de standardizzatzioni funt pagus, est berus puru ca a scioberai in mesu a is propostas chi nci funt deppint essi is sardus, tottu is sardus. Chentza de cunsensu aunimentu non fait a ndi fai.
Toccat a ammanniai sa discussioni, toccat a bessiri a campu cun is propostas chi nci funt, aintru e a foras de sa cummissioni. E su libru de sa CUEC "Limba, lingua, language" at finalmenti incumentzau custa discussioni pubblica, ammostrendi is ideas differentis chi esistint asuba de custa chistioni.
A su chi appu intendiu, s’Assessorau a sa Cultura, invecis, pagu tempus fait nd’est bessiu cun unu libritteddu chi cuntenit sa "proposta de sa cummissioni". Dd’appu intendiu scetti, poitta, mancai ddoi siat su nomini miu puru in cussu librettu, a mei ancora non m’at mandau nudda nisciunus.
Appu intendiu puru ca sa "proposta de sa cummissioni" est una de is duas propostas chi funt bessias in sa cummissioni: sa de su Prof. Diego Corraine.
In teoria, cussa proposta iat podit andai beni puru, ma aundi est abarrada sa mia? Sa proposta cosa mia dd’appu presentada su 12 de su mesi de gennargiu cun su titulu "Emendamenti alla proposta di lingua sarda unificata".
Su chi propongu deu est una manera de scriri unica po is duas variantis prus mannas de su sardu (su logudoresu comunu e su campidanesu comunu), ma lassendi a chini liggit sa libertadi de scioberai sa pronuncia chi dd’aggradat de prus. E sa grafia chi propongu est basada a pitzus de una relata crara tra sa pronuncia de custas duas variantis mannas de su sardu e is grafemas imperaus.
Mancai sa situatzioni linguistica siat prus cumplessa meda, ddu scieus tottus ca s’identidadi sarda est pratzia in duas sub-identidadis: sa cabesusesa e sa meridionali. Sa proposta cosa mia circat de ponni de accordiu custa realidadi cun s’abbisongiu mannu de tenni una lingua scritta aunia, standardizzada.
Aintru de sa proposta de "limba sarda" chi s’Assessorau at postu in giru, invecis, logu po is variantis meridionalis de su sardu non d’at. Cussa proposta indentificat "sa limba sarda" cun su logudoresu litterariu imperau de diora de sa domu de imprenta Papiros.
Po is sardus de cabu de jossu, cussa lingua est cabesusesu schiettu, e pagu ddi fait chi cussa lingua non torrit cun su dialettu de nisciuna bidda de cabu de sus. Logudoresu est, e logudoresu abarrat mancai standardizzau. Sa chi abarrat in foras de cussa proposta est s’identidadi linguistica de sa maioria manna de is sardus. Deu non creu chi una cosa de aicci si dda podeus permitti.
Ma sa "proposta ufficiali de sa cummissioni" non est sa sola manera de aunai su sardu. Toccat a fai a biri is attras propostas puru.
A s’urtimu attobiu de sa cummissioni, deu non nci femu e Fustei sciit poitta. E itta est sutzediu ca, a su chi parit, sa proposta cosa mia est sparessia? Calincunu at detzidiu calincuna cosa? E chi ant detzidiu cosa, poitta a mei non m’ant informau?
A s’attobiu innantis, in su mesi de gennargiu, s’urtimu aundi nci femu deu puru, a favori de sa proposta mia si funt postus in tres: sa Prof. Antonietta Dettori, Prof. Giulio Paulis e Prof. Leonardo Sole. Calincuna cosa at a bolli nai.
Assessori stimau, Fustei est unu politicu abili e ge ddu sciri ca po arribai a tenni su cunsensu non bastat a cuai su dissensu. De prus puru poitta ca su dissensu chi esistiat a intru de sa cummissioni est scetti su "cuccuru de s’iceberg", comenti fait a nai in sardu puru. Su dissensu cosa mia est su dissensu de medas sardus de cabu de jossu.
Deus non bollat chi sa sociedadi sarda si pratzat malamenti po sa chistioni de sa lingua standard.
Tenga-si contu,

