Sardinews Mensile di informazione socio-economica della Sardegna
anno 2 numero 4 aprile 2001

Editoria in Sardegna

Inchiesta/1 
Viaggio nel mondo del libro in Sardegna,tra Ilisso e Cuec, tra AM&D e Condaghes

di Giuseppe Marci

Il catalogo per la Fiera internazionale del libro di Francoforte (ottobre 2000) comprende 34 editori sardi; ventuno di questi hanno aderito al Salone del libro di Parigi (marzo 2001): un bel segno di vitalità, senza alcun dubbio. Tanto più che dobbiamo considerare, in aggiunta, la miriade di piccole e piccolissime case editrici che vivono sommessamente, operano nei diversi centri della Sardegna, pubblicano pochi titoli ma esistono. Un panorama composito e variegato: raccolte di poesie e racconti, romanzi, opere storiche, descrizioni di riti e costumi tradizionali, immagini del paesaggio. Poi c’è il filone, in espansione, dei libri che raccontano la storia di un paese: documenti, memorie e immagini, l’elenco dei nomi e dei soprannomi. Con qualche ingenuità li scrivono gli appassionati che vivono nel centro descritto, con un po’ di malizia gli studiosi più illustri. Le amministrazioni pagano e tutti sono contenti. Aspetti positivi e aspetti negativi, come è inevitabile che sia: complessivamente un fenomeno interessante che dice di una crescente maturità degli editori sardi, di una capacità di programmazione e dell’acquisizione di competenze tecniche che mediamente stanno al passo con gli standard internazionali. Il punto debole è rappresentato dalla distribuzione. C’è un’incapacità congenita a organizzare sull’intero territorio regionale la circolazione dei libri prodotti. In tale situazione è ovvio che, nella stragrande maggioranza dei casi, a una distribuzione nazionale non ci si pensa proprio. Forse è il prodotto di una politica regionale diseducativa che per decenni ha sovvenzionato la stampa di libri utili e inutili. Molti dei quali condannati a finire subito in un magazzino, senza che nessuno si preoccupasse di proporli al potenziale lettore. Certo è che nella mancata accettazione della sfida rappresentata dal mercato si perde una parte di senso del lavoro editoriale. Un vero peccato, perché sotto tanti profili quel lavoro è qualitativamente apprezzabile, in alcuni casi eccellente. Lo si può comprendere anche attraverso una rapida, e incompleta, rassegna. AIPSA ha scelto una strada che privilegia le opere storiche e quelle memorialistiche, ma affonda anche nella ricerca, come avviene con gli Scenari sardi di Gianni Olla, uno studio sull’opera deleddiana ripresa dal cinema e dalla televisione. Ancora storia nel catalogo AM&D, ma anche le fiabe sarde raccolte da Enrica Delitala nelle Novelline popolari dell’Ottocento, l’attualità drammatica di El Tano di Carlo Figari, Il mercato dell’arte di Anna Maria Janin. CONDAGHES, che ha colpito nel segno con la pubblicazione del Ditzionàriu di Mario Puddu (ce ne dovrebbe essere una copia in ogni casa), sempre più si orienta verso le tematiche linguistiche ma presta molta attenzione alla narrativa, in sardo e in italiano: di particolare rilievo, in quest’ambito, Non toccate la gramigna di Paolo