Le storie della prigionia nei campi rivivono oggi a Santu Lussurgiu
STASERA LA PROVA DELL'ARDIA

LIMBA LINGUA LANGUAGE 

IL TOURING CLUB ITALIANO INCONTRA CAGLIARI Venerdì 9 marzo 2001 

MANDIGOS E USANZIAS IN SARDINNA, TUTTI I SAPORI DI UN'ISOLA

Cagliari La scrittura femminile in Sardegna

Un Pastorello e l’isola nel Perù

Il parassitismo che frena le scommesse dell’economia sarda

Purqueddu, scrittore da adottare

L'Isola nel Perù - Vita di Sardi tra il Pacifico e le Ande

Seminario sugli Scrittori sardi a Quartu S. Elena

UNA POESIA PRIVA DI OGNI SCHEMA

PEDRO PIETRI legge le sue poesie in diretta a Patchanka Night

Nasce Salvanda. Riviste di cultura, patrimonio da salvare

Per la gola. Lumache e insalate di nasturzi (recensione su Il Venerdì di Repubblica)

NOVE REPORTAGES IN UN LIBRO PER RACCONTARE L'ISOLA CHE CAMBIA (Godotnews 25/01/2002) 

"La Maschera" in scena con le gesta di Vincenzo Sulis

'Occupazioni e disoccupazioni' premiato al "SARACENO"

 

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Stasera la prova dell'Ardia

La discesa in solitario del capocorsa e dei guardaspalle

Un convegno su "Agricoltura di Sardegna" di Andrea Manca dell’Arca


SEDILO. Tra una settimana esatta la spericolata corsa, con le tre "pandelas" a guidare circa un centinaio di cavalieri. Oggi la discesa in solitario, nel tradizionale giorno dedicato a "sas provas de s'Ardia".

Mariano Puddu, il capocorsa, e i suoi guardaspalle, Andrea Sanna e Costantino Chessa, arriveranno su quel promontorio inaridito dal sole poco dopo le 19, per dare vita a un'anticipazione della giostra equestre dedicata a San Costantino.

Da tempo immemore si ripete il rito delle prove ufficiali, con le quali viene dato l'implicito consenso agli altri cavalieri a cimentarsi, nei giorni seguenti, lungo lo stesso percorso che fino a questa data era stato loro precluso. Alla base di questa regola non scritta sta una questione di rispetto: coloro che il 6 e il 7 luglio rappresenteranno le guarnigioni dell'esercito pagano, che l'imperatore Costantino sconfisse nel 312 d.C., non devono violare quel tracciato, percorrendolo al galoppo, prima che venga battuto da chi incarnerà il santo bizantino.

Ma la giornata si apre con un'altra tradizione, questa volta legata all'arcaico mondo contadino: la rappresentazione di "S'Arzola", la trebbiatura del grano con la mola in pietra trascinata dai buoi. Stamattina saranno dunque ripercorse le fasi principali del lavoro agricolo: a Bolisai, alla periferia del paese, sarà preparata un'aia dove depositare il frumento. Subito dopo la trebbiatura e la monda del cereale, gesto che anticamente veniva indicato col termine "bentulare".

Al termine di "S'arzola" si svolgerà un convegno nel vicino centro polivalente, dove sarà presentato il libro "Agricoltura e Sardegna", scritto da Andrea Manca Dell'Arca nel 1780 e riedito dalla CUEC a cura di Giuseppe Marci, insieme al quale interverrano nel dibattito il giornalista Paolo Pillonca e la scrittrice Costantina Frau.

Sempre a proposito di Ardia c'è un'interessante novità: clicca su www.inforistano.it, l'Ardia è in rete. Uno slogan che riassume quanto è stato detto nella conferenza stampa indetta dall'Ept per presentare la prima sezione del portale, dedicata appunto all'Ardia. All'incontro erano presenti il commissario dell'ente, Pasquale Carboni, Marco Enna, coordinatore del progetto editoriale, e Antonio Putzulu, di Sedilo, esperto e appassionato cultore dell'Ardia.
Mariantonietta Cossu La Nuova del 29 giugno 2002
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IL CONVEGNO

Le storie della prigionia nei campi rivivono oggi a Santu Lussurgiu

La associazione "Amici di Diego Are", costituita per continuare l'attività culturale cara all'intellettuale lussurgese, ha organizzato per oggi, insieme all'Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell'Autonomia e col patrocinio della amministrazione provinciale di Oristano, di quella comunale e la collaborazione dell'Albergo Diffuso Sas Benas, un convegno, dal titolo "Memorie e diari degli internati sardi nei lager nazisti", che si svolge a Santu Lussurgiu all'Istituto Carta Meloni dalle 10. E' previsto l'intervento "Memorie del lager" di Claudio Sommaruga, che fu compagno di prigionia di Are e fondatore del Museo del deportato. Seguiranno le relazioni di Simone Sechi sui sardi internati nei lager tedeschi, di Salvatore Zucca sul diario dell'internamento di Are, "Nebbie e girasoli", pubblicato da Insula di Nuoro nel 1998 e la testimonianza dell'ex internato Giuseppe Fideli, "Da Atene a Wietzendorf". I lavori proseguiranno alle 15,30 con la testimonianza del comandante partigiano Antonio Giuseppe Dore, "Dopo l'8 settembre in Albania", e con Luciano Marrocu che parlerà del diario di prigionia, "Il lager nel bosco di Pietro Tola", appena pubblicato dalla Cuec di Cagliari. Dopo il dibattito, i lavori saranno chiusi da Manlio Brigaglia, presidente dell'Issra.