Roberto
20 luglio 2001
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I campidanesi: "I nostri figli non parleranno logudorese"
Ma l'autore della controproposta sulla lingua sarda riapre il dialogo con Onida
La Nuova Del 23 luglio 2001

di Stefano Ambu

CAGLIARI. La limba unificata è ancora un miraggio. La commissione di esperti incaricata dalla Regione ha concluso i suoi lavori e ha prodotto un documento che sposa il sardo in variante logudorese. Ma ai cultori della Limba che vivono nel Campidano, la proposta non va a genio: "Perchè mai la maggioranza dei sardi - dicono - col pretesto della purezza e della vicinanza al latino dovrebbe subìre una lingua parlata da pochi?"
La questione è riemersa durante l'affollata presentazione del libro "Limba, lingua e language", una raccolta di interventi dei maggiori esperti in Sardegna sul tema, alla libreria Cuec di Cagliari. I pompieri, in questa occasione, sono stati proprio i protagonisti della polemica scoppiata a novembre, in occasione della conferenza regionale sulla cultura della lingua sarda: l'assessore Pasquale Onida e Giuseppe Corongiu, l'autore, per il Comune di Quartu, della controproposta di Limba unificata, da opporre a quella ufficiale presentata dalla commissione gli esperti della Regione.
"E' inutile scannarci - ha detto Onida - abbiamo un documento frutto del lavoro di cultori della lingua sarda, ma questo va considerato solo un punto di partenza, una base su cui ora apriamo la discussione. Per un tema così importante, non c'è bisogno di avere fretta".
E poi la stretta di mano, non solo simbolica, con Corongiu, dirigente del settore cultura del Comune di Quartu. "Bisogna andare avanti - ha sottolineato Corongiu - ma stanno attenti alla modernità. Una lingua vince o perde a seconda dei valori che vuole rappresentare: o la lingua sarda entra nella modernità o rischia di morire. E' un momento cruciale per la lingua: bisogna riflettere per imboccare la giusta direzione".
Ma dal resto del Campidano arrivano più messaggi di guerra che di pace. "Non farò mai leggere a mio figlio - è intervenuto uno dei partecipanti alla conferenza-dibattito - un libro in logudorese". La stessa commissione di esperti si è trovata divisa. Fermo restando che l'unificazione non può riguardare il sardo parlato, le tesi prevalenti sono sostanzialmente due: o una lingua di mezzo che accontenti logudoresi e campidanesi prendendo spunto dalle parlate dei paesi di confine, o il logudorese puro. Gli esperti, alcuni non proprio convinti, hanno optato per la seconda soluzione.
Ma una lettera aperta indirizzata all'assessore Onida scritta proprio da uno dei componenti della commissione autrice della proposta ufficiale, Roberto Bolognesi, rimette tutto in discussione, anche la piattaforma sui cui si dovrebbe trattare: "Perchè è sparita la mia proposta? che fine ha fatto? - scrive, rigorosamente in sardo, Bolognesi - Quella del documento ufficiale è la proposta di Diego Corraine: una lingua già utilizzata dalla casa editrice Papiros. E' puro logudorese, senza traccia della variante meridionale".
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Lettera all'assessore Onida

Assessorau pro sa Cultura,
Regione Autonoma de sa Sardigna
viale Trieste
09123 Castedhu

Castedhu, 31 triulas 2001.

Ogétu: norma ortografica pro sa limba sarda e propostas de sa CUEC e de sa Condaghes

Istmadu Assessore,

sa chistione de sa limba sarda est un’argumentu de importàntzia manna pro sas Domos nostras imprentadoras. S’intentu de custa lítera abberta est de dare unu contribbutu a su dibbàtitu e de crarire cali est sa positzione nostra. Semus dae tempus meda triballandhe apitzu de sa limba e s’opinione nostra naschet dae sos cuntatos chi dogni die tenimus cun sos autores, sos professores, sos dischentes e sos letores.
Sa prima cosa de narrer est chi, e custu est unu puntu frimmu, depimus arribbare a una norma única de riferimentu pro s’iscritura de sa limba nostra. A sa matessi manera semus cumbintos chi sa norma depet èssere democraticamente atzetada e pro arribbare a custu resultau bi cheret tempus meda, triballu e bona voluntade. Su ruolu de sas Domos imprentadoras de sa Sardigna est fundhamentale in custu processu e tocat de atzapare sa manera de dhas fagher intrare totas a intro de custu dibbàtitu. In tempus de "assemblea costituente" pro su pópulu sardu pensamus chi custu est unu de sos azudos mannos chi sa categoria nostra podet dare a s’isvilupu civile e democràticu de s’ísula nostra.
Semus cunvintos chi si depent fagher totus sos isfortzos possíbbiles pro arribbare a una norma única pro s’iscritura. Amos sighidu cun atentzione sos triballos de sa Cumissione Regionale e su dibbàtitu chi ndh’est bessiu. S’opinione nostra est chi sa "Limba Sarda Unificada" gai coment’est in su libbritedhu pubblicau dae sa Regione no andhat bene. Totus sas espressiones de sa limba sarda andant bene, s’accentu depet ésser postu subra sa norma pro s’iscritura chentza fagher graduatorias o distintziones peruna; in ateras paraulas no bi depent essere fizos e fizastros.
Un’àtera cosa importante est sa programmatzione limbística pro arribbare a una norma in manera chi custa benzat connota e atzetada a bellu a bellu dae sa zente, su perígulu sinono est su rifiutu totale dae sa mazore parte de su pópulu sardu. Depimus puru connoscher cali est sa situatzione de sa limba in sa societade sarda; custu puru cheret promóviu pro poder fagher una programmatzione intelligente.
Sas Domos nostras sunt giai sighinde custa bia: su libbru de sa Cuec "Limba, lingua, language" est unu contribbutu pro sa chistione de sa limba e sa Condaghes est faghindhe un’àteru libbru pro collire s’opinione de sos iscritores chi scrient in limba.
Sas propostas nostras sunt custas:

