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Editoria in Sardegna Inchiesta/1 di Giuseppe Marci Il
catalogo per la Fiera internazionale del libro di Francoforte (ottobre 2000)
comprende 34 editori sardi; ventuno di questi hanno aderito al Salone del
libro di Parigi (marzo 2001): un bel segno di vitalità, senza alcun dubbio.
Tanto più che dobbiamo considerare, in aggiunta, la miriade di piccole e
piccolissime case editrici che vivono sommessamente, operano nei diversi
centri della Sardegna, pubblicano pochi titoli ma esistono. Un panorama
composito e variegato: raccolte di poesie e racconti, romanzi, opere storiche,
descrizioni di riti e costumi tradizionali, immagini del paesaggio. Poi c’è
il filone, in espansione, dei libri che raccontano la storia di un paese:
documenti, memorie e immagini, l’elenco dei nomi e dei soprannomi. Con
qualche ingenuità li scrivono gli appassionati che vivono nel centro
descritto, con un po’ di malizia gli studiosi più illustri. Le
amministrazioni pagano e tutti sono contenti. Aspetti positivi e aspetti
negativi, come è inevitabile che sia: complessivamente un fenomeno
interessante che dice di una crescente maturità degli editori sardi, di una
capacità di programmazione e dell’acquisizione di competenze tecniche che
mediamente stanno al passo con gli standard internazionali. Il punto debole è
rappresentato dalla distribuzione. C’è un’incapacità congenita a
organizzare sull’intero territorio regionale la circolazione dei libri
prodotti. In tale situazione è ovvio che, nella stragrande maggioranza dei
casi, a una distribuzione nazionale non ci si pensa proprio. Forse è il
prodotto di una politica regionale diseducativa che per decenni ha
sovvenzionato la stampa di libri utili e inutili. Molti dei quali condannati a
finire subito in un magazzino, senza che nessuno si preoccupasse di proporli
al potenziale lettore. Certo è che nella mancata accettazione della sfida
rappresentata dal mercato si perde una parte di senso del lavoro editoriale.
Un vero peccato, perché sotto tanti profili quel lavoro è qualitativamente
apprezzabile, in alcuni casi eccellente. Lo si può comprendere anche
attraverso una rapida, e incompleta, rassegna. AIPSA ha scelto una strada che
privilegia le opere storiche e quelle memorialistiche, ma affonda anche nella
ricerca, come avviene con gli Scenari sardi di Gianni Olla, uno studio
sull’opera deleddiana ripresa dal cinema e dalla televisione. Ancora storia
nel catalogo AM&D, ma anche le fiabe sarde raccolte da Enrica Delitala
nelle Novelline popolari dell’Ottocento, l’attualità drammatica di El
Tano di Carlo Figari, Il mercato dell’arte di Anna Maria Janin. CONDAGHES,
che ha colpito nel segno con la pubblicazione del Ditzionàriu di Mario Puddu
(ce ne dovrebbe essere una copia in ogni casa), sempre più si orienta verso
le tematiche linguistiche ma presta molta attenzione alla narrativa, in sardo
e in italiano: di particolare rilievo, in quest’ambito, Non toccate la
gramigna di Paolo Maninchedda. La CUEC punta molto sulla collana Scrittori
sardi che di recente ha pubblicato la Tragedia in su isclavamentu di Giovanni
Delogu Ibba e il trattato Agricoltura di Sardegna di Andrea Manca dell’Arca.