La Nuova Sardegna del 29 giugno 2002
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Limba lingua language
Come sarà la lingua sarda, cosa accadrà della lingua sarda nell’era della globalizzazione? Non scomparirà perché ci sono i confini geografici dell’isola a difenderla. 

Come sarà la lingua sarda, cosa accadrà della lingua sarda nell’era della globalizzazione? Non scomparirà perché ci sono i confini geografici dell’isola a difenderla. Ma probabilmente verrà annullata e ignorata dalle nuove generazioni. Per i sardisti la lingua è sempre stata la barriera, forse l’unica su cui erigere le barricate di un’isola che dovrebbe battersi anche per altro. Ma tant’è. Limba, lingua, language (edito dalla Cuec) verrà presentato lunedì alla facoltà di Lettere di Cagliari, alla libreria Cuec alle 19,30, e la scelta dell’appuntamento a poche ore dal convegno G8 di Genova è tutt’altro che casuale.
Alla discussione sul libro parteciperanno alcuni degli autori che sono in tutto venticinque, esperti, appassionati e militanti. Da Giovanni Lilliu a Bachisio Bandinu, da Blasco Ferrer a Giulio Angioni, da Giuseppe Paulis ad Antonio Cossu. Qualche mese fa, in un convegno ad Arborea si tentò di dare un volto e regole comuni ad una lingua sarda peraltro spezzettata in molte varianti. Fu un insuccesso clamoroso, chissà che stavolta non vada meglio. 
Mc.M
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IL TOURING CLUB ITALIANO INCONTRA CAGLIARI  Venerdì 9 marzo 2001
Un'occasione amichevole e conviviale per conoscersi e conoscere il Touring, le sue attività, i suoi progetti a livello nazionale e locale

Milano, 5 marzo 2001. Si terrà a Cagliari la prossima Cena Incontro Tci, iniziativa che il Touring propone in tutta Italia ai propri Soci e simpatizzanti per incontrarsi, scambiarsi idee e opinioni, conoscere in presa diretta problemi e opportunità locali.
L'incontro avrà inizio alle 19.30 di venerdì 9 marzo presso il ristorante Quadrifoglio - da Franco e sarà seguito da una cena nella quale assaporare la migliore gastronomia locale.
Parteciperanno all'evento Amedeo Tarsia in Curia, vicepresidente del Touring Club Italiano e Mario Leoni, console regionale Touring della Sardegna, che illustreranno i programmi del Sodalizio e raccoglieranno idee, spunti e suggerimenti da parte dei presenti.
Per partecipare è necessario prenotare presso il Punto Touring di Cagliari, Via Dante 72/A, telefono 070650312.
Lo stesso Punto Touring ospiterà, sempre il 9 marzo ma alle ore 18.30,
la presentazione al pubblico del volume L'isola nel Perù. Integrazione e vita di sardi tra il Pacifico e le Ande, edito dalla CUEC editrice di Cagliari. Saranno presenti l'autore Vanni Boni, Mauro Pala, ricercatore Universitario ed esperto di letteratura del viaggio e Antonio Romagnino, cultore di storia sarda e autore, tra l'altro, dell'articolo Cagliari. Una passeggiata letteraria, apparso nel maggio 2000 sul mensile Qui Touring.
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MANDIGOS E USANZIAS IN SARDINNA, TUTTI I SAPORI DI UN'ISOLA
A Norbello sabato la presentazione del libro di Costantina Frau e Piero Puddu edito dalla Cuec e dedicato alle ricette culinarie della tradizione sarda. Un viaggio tra i profumi delle erbe, i sapori dei prodotti e le feste tradizionali dell'Oristanese

Sabato 17 febbraio alle ore 17,30, presso la biblioteca comunale di Norbello, sarà presentato il libro di Costantina Frau e Piero Puddu dal titolo "Mandingos e usanzias in Sardinna", dedicato, per l'appunto, al cibo e le tradizioni isolane. L'evento è organizzato dall'assessorato alla Cultura del Comune di Norbello e dall'associazione Amistade, in collaborazione con la Cuec, casa editrice della pubblicazione. Intervengono con gli autori, Agostino Mele, dirigente dell'Istituto Comprensivo di Ardauli, lo studioso di tradizioni popolari Lello Fadda e Peppino Calledda della Cuec.
Il volume, interamente stampato a colori, di grande formato (21x28cm), ricco di immagini, è un viaggio nella conoscenza dei prodotti, degli usi e della cucina di un'area della Sardegna (Barigadu, Guilcier e Montiferru) che è parte importante del Mediterraneo, luogo di incontro e di scambio fra molte culture.
Caratteristica particolare del volume è quella di presentare i testi in lingua sarda con la traduzione a fronte in italiano e quella di unire alla descrizione delle ricette di cucina e arte culinaria brevi racconti di vita tradizionale sarda. Con "Mandingos e usanzias in Sardinna" si viaggia tra i profumi delle erbe, i sapori dei prodotti e le feste tradizionali dell'Oristanese.
È un volume che per i contenuti espressi può essere molto utile anche a scopo didattico per aiutare i ragazzi a recuperare i valori profondi della vita comunitaria. Le usanze culinarie sono, ancora oggi, uno dei caratteri più evidenti e conosciuti della cultura sarda. Per questo motivo, "Cibo ed usanze in Sardegna" potrebbe essere una valida guida per il viaggiatore esperto che ha reale desiderio di conoscere la nostra isola.
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Cagliari La scrittura femminile in Sardegna
Giovedì 8 marzo 2001