unu capítulu separau in sa leze noa pro s’editoria libbrària reservau a s’imprenta de operas in limba sarda, opuru una leze distinta, comente cumbenit de prus pro no che ruer in sas dificurtades postas dae s’Unione Europea (semus cumbintos chi, comente faghent pro àteras limbas minoritàrias, sos problemas podent èssere superados). Pro s’editoria in limba sarda semus a s’annu zero e serbit una leze comente fit sa betza L.R. 35/50 (abberta a sas tecnologias noas) pro fagher nascher una produtzione e unu mercau in custu setore.

sa programmatzione noa pro sa L.R. 26/97 depet cunsiderare sa produtzione e sa còmpora de testos iscolàsticos in limba e pro sa limba e sa cultura sarda (pro sos maistros e pro sos dischentes) e sa tradutzione de testos de sa literadura universale in sardu. Sa leze 26/97 est indiritzada a Istitutziones e Sótzios chentza iscopu de badanzu ma pensamus chi sas Domos imprentadoras sardas podent intrare coment’e garantzia pro sa produtzione ponindhe sa preferéntzia o s’óbbligu a una pessone o sótziu chi cheret fagher triballos didàticos su de chircare s’apógiu de una Domo imprentadora. Una régula coment’e custa serbit a garantire de prus sa calidade e sa "visibbilidade" de s’òpera. Un’àtera rejone est sa cuncurréntzia: no si depent favorire bratzos operativos de Sótzios chi imprentant e intrant su matessi in su mercau (gai sas régulas no sunt uguales pro totus!). Àteru puntu importante est chi, fintzas a candho no tenimus una norma atzetada democraticamente no bi depet àere vínculos de custa zenia postos a sas dimandhas presentadas pro finantziamentu ma solamente cussas de una bona "programmatzione limbística".

Unu logu pro s’Editoria sarda in sa Cuferéntzia annuale organizada dae s’Assessorau. Custa ocasione depet serbire pro ascurtare sas esigéntzias de sas iscolas e pro chistionare cun sos maistros de sos problemas issoro.

A menzus biere,

CUEC
Condaghes
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Tenere "aperto" il proprio linguaggio