Ha una collana di saggistica, University press, che accoglie studi di
letteratura e di economia, di storia e di antropologia. Un marcato interesse
per gli scrittori sardi distingue anche la EDES che nella collana La
biblioteca di Babele privilegia la produzione novecentesca e contemporanea;
tra i tanti titoli importanti va almeno segnalato Herostraticon, di Paolo
Cherchi. Un ampio catalogo che si apre verso molteplici interessi è quello
delle EDIZIONI DELLA TORRE. Punti di forza la collana I grandi poeti in lingua
sarda e le collane storiche che si arricchiscono con l’uscita de I frati
minori di Sardegna di Leonardo Pisanu, mentre l’interesse linguistico è
confermato da Su bocabulariu sinotticu nugoresu-giapponesu-italianu di
Shigeachi Sugeta. Decisamente dinamica la politica de IL MAESTRALE, editore
soprattutto conosciuto per la collana Tascabili che comprende, tra gli altri,
Sergio Atzeni e Marcello Fois. Ma IL MAESTRALE va soprattutto segnalato per
l’attenzione e la capacità con le quali segue i propri libri riuscendo a
proporli ai lettori dell’intero panorama nazionale. Analoga capacità,
soprattutto per le opere d’arte che rappresentano l’originario interesse
della casa editrice, deve essere riconosciuta all’ILISSO che, accanto alle
collane Maestri dell’arte sarda e Appunti d’arte, testimonia un interesse
storico-letterario con la Bibliotheca sarda e linguistico con l’Officina
linguistica. PAPIROS ha l’indiscutibile merito di sviluppare da anni una
coerente politica di edizioni in lingua sarda, mentre POLIEDRO si segnala per
l’alta qualità dei volumi, particolarmente evidente in Sardinia, di Leonard
Sussman, nato da una collaborazione con l’editore SOTER che si divide fra
l’interesse saggistico e quello dal quale derivano preziosi volumi
fotografici. ZONZA EDITORI ha un catalogo, prevalentemente orientato verso
opere illustrative sulla cucina, i vini e i dolci sardi, che comprende Chiese
e arte sacra in Sardegna e una collana, I lentischi, dedicata alla riflessione
filosofica, estetica e antropologica. Lo spazio non consente di rendere più
ampia la rassegna, includendo altri nomi di editori e di autori, titoli di
collane e di opere che contribuiscono a rendere ricco e vario il panorama
editoriale e meritano, quindi, di essere ricordati. Per dare un’idea delle
articolazioni possibili e degli spazi che vanno aprendosi, bisognerà almeno
segnalare le guide archeologiche e ambientali di un editore storico come Carlo
Delfino e di uno decisamente insolito come Corrado Conca che traccia strade
inesplorate non solo sulle falesie strapiombanti della Pietra di Luna. Con
Arrampicare a Cala Gonone, infatti, indica la possibilità di un’editoria di
nicchia dedicata agli amanti del trekking e dell’arrampicata montana. Tali
attività nei prossimi anni avranno in Sardegna grande espansione: le
conseguenti ricadute economiche potranno riguardare anche il mondo editoriale. Editoria in Sardegna Inchiesta/2 di Giuseppe Marci Produrre
libri in Sardegna non appare un affare particolarmente vantaggioso sotto il
profilo economico. I conti sono presto fatti. La tiratura media di un titolo
oscilla fra le 1000 e le 2000 copie, il mercato isolano assorbe, quando va
bene, 300/500 copie in prima uscita; il resto verrà smaltito a poco a poco
negli anni o andrà a ingrossare la pila dell’invenduto. In tale situazione
sarebbe azzardato sperare in un pronto rientro dei capitali investiti, tanto
più che il margine spettante all’editore è molto basso. Il costo
principale è quello della distribuzione che arriva al 50% del prezzo di
copertina, poi ci sono quelli industriali relativi alla preparazione e alla
stampa del libro e, infine, nominalmemente misurabili in un 7/10%, i diritti
d’autore. Che molti autori non hanno mai visto. A chi ha messo in moto la
macchina editoriale resta un margine lordo che non supera il 20/30%. Avrebbe
un senso su ampie tirature; quando parliamo di un migliaio di copie, ciascuno
comprende che il guadagno non giustifica l’impresa. Ma allora come può
accadere che in Sardegna sia possibile contare una quarantina di imprese
editoriali? Nella maggior parte dei casi per una passionaccia che sfida le
regole dell’economia e per un complicato equilibrio fra un insieme di
attività che fanno da supporto alla produzione di libri. Abbiamo
editori-distributori, editori-librai, editori che fanno i più svariati
mestieri con i cui proventi finanziano la produzione di libri. Rarissimi i
casi di editori puri. Anzi praticamente inesistenti, se è vero che anche chi
si dedica unicamente al lavoro editoriale non può fare a meno
dell’intervento pubblico. A sostenere il settore provvede attualmente una
legge regionale che finanzia la stampa di libri e di periodici, oltre che l’emittenza
radiotelevisiva: ma i suoi effetti termineranno col 2001 perché la norma
contrasta con i regolamenti europei. Con un altro provvedimento la Regione
aiuta gli studi garantendo un contributo per ricerche e pubblicazioni pari al
40% dei costi di stampa. Anche i Comuni, le Province, la Sfirs e il Banco di
Sardegna fanno la loro parte sponsorizzando singoli volumi o intere collane.
