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L’Unione Sarda 27 giugno 2004
La tribù dei libridinosi parla al femminile e ama la narrativa Ecco l’identikit
del lettore isolano secondo un nuovo studio realizzato
Più donne che uomini, più ultra-trentenni che giovanissimi, più della metà ha messo piede per la prima volta nei padiglioni della mostra. Preferenze? La narrativa (e di gran lunga), ma si difende egregiamente la storia della Sardegna. Visto il quadro da lontano, c'è da essere ottimisti: il libro non è un nemico dell'Isola. Le sirene tecnologiche, le idiozie delle nuove bibbie mediatiche sulla fine della carta, il tentativo di creare mode anti-libro fortunatamente non fanno presa. Anzi, mentre un filone della pseudoglobalizzazione s’impegna nella liquidazione della pagina, c'è un pubblico che ha (molta) voglia di sfogliare. E meno che mai assomiglia a una conventicola. Chiede, valuta, sceglie, pretende. E legge. Ma chi, cosa e come? C'è un identikit del lettore sardo. A voler essere precisi, un ritratto del visitatore della Mostra del libro di Macomer che si è svolta l'aprile scorso. Forse ancora incompleto, e qua e là sfumato, ma esemplare, anche perché su questo fronte i dati scarseggiano da sempre. È quel che affiora comunque da quattromila questionari diffusi (in giorni diversi) all'ingresso degli stand. Diciotto domande per scheda, quasi settecento schede restituite per l'elaborazione di un gruppo di lavoro dell'Associazione editori sardi, coordinato da Mario Argiolas e Giuseppe Mocci. Sintesi dell'Aes: "Abbiamo avuto la conferma che esiste in Sardegna un pubblico numeroso che vuole partecipare e contribuire ai progetti di diffusione del libro e di promozione della lettura e della cultura". Abbastanza per alimentare un deciso ottimismo. Forse, dice Argiolas, presidente dell'associazione, " è arrivato finalmente il momento di provare a superare le vecchie divisioni e contrapposizioni". Un lungo elenco: città contro zone interne (e viceversa), librai contro editori (e viceversa), festival contro festival. Richiamo tanto più opportuno visto che sta per aprirsi il primo Festival di Gavoi, si annunciano altre fiere, e già si intravedono le diffidenze incrociate (se non le rivalità). Ad ognuno le sue specificità, " per una nuova stagione della cultura sarda", dice Argiolas. Slogan suggestivo anche se il tono riecheggia una certa scricchiolante politica d'immagine in altri versanti. È comunque un dato di fatto: si intuisce un "libridinoso", quantomeno simpatizzante, ieri nascosto oppure nuovo di zecca. I questionari né danno un'idea: donne, in prevalenza (il 54,74 per cento). Ma non giovani o giovanissimi, se è vero che quasi il 71 per cento dei visitatori ha più di trent'anni. Buona la presenza nella fascia 19-30 anni (17,1 per cento), ma lo studio dell’Aes ammette che "c'è molto da fare nei confronti del mondo giovanile per promuovere la lettura e la cultura del libro". In questa direzione non sarebbe male dare un’occhiata ai risultati del Marina Cafè Noir a Cagliari. Niente di sorprendente invece dall'esame dei titoli di studio: il visitatore della mostra di Macomer (e di qualsiasi mostra letteraria, si suppone) "è colto" o almeno è andato a scuola e nel 98 per cento dei casi possiede un titolo di studio. È studente, soprattutto, insegnante o impiegato. Molto incoraggiante la constatazione che il 53 per cento del pubblico ha fatto tappa a Macomer per la prima volta, portando il totale dei visitatori da 15.000 a 20.000 nel giro di un anno. Sicuramente, come sottolinea l'Aes, hanno funzionato "il messaggio pubblicitario e la validità del progetto", ma è più consolante pensare che all'origine ci sia una nuova voglia di lettura, generalizzata e ostinata, che si propaga col passaparola, il tam tam, e (ancora poco) via internet. In gran parte (quasi la metà) attratta in particolare dall'offerta di libri sardi. Del resto Macomer era l'unica occasione per visionare tutto il catalogo (3000 titoli) dell'editoria isolana. "Nessuna regione ha una così alta produzione editoriale", ricorda 1'Aes. Domina incontrastata, e più di ieri, la narrativa (72, 27 per cento), ma regge la saggistica (41,52) e la storia sarda (40,52), risposta forte allo sforzo di autori ed editori " di proporre riflessioni sulla realtà socio-economica della Sardegna, sul paesaggio, sui beni culturali" e sul suo passato. Stando alle risposte, il visitatore medio legge da 3 a più di 8 libri all'anno (il 40,66 da 4 a 8 libri). E un buon fronte (il 28,88 per cento) legge anche di più. I margini di crescita sono ampi, se le cifre sono paragonate a quelle delle altre regioni italiane e di paesi europei come Francia e Germania. La fonte primaria resta la libreria, che il 63,2 dei visitatori garantisce di frequentare una o due volte al mese, ma guadagna rapidamente terreno l'edicola "grazie alle vendite in abbinamento con i quotidiani". È qui 1'Aes torna su uno dei punti dolenti della protesta sfociata persino in un libro bianco (cioè vuoto): " Il nostro grido d'allarme era giustificato". Rimane la contraddizione del discorso: le campagne "letterarie" dei giornali pongono qualche problema in più agli editori, ma moltiplicano i lettori, se è vero che il 32,04 per, cento acquista in edicola. Ed è' plausibile che una larga fetta prima non passasse abitualmente in libreria. Gli editori ribattono che il fenomeno punisce i conti economici dei librai e la qualità grafico-editoriale del libro. Ma anche qui (vista la cura crescente di certe iniziative) si potrebbe contro-obiettare. Discorso sempre
aperto, insomma. Così come c'è molto da fare per promuovere la lettura: solo
il 16,95 per cento del campione partecipa "spesso" a presentazioni ed incontri
con gli autori. E giustamente 1'Aes batte su un tasto: servono le "singole
iniziative", ma serve di più inserirle " in progetti di più ampia portata". I
festival, le mostre, i cicli di lettura, appunto. Cosa che "non spetta alle
edicole". Vero, altrettanto vero che, parole dell'Aes, " la presenza delle
librerie in Sardegna è quantitativamente debole". Ma le cose non vanno meglio
nelle biblioteche: le frequenta (ma chissà quanto) il 53,30 per cento. Manca
l'informazione, le amministrazioni non se ne preoccupano " e la legge
regionale sulle biblioteche giace da anni in Consiglio". Regione, Provincia,
Comune: il pubblico di Macomer (il 92,24 per cento) esige più investimenti
pubblici. Il libro è cultura, cioè industria, non solo svago, e in molti
l'hanno capito. Il pubblico, perlomeno. Con un pizzico di civetteria, 1'Aes
riporta alla fine dello studio il commento di una visitatrice non sarda,
proveniente da Firenze: "Quello che apprezzo di più della Sardegna è la
stupefacente integrità di tutto: l'ambiente, la gente, la cultura, i sassi, i
pensieri. Voi siete i pochi genuini che aiutano questo pianeta, questo fa
della vostra cultura un patrimonio per l’umanità". Forse non è così, forse. è
una delle tante cartoline. Ma aiuta chi ha bisogno di aiuto. |
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