Caro Presidente, la ringrazio dell’invito a partecipare al dibattito aperto sulla ricca problematica del vostro "dossier" a cui purtroppo non posso dare un contributo specifico perché, da toscano, non ho esperienza né competenza di dialetti. Noi toscani abbiamo pagato caro il vanto e il vantaggio di aver dato unità di lingua al nostro paese. Per dirlo con una metafora, generando l’italiano, la nostra parlata toscana è morta di parto sette secoli or sono. A noi, orfani di un vero dialetto, manca l’anima di riserva. Il "toscano" rilanciato oggi nel cinema o in televisione, evita di rado il vezzo becero, la tentazione di recitare la parte balorda che ci assegnò il Malaparte, quella dei "toscanacci". Quello che i veri toscani non sono, a incominciare da Ciampi.
Così, uno scrittore sardo o veneto ha sempre la comodità o l’astuzia di attingere ai tesori espressivi alternativi già presenti nella sua "limba" per ottenere sapori, echi poetici nuovi che noi dobbiamo, e di rado sappiamo, inventare in lingua! Quella che per Bandinu è una festa, per noi è un tormento creativo. Provo allegrezza quando, tanto per fare un esempio, l’amico Sarbadori Diana, poeta santantioghesu, definisce Stefano Susini, poeta de littera e curtura, "disegnosu e scrittuso", ma provo tristezza perché non saprei rendere quei due fantasiosi aggettivi in italiano, nemmeno con una metafora.
Eppure non posso chiamarmi del tutto fuori dal vostro discorso per almeno due ragioni: la prima è l’obbligo, più etico che estetico, di salvare qualunque "lingua della differenza" (Bandinu) a questi tetri lumi della luna globale. "Io ho sempre creduto", ha detto ai primi di maggio Cacciari ad Abbado, "che il nostro ‘impegno’ consista essenzialmente nell’essere responsabili del proprio linguaggio – nel corrispondere, cioè alla sua ‘storia’, alla sua ‘serietà’, - nel conoscerne la complessità, nel non permettere che si banalizzi, che si inaridisca, che si faccia ‘idiota’. Tenere ‘aperto’ il proprio linguaggio, ‘scatenarne’, direi, le potenzialità, sperimentando tutti i possibili". Dunque anche quello sardo, quanto mai ricco e geloso di potenzialità.
La seconda ragione della mia partecipazione è anche nel vostro dibattito preme, in ogni senso, il rapporto fra storiografia e storia, fra "res actae" e "res agendae", fra lingua come "ergon" e "energheia", fatta e da farsi.
Nel nostro volume per la parte storiografica mi sembra esemplare il contributo di Antonio Cossu. Per la parte più spinosa, delle "res agendae" mi sembra sensato quanto ha detto il vescovo di Lanusei. Un passo avanti non da poco per il processo di unificazione, potrebbe essere intanto la traduzione in sardo della bibbia (quella di Lutero fu decisiva per la lingua tedesca). Suppongo che già esista quella del Nuovo Testamento. Credo che, purché affidata a scrittori di penna fine, non sarebbe meno utile di una "carta de logu" linguistica confezionata a tavolino da una qualche commissione. Ho paura che, così standardizzata, ufficializzata "per governare", finisca in una specie di "buro-sardese" o "sardo-burese" presunto "anovatore de sa sotziedade" (Corongiu). Purtroppo, per rinnovare una società ci vuole altro che una lingua. Quello di rinnovare la società attraverso la lingua è un amaro, ameno inganno ricorrente in tutto il secolo scorso, da destra a sinistra, dalla rivoluzione conservatrice alle avanguardie.
Resta l’obbligo di studiare gli aspetti positivi, veicolari, (Lilliu), pratici, di questa istanza unitaria. Oltre all’unificazione dell’ortografia, si può pensare a quella della terminologia di base, amministrativa, fiscale, giuridica o comunque relativa a un rapporto pubblico ufficiale.
Non oserei andare oltre. Nelle scuole o nei consigli a qualunque livello, nelle prediche e nei congressi, ognuno ha da parlare il suo sardo, nelle sue più ricche, personali sfumature. La lingua non è un rito da codificare, è un atto di vita, un continuo rifermentare, sperimentare. Con questi presupposti credo potrà essere aperto il dibattito (credo, imminente) sui risultati normativi della Commissione Regionale. Ma, tanto per fare un esempio, basta il fascino, rilevato per primo da Marci, della lingua, della "creolità sarda" di Atzeni, basta il suo lascito – non solo stilistico – da amministrare e superare, per scompigliare le carte di ogni procedura normativa, e per richiamarci al problema degli sviluppi europei della vostra letteratura che ha la fortuna di respirare con due polmoni linguistici. Chi, come me toscano, se la deve cavare con uno solo, insidiato dagli enfisemi, non può che esprimere, con gli auguri, la sua invidia per il vostro, quanto mai vitale, tormentone dialettale.
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Una "limba" e mille voci discordi
Raccolti in volume gli interventi dei protagonisti del dibattito
La Nuova Sardegna del 28 ottobre 2001