Un panorama composito di interventi, come si vede, che in certi casi ha
consentito la nascita di pregevoli iniziative e spesso ha posto il problema
concernente le modalità d’accesso al finanziamento, la possibile disparità
di trattamento fra questo o quell’altro editore e, in generale,
l’opportunità di un più razionale impiego di quello che, da qualunque
fonte provenga, è pur sempre danaro pubblico. La nuova legge regionale della
quale da tempo si discute dovrà considerare l’insieme di questi problemi e,
nel contempo, la delicatezza di un settore che, se anche può non apparire
determinante in una prospettiva solo economica (una stima del fatturato,
calcolato esclusivamente sui prezzi di copertina, dà cifre oscillanti fra i
due e i tre miliardi), ha tuttavia un’evidente importanza per la società
isolana. E coinvolge un discreto numero di addetti. Anche in questo caso è
difficile avere cifre precise, data l’atipicità di molte aziende
editoriali. Ma qualche ipotesi può essere fatta. Tendono a scomparire quelle
figure di editori che svolgevano tutte le funzioni, eroicamente capaci di
essere insieme fattorini e direttori di collana, di esprimere un parere
competente sugli aspetti tipografici e di tenere il registro dei conti. Oggi,
anche quando si parla di una piccola casa editrice, dobbiamo pensare ad almeno
due o tre persone che seguono il lavoro interno (programmazione editoriale,
rapporti con autori, grafici e tipografi, promozione del libro e
amministrazione) e che poi affidano all’esterno il lavoro di impostazione
grafica e stampa. Ma sempre più frequenti sono le situazioni che vedono il
coinvolgimento di una decina di addetti, a vario titolo considerati
appartenenti allo staff più ristretto. Da tale staff tendono a svincolarsi i
grafici, spesso liberi professionisti cui è affidato un ruolo
comprensibilmente delicato, in una civiltà che dà tanta importanza
all’immagine. Così come tende a scindersi un binomio un tempo molto
stretto, quello fra editore e tipografo. In certi casi le due figure potevano
anche confondersi, finché è apparso più conveniente sotto il profilo
economico commissionare la stampa del libro a tipografie specializzate. È
possibile contarne alcune, in Sardegna, che hanno assunto proporzioni
notevoli, che hanno compiuto investimenti cospicui per dotarsi dei macchinari
necessari a garantire gli standard qualitativi e quantitativi richiesti dal
mercato. Non operano soltanto nell’ambito isolano e non si occupano soltanto
della stampa di libri, ma di sicuro quest’ultima voce non è trascurabile
nel loro bilancio. A valle della produzione ci sono la distribuzione e la
commercializzazione. La distribuzione, affidata ad agenzie specializzate che
si occupano di rifornire edicole e librerie, si svolge quasi esclusivamente
sul territorio isolano. Rarissimi i casi in cui il libro sardo raggiunge il
restante territorio nazionale. Ma non è del tutto felice neppure la
circolazione in ambito sardo. Le librerie che contano sono una cinquantina
sparse in tutta la Sardegna, ma soprattutto presenti nelle città, a Cagliari
e negli altri capoluoghi: numerosi centri, anche importanti, sono penalizzati
potendo disporre soltanto di cartolibrerie o di edicole. La situazione
migliora nel periodo estivo con l’allestimento di punti vendita stagionali,
fiere del libro e, comunque, con un potenziamento della distribuzione nei
porti, negli aeroporti e nei luoghi turistici. Molto ancora deve essere fatto
e, d’altra parte, non mancano segnali incoraggianti. Uno è rappresentato
dalla constatazione che, quando il libro sia adeguatamente promosso, le
vendite lievitano e il mercato isolano mostra di essere in grado di accogliere
anche migliaia di copie in un tempo non troppo lungo; l’altro dall’avvio
della commercializzazione elettronica. Alcuni editori cominciano a operare su
Internet ed esiste un sito, www.librisardi.it, che propone l’intero catalogo
isolano. Cominciano ad arrivare ordini dalla penisola e dall’estero: è
l’indicazione di una possibile via da percorrere affinché l’editoria
sarda acquisti anche sul piano economico l’importanza che la
contraddistingue su quello culturale. |
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