Pubblico delle grandi occasioni, quello che ieri sera ha affollato il Transatlantico del Consiglio Regionale della Sardegna durante la presentazione del volume "Donne. Due secoli di scrittura femminile in Sardegna. (1775-1950). Repertorio bibliografico".
L’opera, edita dalla CUEC, è curata da Franca Ferraris Cornaglia, Mirella Melis Zucca, Marcella Mocci Serri e Maria Luisa Viola. Il saggio introduttivo è di Laura Pisano, docente di Storia del giornalismo all’università di Cagliari.
Dopo qualche gaffe iniziale del consigliere regionale Piero Carloni, che ha suscitato lo scompiglio del pubblico femminile in sala, il giornalista Gianni Filippini, descrive brevemente l’opera presentata. Dal saggio di Laura Pisano, che distingue 6 categorie di intellettuali sarde (per nascita o per scelta), alle 500 voci che tracciano il profilo delle tante donne impegnate nella scrittura in Sardegna, alle splendide fotografie contenute all’interno del volume.
L’intervento successivo è di Grazia Maria De Matteis, docente di Istituzioni di Diritto e Procedura Penale all’università di Scienze Politiche di Cagliari, che evidenzia come più della metà dei testi e delle opere rintracciate appartengano alla narrativa e alla poesia. Le tematiche affrontate in passato erano per lo più quelle riguardanti la famiglia, l’amore, la religione (vista però come fenomeno intimo), mentre solo 50 sono le donne che hanno affrontato materie scientifiche.
Nella sua presentazione, Giovanna Cerina racconta invece come il primo scritto rinvenuto risalga al 1775: "Parla Signor", una preghiera scritta da una suora nel chiuso del suo convento. Un opera estremamente semplice, ma preziosa.
"Donne. Due secoli di scrittura femminile in Sardegna" rappresenta il cuore della scrittura femminile e punta ad impedire che questa cultura immensa venga smarrita.
Rimangono però i silenzi, i vuoti incontrati durante la ricerca. Questi perché, rimasti insoluti, devono allora rappresentare uno stimolo per gli studi futuri.
J.M. - (Unione Sarda WEB)
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Un Pastorello e l’isola nel Perù
Gli incontri a Cagliari con la letteratura e le mostre d’arte

C’era una volta la nouvelle vague dell’arte più che sarda creata in Sardegna. Boscani, Pastorello, Tilocca, Pinuccia Marras, Josephine Sassu. Tutti sassaresi, quasi giovani, trasformisti e trasgressivi quanto basta. La nouvelle vague c’è ancora anche se accusa un po’ di stanca, Sassari sembra aver smesso di sostenere i suoi artisti e fortuna che molti hanno fatto in tempo a volare da soli. Tra questi, Pastorello che oggi alle 19 (e fino al 23 marzo) inaugura una mostra al Centro Pirandello di Cagliari, seconda tranche di una rassegna (5-4-3-2-1...zero) organizzata da Raffaella Venturi. Sempre a Cagliari (Bacheca di via dei Pisani, ore 18,30) domani s’inaugura Tre, Carlo Crasto, Paolo Ollano e Fabrizio Sanna con quadri che privilegiano gli assemblaggi materici e i collages.
Per quel che riguarda i libri oggi Vanni Boni presenta a Cagliari (libreria del Touring Club, via Dante 72, ore 18,30) presenta L’isola nel Perù. Integrazione e vita di sardi tra il Pacifico e le Ande: una lunga e approfondita inchiesta su una piccola comunità di sardi che vive da molte generazioni in SudAmerica. A Monserrato invece (Casa Foddis, via Zuddas, ore 17,30) Alberto secci presenta Gicka Pernice, un volume scritto in corpo sedici (il doppio di un carattere di giornale) e destinato quindi agli ipovedenti o anche soltanto a quelli che dai cinquant’anni hanno urgenza di occhiali per leggere.
L’Unione Sarda del 9 marzo 2001
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Il parassitismo che frena le scommesse dell’economia sarda