Sulla questione della lingua, in Sardegna, si è scritto probabilmente, buona parte di ciò che era ragionevolmente possibile scrivere, da ogni possibile punto di vista. Per questo un lavoro come "Limba lingua language", curato da Mario Argiolas e Roberto Serra (edizioni Cuec, 318 pagine, 24.000 lire) appare a dir poco opportuno. I due curatori, infatti, hanno raccolto 24 interventi e contributi di autori diversi, organizzandoli in diverse sezioni tematiche e corredandoli di un'appendice di documenti che vanno dalla "storica" risoluzione del consiglio della facoltà di lettere di Cagliari (ormai trent'anni fa) fino all'ultima legge del parlamento nazionale sulle minoranze linguistiche.
Qualche nome per dare un'idea dell'ampiezza del ventaglio di posizioni raccolte: da studiosi di letteratura come Giuseppe Marci e Nicola Tanda, a sociologi come Bachisio Bandinu e Salvatore Cubeddu. Un archeologo come Giovanni Lilliu si trova in compagnia dell'antropologo Giulio Angioni, dei politici Pasquale Onida ed Efisio Serrenti, della cantante Elena Ledda, per non parlare di scrittori e studiosi a vaio titolo impegnati su questa materia.
Insomma, se anche qualcuno inevitabilmente obietterà su questa o quell'assenza, il lavoro di Argiolas e Serra si propone come un utile contributo per chi volesse districarsi nella selva di posizioni, punti di vista, proposte e progetti, con un occhio al lavoro delle istituzioni.

di Bruno Paba
Il telegiornale fa l'elenco delle vittime del disastro del Gottardo, la mattina del 26 ottobre. La voce femminile del servizio recita sulle immagini i dati "nazionali" delle vittime - nove - fino a quel momento identificate, che sono uno specchio dell'Europa, ma probabilmente anche del mestiere di camionista, che travalica e unisce come nessun altro le nazionalità: quattro tedeschi, un francese, uno svizzero, uno spagnolo, un lussemburghese. La voce, infine, aggiunge: "Purtroppo c'è anche un italiano". Purtroppo? Da notare che tutti i media italiani danno conto, secondo un costume abituale, della presenza di un nostro connazionale - un camionista di Verbania - fra le vittime. Ma di solito la nota è distaccata, diciamo così aggiuntiva, tipo: vi diciamo che fra le vittime di tutte le nazioni c'è "anche" un italiano. Stride invece quel "purtroppo" del Tg5, che, se può corrispondere a un sentire comune, lascia da pensare. Vale un po' come un "peccato che non ci sia stato uno di quegli altri al suo posto, un lussemburghese o un tedesco". Quel purtroppo è troppo.

L'intervento di un intellettuale di fama sulla controversa questione dell'unificazione linguistica
Parlar sardo è bello e giusto
Il percorso verso uno standard accettato da tutti. Ordine e regole sono necessari ma occorre il consenso

Un'area linguistica al centro dell'isola Può offrire la soluzione
Per gentile concessione dell'editore e dell'autore pubblichiamo uno stralcio dell'intervento di Giovanni Lilliu, archeologo e accademico dei Lincei, dal libro della Cuec "Limba lingua language".
di Giovanni Lilliu