Maninchedda. La CUEC punta molto sulla collana Scrittori sardi che di recente ha pubblicato la Tragedia in su isclavamentu di Giovanni Delogu Ibba e il trattato Agricoltura di Sardegna di Andrea Manca dell’Arca. Ha una collana di saggistica, University press, che accoglie studi di letteratura e di economia, di storia e di antropologia. Un marcato interesse per gli scrittori sardi distingue anche la EDES che nella collana La biblioteca di Babele privilegia la produzione novecentesca e contemporanea; tra i tanti titoli importanti va almeno segnalato Herostraticon, di Paolo Cherchi. Un ampio catalogo che si apre verso molteplici interessi è quello delle EDIZIONI DELLA TORRE. Punti di forza la collana I grandi poeti in lingua sarda e le collane storiche che si arricchiscono con l’uscita de I frati minori di Sardegna di Leonardo Pisanu, mentre l’interesse linguistico è confermato da Su bocabulariu sinotticu nugoresu-giapponesu-italianu di Shigeachi Sugeta. Decisamente dinamica la politica de IL MAESTRALE, editore soprattutto conosciuto per la collana Tascabili che comprende, tra gli altri, Sergio Atzeni e Marcello Fois. Ma IL MAESTRALE va soprattutto segnalato per l’attenzione e la capacità con le quali segue i propri libri riuscendo a proporli ai lettori dell’intero panorama nazionale. Analoga capacità, soprattutto per le opere d’arte che rappresentano l’originario interesse della casa editrice, deve essere riconosciuta all’ILISSO che, accanto alle collane Maestri dell’arte sarda e Appunti d’arte, testimonia un interesse storico-letterario con la Bibliotheca sarda e linguistico con l’Officina linguistica. PAPIROS ha l’indiscutibile merito di sviluppare da anni una coerente politica di edizioni in lingua sarda, mentre POLIEDRO si segnala per l’alta qualità dei volumi, particolarmente evidente in Sardinia, di Leonard Sussman, nato da una collaborazione con l’editore SOTER che si divide fra l’interesse saggistico e quello dal quale derivano preziosi volumi fotografici. ZONZA EDITORI ha un catalogo, prevalentemente orientato verso opere illustrative sulla cucina, i vini e i dolci sardi, che comprende Chiese e arte sacra in Sardegna e una collana, I lentischi, dedicata alla riflessione filosofica, estetica e antropologica. Lo spazio non consente di rendere più ampia la rassegna, includendo altri nomi di editori e di autori, titoli di collane e di opere che contribuiscono a rendere ricco e vario il panorama editoriale e meritano, quindi, di essere ricordati. Per dare un’idea delle articolazioni possibili e degli spazi che vanno aprendosi, bisognerà almeno segnalare le guide archeologiche e ambientali di un editore storico come Carlo Delfino e di uno decisamente insolito come Corrado Conca che traccia strade inesplorate non solo sulle falesie strapiombanti della Pietra di Luna. Con Arrampicare a Cala Gonone, infatti, indica la possibilità di un’editoria di nicchia dedicata agli amanti del trekking e dell’arrampicata montana. Tali attività nei prossimi anni avranno in Sardegna grande espansione: le conseguenti ricadute economiche potranno riguardare anche il mondo editoriale.