"Contributi per alluvioni e siccità, per tenere improduttivi i terreni, per sradicare i vitigni e domani impiantarne di nuovi..., per creare una cooperativa che non produce profitti ma solo perdite, per una cantina o un caseificio sociale senza mercato...". Qualcosa è cambiato con le regole europee - e che offrono quattrini in cambio di progetti compiuti - ma in Sardegna è ancora il parassitismo quel che frena l’economia, brutalizza le iniziative. Giacomo Mameli ne parla in Sardegna 2000, ecco le cifre (edizioni Cuec), un libro che verrà presentato domani all’Università di Sassari (ore 18) e lo fa lasciando voce alle cifre distillate dalle banche e ad alcuni imprenditori di rango come Renato Soru (Tiscali) o economisti come Sebastiano Brusco (presidente del Banco di Sardegna). Poche infrastrutture, lentezze burocratiche nel spendere il quattrini e nell’immaginare progetti, una disoccupazione meno grave di quanto si pensi (il 10 per cento) la Sardegna riconquisterà se stessa soprattutto se si affiderà alle competenze più che alle promesse dei politici.
O.S. - L’Unione Sarda del 13 marzo 2001
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Purqueddu, scrittore da adottare
Senorbì.
Iniziativa del Comune per valorizzare il libro Porqueddu, scrittore da adottare

L’amministrazione comunale ha chiesto la concessione dei finanziamenti previsti dalla Regione per realizzare il progetto di valorizzazione della lingua sarda per Senorbì e le frazioni di Arixi e Sisini.
Il Comune ha assegnato l’incarico di portare avanti l’iniziativa "Adottiamo uno scrittore sardo" all’Associazione Ippica Senorbiese che opererà in collaborazione con Giuseppe Marci, docente di letteratura italiana all’Università di Cagliari, per quanto riguarda la direzione scientifica e con la Cuec per il coordinamento editoriale.
L’obiettivo prioritario del progetto è di far conoscere Su tesoru de sa Sardigna, dello scrittore senorbiese Antonio Purqueddu. Il libro, del diciottesimo secolo, consiste in un poema didascalico in sardo e italiano sull’allevamento del baco da seta e la coltivazione del gelso. Dalla lettura del libro di Porqueddu emerge, inoltre, un quadro dettagliato sulle condizioni economiche e sociali della Sardegna nella seconda metà del Settecento.
Negli stessi anni si colloca anche l’opera di un altro illustre senorbiese, lo scultore Antonio Lonis. Nel 2005 ricorrerà il secondo centenario della morte dell’artista. L’ iniziativa si propone anche di sollecitare la comunità senorbiese a farsi promotrice di manifestazioni per celebrare l’importante ricorrenza.
L’importante progetto è finanziato dal comune di Senorbì, da alcuni sponsor privati e dalla Regione per una cifra totale di 16 milioni e mezzo.
Severino Sirigu - L’Unione Sarda del 8 marzo 2001
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L'Isola nel Perù - Vita di Sardi tra il Pacifico e le Ande
I sardi nel mondo

"Non avevo la minima idea di cosa avrei trovato sulla Sierra". Anonimi Ulisse in viaggio dalla Sardegna al Perù nella seconda metà del XX secolo. I sardi in Perù: dibattito a Cagliari  Venerdì 9 marzo 2001 alle ore 18,30 presso la Libreria Touring Club in via Dante 72 a Cagliari si presenterà il libro: L'Isola nel Perù. Integrazione e vita di sardi tra il Pacifico e le Ande di Vanni Boni, recentemente edito dalla casa editrice CUEC.L'iniziativa è promossa dalla Libreria Turistica Touring Club di Cagliari e dalla CUEC cultura.
Interverranno con l'Autore Antonio Romagnino e Mauro Pala. Coordina Salvatore Fozzi.
Seguirà una presentazione interattiva digitale e la proiezione di diapositive che documenteranno la realtà dei sardi emigrati in Perù.Frutto di una ricerca condotta alla fine del 1998, il libro fotografa il mondo dei sardi nel Perù che fu delle grandi civiltà dei Moche, dei Nazca, degli Inca. Prima inchiesta scientifica sui sardi nel paese andino e una delle poche sul campo mosse da prospettive antropologiche sui corregionali nel mondo, descrive il contesto sociale peruviano e quella della comunità, affrontando in modo originale la descrizione delle strategie d'integrazione dei protagonisti e della loro vita, unendo all'importante documentazione informativa le forme del documentario antropologico.
Vanni Boni, l’autore del libro, è nato a Cagliari, dove vive e lavora. L'Isola nel Perù è il suo primo lavoro, susseguente alla pubblicazione di vari articoli per quotidiani e riviste di cultura. L'attività professionale dell'autore si muove lungo un orizzonte d'interessi disciplinari eterogenei, privilegiando l'antropologia culturale e l'informatica professionale.
8 marzo 2001 - Unione sarda web
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Seminario sugli Scrittori sardi a Quartu S. Elena

"Et ca conosco su pecadu meu/
Ti prego humilde, parce mihi Deus"

(Da G. Delogu Ibba, Tragedia in su Isclavamentu, Cagliari, CUEC, 2000).