Per il desiderato successo della lingua sarda, alla quale si aprono oggi, dopo essere rimasti chiusi per secoli, le scuole e altri luoghi (ne è consentito l'uso nella pubblica amministrazione e nei collegi deliberativi regionali e locali e per le comunicazioni orali tra questi e i cittadini), è necessario ora, falliti i ripetuti tentativi in passato, razionalizzare la situazione linguistica.
Occorre portare ordine e regole, procedendo all'unificazione ortografica, grammaticale e alla riduzione all'unità delle varianti (ossia i dialetti della lingua sarda). Voglio dire, a quest'ultimo riguardo, che il sardo assurgerà a pienezza ed efficacia linguistica in unità linguistiche corrispondente a unità di popolo, soltanto quando sarà ritualizzato e consacrato ufficialmente in un parlare comune. Cosa realizzabile in due modi: o portando a lingua una delle varianti (preferibilmente la più semplice e più vicina alle radici latine dell'origine), o costruendo una koinè con l'incrocio delle varianti. Un processo, questo, di ingegneria linguistica simile a quello che ha generato la lingua colta catalana, oggi prima lingua in Catalogna, avanti alla castigliana (ossia lo spagnolo), nella scuola e in ogni altro luogo. E ciò è avvenuto, senza cancellare le varianti del catalano (cioè i dialetti) che permangono nell'uso popolare. Dovrà essere, questo della razionalizzazione della limba, il primo impegno di un gruppo di esperti che dovrà seguire il processo linguistico sino al suo farsi definitivo e normativo per generale consenso e impiego. Sarà da tenere presente la tutela della correttezza della lingua costituita, graduando, - se necessario - i neologismi, evitando gli anglismi e altre intrusioni scorrette e perverse che guastino l'identità.
La Commissione regionale di esperti ha quasi ultimato i suoi lavori e presto verrà presentata una proposta di standardizzazione della lingua sarda. La relazione sull'argomento presentata ad Ala Birdi, nel corso della conferenza regionale sulla lingua e la cultura sarda, ha suscitato consensi ma anche dubbi e perplessità. I sardi sono attaccati alla loro lingua, in tutte le varietà locali in cui si articola, e non accettano imposizioni. È necessario tenere conto di questo sentimento e bisogna adottare una politica linguistica democratica basata sul consenso dei parlanti. Esiste in Sardegna una zona "mediana", quella del Montiferru, di Ghilarza, fino in Ogliastra verso Baunei, dove c'è una zona di cerniera tra le due lingue, la campidanese e la logudorese-nuorese. A mio avviso è da tenere presente anche questa possibilità, questa eventualità in modo da non offendere o danneggiare né l'una né l'altra parlata. Altrimenti si rischia di avere un campo di divisioni. L'unificazione avverrà attraverso un "processo di fusione" che richiede tempo e il consenso delle popolazioni.
Tutto ciò può essere fatto nel quadro della legge regionale numero 26 del 15 ottobre 1997, indirizzata alla tutela, valorizzazione e - aggiungo - promozione della cultura e della lingua della Sardegna. Essa accorpa in un unico testo materie contenute in diversi provvedimenti legislativi già destinati a soddisfare esigenze e richieste in tema di spettacoli e manifestazioni culturali e rafforza gli interventi in favore.
Con la legge numero 26, per la prima volta viene data risposta alla civile domanda della lingua, riconoscendola e garantendola con un atto formale che consente di operare legittimamente nella scuola e in altri spazi, seppure angusti.
Lingua e cultura sarda escono finalmente dalla clandestinità. Quanto ottenuto non è di certo tutto quello che si chiedeva e si chiede. Nella scuola siamo soltanto a livello di sperimentazione in fatto di lingua sarda. Vi si consente lo studio della limba, ma ciò è linguistica. L'antica e persistente rivendicazione pretende l'insegnamento della lingua e la lingua sarda usata anche nell'apprendimento di altre discipline. Insomma, il bilinguismo perfetto è ben lontano dalla sua realizzazione. D'altronde, la scuola sarda, a parte carenze strutturali, è in condizione di libertà limitata, sino a che non si definirà, e in modi non ambigui, l'annunziata riforma che ne prevede ampia autonomia di progetto e di azione anche nell'insegnamento di discipline di ambito locale. È venuto il tempo d'un auspicabile ribaltone metodologico nell'insegnamento della storia e di altre discipline contigue: cominciare, cioè dal locale (dal proprio paese - quello sardo per noi -) per trascorrere al generale (Europa, Mondo), dalla microstoria alla storia universale. Un procedimento più "catturante" lo studente e progressivo rispetto a quello oggi in atto, imposto dallo Stato. Dirò, per finire, che la legge costituisce un supporto importante per la tutela e la promozione della lingua e della cultura sarde. Ma essa non otterrà i risultati che si attendono, se non si passerà al più presto all'attuazione. Accanto alle istituzioni cui spetta orientare e programmare, dovrà concorrere la società civile, il mondo culturale, spronando, controllando, operando in un comune sentire per le stesse mete vicine e lontane. E, per andare al concreto e al quotidiano, ossia alla realtà pratica, affinché la lingua sarda non muoia (se gli si toglie la lingue il popolo sardo non esisterà più), i sardi parlino la loro lingua in famiglia e fuori e in ogni luogo, incrocino, anche, parlando, le varianti del sardo, abbandonando, una buona volta, insulsi snobismi borghesi, fumisticherie globalizzanti, servili frustrazioni e complessi d'inferiorità.
Parlare in sardo è bello, è nobile, è anche un dovere di identificazione e fedeltà alla propria terra. La buona causa della cultura e della lingua sarda si vince se i sardi acquisiranno tutti, pur nella diversità delle loro opinioni e aspirazioni, l'idea sarda, cioè la coscienza del proprio essere etnico, la consapevolezza delle proprie lontane radici, la dignità e l'orgoglio di sentirsi popolo identico a se stesso e ai suoi valori, non inferiori ad altri, ma con questi altri pronti alla comunicazione e al dialogo, nel respiro del mondo, confidenti in un avvenire di libertà non ancora compiuta.

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