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anno 2 numero 5 maggio 2001

Editoria in Sardegna

Inchiesta/2 
E’ un investimento economico oppure una passione che non dà utili? Perché?

Libri sardi: 1000 o 2000 copie quando va bene. In prima tiratura si viaggia sulle 350 copie

di Giuseppe Marci

Produrre libri in Sardegna non appare un affare particolarmente vantaggioso sotto il profilo economico. I conti sono presto fatti. La tiratura media di un titolo oscilla fra le 1000 e le 2000 copie, il mercato isolano assorbe, quando va bene, 300/500 copie in prima uscita; il resto verrà smaltito a poco a poco negli anni o andrà a ingrossare la pila dell’invenduto. In tale situazione sarebbe azzardato sperare in un pronto rientro dei capitali investiti, tanto più che il margine spettante all’editore è molto basso. Il costo principale è quello della distribuzione che arriva al 50% del prezzo di copertina, poi ci sono quelli industriali relativi alla preparazione e alla stampa del libro e, infine, nominalmemente misurabili in un 7/10%, i diritti d’autore. Che molti autori non hanno mai visto. A chi ha messo in moto la macchina editoriale resta un margine lordo che non supera il 20/30%. Avrebbe un senso su ampie tirature; quando parliamo di un migliaio di copie, ciascuno comprende che il guadagno non giustifica l’impresa. Ma allora come può accadere che in Sardegna sia possibile contare una quarantina di imprese editoriali? Nella maggior parte dei casi per una passionaccia che sfida le regole dell’economia e per un complicato equilibrio fra un insieme di attività che fanno da supporto alla produzione di libri. Abbiamo editori-distributori, editori-librai, editori che fanno i più svariati mestieri con i cui proventi finanziano la produzione di libri. Rarissimi i casi di editori puri. Anzi praticamente inesistenti, se è vero che anche chi si dedica unicamente al lavoro editoriale non può fare a meno dell’intervento pubblico. A sostenere il settore provvede attualmente una legge regionale che finanzia la stampa di libri e di periodici, oltre che l’emittenza radiotelevisiva: ma i suoi effetti termineranno col 2001 perché la norma contrasta con i regolamenti europei. Con un altro provvedimento la Regione aiuta gli studi garantendo un contributo per ricerche e pubblicazioni pari al 40% dei costi di stampa. Anche i Comuni, le Province, la Sfirs e il Banco di Sardegna fanno la loro parte sponsorizzando singoli volumi o intere collane. Un panorama composito di interventi, come si vede, che in certi casi ha consentito la nascita di pregevoli iniziative e spesso ha posto il problema concernente le modalità d’accesso al finanziamento, la possibile disparità di trattamento fra questo o quell’altro editore e, in generale, l’opportunità di un più razionale impiego di quello che, da qualunque fonte provenga, è pur sempre danaro pubblico. La nuova legge regionale della quale da tempo si discute dovrà considerare l’insieme di questi problemi e, nel contempo, la delicatezza di un settore che, se anche può non apparire determinante in una prospettiva solo economica (una stima del fatturato, calcolato esclusivamente sui prezzi di copertina, dà cifre oscillanti fra i due e i tre miliardi), ha tuttavia un’evidente importanza per la società isolana. E coinvolge un discreto numero di addetti. Anche in questo caso è difficile avere cifre precise, data l’atipicità di molte aziende editoriali. Ma qualche ipotesi può essere fatta. Tendono a scomparire quelle figure di editori che svolgevano tutte le funzioni, eroicamente capaci di essere insieme fattorini e direttori di collana, di esprimere un parere competente sugli aspetti tipografici e di tenere il registro dei conti. Oggi, anche quando si parla di una piccola casa editrice, dobbiamo pensare ad almeno due o tre persone che seguono il lavoro interno (programmazione editoriale, rapporti con autori, grafici e tipografi, promozione del libro e amministrazione) e che poi affidano all’esterno il lavoro di impostazione grafica e stampa. Ma sempre più frequenti sono le situazioni che vedono il coinvolgimento di una decina di addetti, a vario titolo considerati appartenenti allo staff più ristretto. Da tale staff tendono a svincolarsi i grafici, spesso liberi professionisti cui è affidato un ruolo comprensibilmente delicato, in una civiltà che dà tanta importanza all’immagine. Così come tende a scindersi un binomio un tempo molto stretto, quello fra editore e tipografo. In certi casi le due figure potevano anche confondersi, finché è apparso più conveniente sotto il profilo economico commissionare la stampa del libro a tipografie specializzate. È possibile contarne alcune, in Sardegna, che hanno assunto proporzioni notevoli, che hanno compiuto investimenti cospicui per dotarsi dei macchinari necessari a garantire gli standard qualitativi e quantitativi richiesti dal mercato. Non operano soltanto nell’ambito isolano e non si occupano soltanto della stampa di libri, ma di sicuro quest’ultima voce non è trascurabile nel loro bilancio. A valle della produzione ci sono la distribuzione e la commercializzazione. La distribuzione, affidata ad agenzie specializzate che si occupano di rifornire edicole e librerie, si svolge quasi esclusivamente sul territorio isolano. Rarissimi i casi in cui il libro sardo raggiunge il restante territorio nazionale. Ma non è del tutto felice neppure la circolazione in ambito sardo. Le librerie che contano sono una cinquantina sparse in tutta la Sardegna, ma soprattutto presenti nelle città, a Cagliari e negli altri capoluoghi: numerosi centri, anche importanti, sono penalizzati potendo disporre soltanto di cartolibrerie o di edicole. La situazione migliora nel periodo estivo con l’allestimento di punti vendita stagionali, fiere del libro e, comunque, con un potenziamento della distribuzione nei porti, negli aeroporti e nei luoghi turistici. Molto ancora deve essere fatto e, d’altra parte, non mancano segnali incoraggianti. Uno è rappresentato dalla constatazione che, quando il libro sia adeguatamente promosso, le vendite lievitano e il mercato isolano mostra di essere in grado di accogliere anche migliaia di copie in un tempo non troppo lungo; l’altro dall’avvio della commercializzazione elettronica. Alcuni editori cominciano a operare su Internet ed esiste un sito, www.librisardi.it, che propone l’intero catalogo isolano. Cominciano ad arrivare ordini dalla penisola e dall’estero: è l’indicazione di una possibile via da percorrere affinché l’editoria sarda acquisti anche sul piano economico l’importanza che la contraddistingue su quello culturale.

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