L'idea che la Sardegna abbia una tradizione letteraria antichissima incontra sempre maggiori consensi. Una tradizione non sempre segnata da un'eccelsa qualità stilistica ma comunque meritevole di grande attenzione. I sardi, in diversi momenti, sono entrati in contatto con stati e culture assai più potenti ricavandone, insieme a travagliate vicende storiche, ragioni di confronto con le quali hanno saputo misurarsi per elaborare infine una propria fisionomia culturale. La Sardegna nei secoli è diventata una terra all'interno della quale si sono incrociate culture che i sardi hanno imparato a sentire come proprie: quella antica nuragica, che non cessa di esercitare le sue pulsioni; quella latina, ereditata dalla dominazione romana e accresciuta dagli usi ecclesiastici; quella sarda dell'autonomia giudicale, in cui i rapporti di particolare importanza sono quelli con Pisa e Genova e dai quali deriva un fermentare di vita civile e culturale; quella italiana, che trasmette la conoscenza della lingua e della letteratura e quella spagnola, di cui la Sardegna diviene di necessità una sorta di colonia letteraria. Gli intellettuali sardi hanno compiuto uno sforzo per elaborare una propria linea poetica arricchita da tutti questi influssi della storia, ma alla fine identificabile come sarda. Con questa consapevolezza la casa editrice CUEC ripropone oggi questi studi nella collana Scrittori sardi diretta da Giuseppe Marci. L'originalità della proposta linguistica (un incrocio del sardo con altre lingue) degli scrittori sardi del settecento ha dato lo spunto a Sa domu de sa limba e de sa cultura sarda di Quartu S. Elena per organizzare un Seminariu a pitzu de sa literadura sarda de su setixentus con il prof. Giuseppe Marci.

Il seminario prevede lo studio delle seguenti opere:
Antonio Purqueddu, De su tesoru de sa Sardigna.
Giovanni Delogu Ibba, Tragedia in su Isclavamentu.
Andrea Manca dell'Arca, Agricoltura di Sardegna.
Vincenzo Sulis, Autobiografia.

(Tutti i volumi sono stati pubblicati dalla CUEC editrice nella collana Scrittori sardi).
Cagliari, 17 marzo 2001
A cura della redazione di CUEC cultura.
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UNA POESIA PRIVA DI OGNI SCHEMA

Ieri sera nei locali della Camera di commercio di Cagliari, Pedro Pietri, uno dei più noti ed apprezzati "nuyorican poets" (il gruppo di artisti portoricani attivi a New York), ha conquistato il pubblico in sala con la sua poesia visionaria.
Il poeta che veste di nero, ha una grande presenza scenica, porta con se un bastone che termina con una mano e una valigetta con scritto sopra El reverendo Pedro; "tutte le signore di una certa età si fanno il segno della croce quando mi vedono", spiega divertito Pedro, "allora io faccio subito vedere il retro della valigetta con la scritta altra erba per la classe operaia (free grass for the working class), per far capire qual è la mia chiesa".
Un personaggio singolare, che hanno cercato di rinchiudere dentro la definizione di "critico coloniale". Ma Pedro non è un artista che può essere categorizzato, riesce a spiazzare sempre critici ed estimatori.
Dopo la presentazione dell’opera dell’artista portoricano, a cura del poeta sardo Alberto Lecca e dell’esperto di studi americani Mario Maffi, Pedro ha letto in lingua originale alcune poesie tratte dalle sue opere più famose: "Traffic violations", "Out of order" (in Italia pubblicato dalla CUEC), "Scarafaggi metropolitani" "Puerto Rican Orbituary", regalando agli spettatori anche dei versi inediti.
Pedro è ormai piuttosto noto anche in Italia, grazie al comico Paolo Rossi che ne ha fatto conoscere le performances e a Mario Maffi, che ha raccolto le sue liriche in pubblicazioni come "Scarafaggi metropolitani e altre poesie".
La poesia di Pietri è onirica e visionaria, ma al tempo stesso ancorata a scenari, voci, oggetti, visi quotidiani e riconoscibili. Il linguaggio è crudo, l’autore narra alle strade il racconto delle strade. La tensione e l’aggressività del suo gergo sono il frutto e al tempo stesso il racconto delle sfide verbali agli incroci delle vie e sui gradini d’accesso degli edifici del ghetto. Pedro narra le difficoltà che i portoricani residenti a New York sono costretti ad affrontare ogni giorno. Il suo grido di rabbia, non vuole essere un nostalgico canto verso la patria natia, ma il racconto del disagio e dell’alienazione in cui si sentono i nuyoricans. Un incessante ribaltamento di codici esistenziali e culturali, sociali e linguistici, dove i sostantivi inglesi funzionano da verbi e i verbi spagnoli da aggettivi. Nasce così una nuova lingua lo "spaninglish", un miscuglio di inglese e spagnolo, che dal ghetto arriva al pubblico tramite i suoi racconti.
Regna la cosiddetta "misdirection", quel metaforico dare indicazioni sbagliate, o più direttamente il "nonsense", l’apparente illogicità di ciò che si scrive. Frammenti e immagini vengono proposti in un cocktail confuso, irrazionale, tanto che il suo umorismo e il suo sarcasmo risultano spesso incomprensibili alla massa, che non conosce la sua poesia.
Al termine del suo show, Pedro ha lanciato dei preservativi verso il pubblico dicendo, "la mia è poesia sicura".
Un personaggio sicuramente fuori dal comune, il suo ritorno in Sardegna dopo dieci anni è sicuramente un evento da non perdere. La manifestazione sarà replicata domani a Nuoro all’auditorium della biblioteca Satta, e a Roma lunedì 26 marzo nel Centro studi americani (ore 17:30).
Juna Manca (Unione Sarda Web – Vai Sardegna del 23 marzo 2001)
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PEDRO PIETRI legge le sue poesie in diretta a Patchanka Night

Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare
venerdi 30 marzo ore 21,30

Pedro Pietri è un poeta e performer portoricano che vive a New York. Con le sue raccolte si è imposto come una delle voci più vive e interessanti della scena artistica americana contemporanea.
E’ stato ospite di VeneziaPoesia 1997, GenovaPoesia 1998, RomaPoesia 2000, ha pubblicato in Italia Scarafaggi metropolitani.
Pedro Pietri è anche un eccellente attore, apprezzato da registi celebri come José Ferrer, Ellen Stewart (del LaMama), Joe Papp (del Public Theatre).
Nell’Auditorium di Radio Popolare Pedro Pietri leggerà poesie tratte dal suo ultimo libro pubblicato in Italia Out of Order – Fuori servizio (CUEC Edizioni). Sul palco, ci sarà Mario Maffi, americanista dell’Università degli Studi di Milano, che introdurrà le letture e converserà con Pedro Pietri, il tutto all’interno della trasmissione Patchanka Night condotta da Niccolo’ Vecchia.
Il reading poetico di Pedro Pietri si inserisce in un progetto di apertura dell’Auditorium di Radio Popolare a letture teatrali, poetiche, discussioni e incontri culturali.
Il prossimo giugno, nell’Auditorium, verrà organizzato un ciclo di letture di testi di giovani drammaturghi italiani.
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Riviste di cultura, patrimonio da salvare
Nasce "Salvanda", per sopravvivere fuori dai meccanismi di mercato


m.d.m.

Si chiama "Salvanda. Riviste di cultura da salvare". E' un consorzio che raccoglie oltre quaranta riviste insieme alla Fondazione Luciano Bianciardi, pure editrice di una propria rivista, con il comune intento di riuscire a sopravvivere fuori dai meccanismi del mercato editoriale. Sono realtà diversissime tra loro. C'è il giornale di strada degli home less, "Piazza Grande", e testate che non hanno mai circolato oltre il cortile di casa insieme a veri monumenti della cultura italiana: per fare qualche esempio: "Il Verri", la storica rivista di Luciano Anceschi, "Autografo" di Maria Corti, "Musica/Realtà", voce dell'avanguardia musicale. C'è anche una testata sarda "La Grotta della Vipera". Storia e prestigio non mettono al riparo dai problemi concreti e hanno ottenuto qui alla Fiera del Libro uno spazio di visibilità: una lunga striscia che affiancava sotto vetro la copertina di ciascuna e una scheda che ne illustrava caratteristiche e storia. Chiedono sgravi fiscali e sulle spese di spedizione, vogliono intentare causa alle Poste per i ritardi devastanti per la raccolta degli abbonamenti. Ma soprattutto puntano a costruire una rete raccogliendo la disponibilità dei librai che intendono esporre e dare visibilità alle loro testate. Insomma, vogliono uscire dalla condizione che rende difficilissimo per ciascuna rivista, indipendentemente dal merito, riuscire ad avvicinare almeno i lettori che sarebbero presumibilmente interessati.
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Per la gola. Lumache e insalate di nasturzi
Il Venerdì di Repubblica

8 giugno 2001 - Weekend - Mangia & bevi
di Gianni e Paola Mura

Mandigos e usanzias in Sardinna. Ossia: cibo e tradizioni in Sardegna. Non si spaventino i non sardi: il libro è scritto in sardo ma c'è la traduzione a fronte, in italiano. Gli autori sono due cugini di Sedilo: Costantina Frau, che insegna materie letterarie alle medie di Abbasanta, e Pietro Puddu, primario di Immunodermatologia a Roma. Cibi e usanze sono quelli di tre zone (Barigadu, Guilcier e Montiferru) comunemente raggruppate sotto la definizione di Barbagia orientale. Frittelle di cardo, insalata di nasturzi, lumache ripiene, pani e dolcetti delle feste, agnello al forno con formaggio, frittata di fave: torna agli occhi un panorama quasi scomparso che gli autori ridisegnano con occhio affettuoso e consapevole dell'importanza culturale, non solo gastronomica, dell'operazione. Edito da Cuec Cagliari (fax 070/291077) il volume (167 pagine a colori) costa 35 mila lire.
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NOVE REPORTAGES IN UN LIBRO PER RACCONTARE L'ISOLA CHE CAMBIA
Godotnews 25 gennaio 2002

Si presenta oggi a Sassari il volume del giornalista Costantino Cossu "Sardegna: la fine dell'innocenza" Edito dalla Cuec, ripropone i servizi pubblicati dal settimanale di Enrico Deaglio "Diario della Settimana"

 

E' la storia di un'isola che cambia. E il titolo lo spiega benissimo. "Sardegna: la fine dell'innocenza" è del libro di Costantino Cossu ed edito dalla Cuec che verrà presentato oggi alle 17 presso la Sala Angioy del Palazzo della Provincia di Sassari, per iniziativa delle Librerie Labirinto. Alla presentazione parteciperanno, insieme all'autore, lo storico Manlio Brigaglia, lo scrittore Salvatore Mannuzzu e il giornalista Angelo De Murtas. Coordinerà il dibattito il giornalista Rosario Cecaro.

Il libro comprende nove reportage sulla difficile transizione alla modernità della Sardegna contemporanea. Le inchieste di Costantino Cossu, caposervizio della pagina della Cultura e degli Spettacoli del quotidiano sassarese "La Nuova Sardegna" sono state pubblicate nel settimanale "Diario della Settimana" diretto da Enrico Deaglio. Ora vengono raccolte e riproposte al pubblico dei lettori.

Come spiega nella sua introduzione Mannuzzu "È un libro sorretto da un'ideologia forte: sin dal titolo, sin dalla scelta dei fatti da raccontare, i fatti che funzionano come scandagli, calati dentro un'unica materia che materia? Con non poche ambizioni: l'ultima storia sarda - il suo divenire, il suo destino in breve, Cossu ritiene che la Sardegna abbia perduto l'innocenza".

Cossu si occupa di temi all'evidenza dell'opinione pubblica ma anche di personaggi dimenticati. Come Gavino Ledda e del suo aniano padre (in "Parola di Patriarca"), affronta il caso della Cgil ogliastrina sconvolta da omicidi e attentati ("Sindacato rosso sangue"), ripercorre le vicende editorial-deliquenziali di Nichi Grauso e Antonangelo Liori ("Sardegna, attenti a quei due"), fino all'epopea di Tiscali e di Renato Soru ("Un nuraghe a Piazza Affari") e ai parchi genetici ("Il paese dei sardi di razza").

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Le insidie dell'"identità"
La presentazione del libro di Costantino Cossu 
suscita dibattito su violenza, mafia e tradizioni

SASSARI. Non è facile qui a Sassari, da qualche anno, avere dibattiti di buon livello come quello suscitato ieri, nel palazzo della Provincia, dal libro di Costantino Cossu "Sardegna la fine dell'innocenza" (Cuec). Temi fondamentali qual è il rapporto tra identità e progresso o tra mafia e cultura della violenza, sono stati i sassi che hanno contribuito ad agitare lo stagno della rassegnata decadenza cittadina. Il libro di Cossu, capo servizio delle pagine culturali della Nuova Sardegna, raccoglie nove inchieste compiute dal giornalista e pubblicate su Diario, il settimanale di Enrico Deaglio, dal 1998 al 2001. Un filo conduttore tessuto con il metodo interpretativo, le scelte di campo culturali e politiche, oltre che con lo stile e il linguaggio, estende queste inchieste dalla categoria (anch'essa dignitosissima) dell'effimero giornalistico fino a quella del consumo solitamente più riflessivo che si fa dei saggi. Gli articoli si fondono e assumono struttura omogenea, aiutati in questa metamorfosi anche dall'introduzione dello scrittore Salvatore Mannuzzu. Il quale polemizza con l'autore, con la diffidenza verso l'identità, con le sue convinzioni sulla quinta mafia sarda, con l'identificazione tra reazione (al progresso) e tradizione. Temi che - qui costretti in una necessaria sintesi che li banalizza - in quelle inchieste e nel dibattito di ieri, sono emersi nei loro importanti risvolti. La mafia, ha a esempio chiarito Cossu, non esiste certamente nell'interno dell'isola, dove però la cultura della violenza, che si poggia su un certo modo di intendere e vivere "tradizione" e "identità", è una diga contro civiltà e progresso. Ma - ha aggiunto il giornalista - alcune situazioni metropolitane, il taglieggiamento di tanti industriali e un certo flusso di denaro nelle coste offrono senz'altro l'immagine di una situazione premafiosa. Una provocazione, quella di Cossu, costruita anche con battute del tipo "Ai tempi dell'editto delle chiudende io sarei stato dalla parte dei sabaudi che ci sparavano contro", ma anche una coerente linea di pensiero ben spiegata da questa affermazione: "Il mio punto di vista è quello del meridionalismo democratico, purtroppo sempre meno frequentato, che propugna cambiamenti profondi in nome del progresso".
I relatori, coordinati dal giornalista Rosario Cecaro, erano Manlio Brigaglia, lo stesso Mannuzzu e il giornalista Angelo De Murtas. Brigaglia ha spiegato il rifiuto della mitizzazione del passato, i rischi di strumentalizzazione dell'identità denunciati da Cossu nel suo libro. Aggiungendo che si può più o meno condividere, più o meno essere pessimisti, ma che è importante osservare come queste inchieste siano un esempio sempre più raro di ottimo giornalismo. Salvatore Mannuzzu dal canto suo ha proposto risposte ad alcune delle incalzanti domande poste dal libro di Cossu: affermando tra l'altro che per capire qualsiasi realtà della Sardegna si devono usare delle chiavi universali e che l'identità sarda non può essere alibi per alcuno. Neanche, ha aggiunto lo scrittore, per una sinistra che vuole "evitarsi il fastidio di essere sinistra". Per compiere a questo punto un affondo politico: "Tutto il fronte democratico insegue la Costituente con il fiato grosso. Ma le costituzioni si scrivono dopo il 25 aprile, non dopo il 28 ottobre. Altrimenti a scriverle sono quelli che il 28 ottobre hanno vinto".

Cosimo Filigheddu

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"La Maschera" in scena con le gesta di Vincenzo Sulis

 

In pochi avevano sentito parlare prima di Vincenzo Sulis. Personaggio cagliaritano vissuto tra la fine del ’700 e l’inizio dell’800, con le sue epiche gesta e l’eclettica vita ha segnato un’epoca importante nella storia sarda. "È un personaggio dallo spessore storico e umano incredibile - commenta il regista Enzo Parodo - ed è importante che i giovani sardi ma anche italiani d’oggi possano conoscerne le gesta". Per questo l’altra sera all’Arena Maschera l’omonima compagnia teatrale su iniziativa dell’amministrazione comunale ha allestito la rappresentazione "Vincenzo Sulis un eroe scomodo" con testi di Vincenzo Porcu e regia di Enzo Parodo. La prima teatrale era già stata destinata il 25 aprile alle scuole ottenendo l’entusiastica risposta dei 500 alunni del paese. "Il personaggio storico di Vincenzo Sulis - azzarda il sindaco Gesuino Mattana- non avrebbe niente da invidiare a quelli di altri eroi nazionali come Carlo Pisacane, Pietro Micca o dei fratelli Bandiera". Vincenzo Sulis si fa notare nei primi vent’anni di vita per le sue gesta di contrabbandiere a capo di una banda in grado di farsi rispettare nei quartieri cagliaritani di Villanova, Stampace e Marina. Braccato dalle legge ma comunque benvoluto dal popolo. A 22 anni conosce un magistrato che lo instrada con successo agli studi di notaio facendogli così cambiare completamente vita. Successivamente si sposa con la figlia del proprietario della peschiera "Su Fundali" di Santa Gilla e fino a 40 anni vive da agiato borghese fino a quando, nel 1793, nel porto di Cagliari non si affaccia la flotta francese. Vincenzo Sulis torna ad imbracciare il fucile e si getta nella battaglia contribuendo a sconfiggere il nemico e distinguendosi come un eroe popolare. Più avanti, con l’arrivo dei piemontesi, la sua stella declinerà. Accusato di complotto contro il re fu condannato al carcere perpetuo a Torre Sperone ad Alghero prima e al confino a La Maddalena poi dove morirà nel 1834 non prima di aver incontrato lo storico Pasquale Tola. Questi, affascinato dalla sua vita, lo convince a scrivere la sua biografia nella quale oggi possiamo leggere (edizioni Cuec) le gesta di un uomo davvero fuori dall’ordinario. 
Gian Luigi Pala
L’Unione Sarda del 30.04.2002
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'Occupazioni e disoccupazioni' premiato al "SARACENO"

Il lavoro della sociologa Maria Letizia Pruna, edito dalla Cuec, ha vinto il secondo premio nel concorso dedicato agli studi sul Mezzogiorno. Un lavoro che premia oltra all'autrice, anche la casa editrice, da tempo attenta ai testi sulla società sarda

Lilli Pruna, sociologa dell'Università di Cagliari si è aggiudicata con 'Occupazioni e disoccupazioni', il secondo premio nazionale Pasquale Saraceno per studi sul Mezzogiorno.

'Occupazioni e disoccupazioni. Il mercato del lavoro in Italia e in Sardegna tra generi e generazioni' (questo il titolo completo del libro, pubblicato dai tipi della Cuec) è valso il riconoscimento alla studiosa sarda nell’ambito della terza edizione dell’iniziativa 'Premi Saraceno per studi sul Mezzogiorno', promossa dalla Svimez in ricordo di Pasquale Saraceno (maestro del meridionalismo e cofondatore, nel 1946, dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno).

La giuria chiamata a esaminare e premiare le opere che hanno partecipato all’edizione 2003 dei 'Premi Saraceno' è composta da Gabriele Pescatore (presidente), Salvatore Butera, Giuseppe De Rita, Gabriele De Rosa, Adriano Giannola, Augusto Graziani, Carlo Pace, Luisa Saraceno Morlino, Nino Novacco (coordinatore). La cerimonia di premiazione dei vincitori, con Lilli Pruna, si svolgerà a Potenza il prossimo 23 giugno.

Per la casa editrice Cuec si tratta di un riconoscimento che premia una produzione molto attenta nei confronti della società sarda e meridionale, dei processi di modernizzazione, della realtà economica e sociale. Ricordando alcuni degli altri titoli della Collana si può valutare meglio la qualità delle pubblicazioni della casa editrice cagliaritana: 'La squadra' e 'Sardegna 2000' di Giacomo Mameli, 'Eppur si muove' di Gianfranco Bottazzi, 'L'ultima spiaggia' di Raffaele Paci e Stefano Usai, 'Fenomeni di povertà' di Marco Zurru, 'Crescita economica e sistemi produttivi locali' di Raffaele Paci, 'Sardegna la fine dell'innocenza' di Costantino Cossu.

Maria Letizia Pruna (1959), sociologa, svolge attività di ricerca sul mercato del lavoro e sulle politiche per l'occupazione. Ha lavorato per diversi anni all'Agenzia Regionale del Lavoro della Sardegna, di cui ha coordinato l'Area Animazione Economica. Collabora con il Dipartimento di Ricerche economiche e sociali dell'Università di Cagliari. Tra le sue pubblicazioni più recenti, Come è difficile spendere. L'esperienza dei Fondi Strutturali europei in Sardegna (con Marco Zurru e Gianfranco Bottazzi, 2001).

Godotnews del 11.05.03



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