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Sebastiano Satta
Leggendo ed annotando
edizione critica
a cura di
Simona Pilia
2005, cm 12x19, pp. 308
€ 15,00
ISBN 88-8467-258-9
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L’autore
Sebastiano Satta nasce a Nuoro nel 1867. Si
diploma presso il liceo "Azuni" di Sassari, dove ha per docente Giovanni
Marradi, che lo avvia allo studio della lirica carducciana. Dopo lo
svolgimento del servizio militare a Bologna – sulla cui esperienza
pubblica la prima silloge Versi ribelli – fa ritorno a Sassari,
ove consegue la laurea in giurisprudenza, collabora alla raccolta
collettanea, con Luigi Falchi e Pompeo Calvia, Nella terra dei
nuraghes (1893) e inizia a scrivere a vario titolo su numerosi
periodici, fondando, con Gastone Chiesi, "L’Isola", su cui pubblicherà
la famosa intervista ai tre banditi Derosas, Angius e Delogu.
Politicamente animato da spirito socialista, si unisce così agli
intellettuali del tempo. Rientrato definitivamente a Nuoro, esercita
l’avvocatura, dilettandosi di poesia, pittura e fotografia. Nel 1908
viene colpito da un ictus che gli pregiudica l’uso del braccio destro e
della voce. Pubblica la silloge Canti barbaricini nel 1910 e
inizia a lavorare alla successiva, Canti del salto e della tanca,
che verrà pubblicata postuma nel 1924, dieci anni dopo la morte.
Il curatore dell’opera
Simona Pilia
(Cagliari, 1970), laureata in Lettere all’Università degli studi di
Cagliari, diplomata alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori,
ha conseguito il Dottorato di Ricerca nei curricula di Filologia in
Cultura e Storia medievale del Mediterraneo occidentale in relazione
alla Sardegna presso l’Università degli studi di Sassari. Redattore
della rivista "Nae", insegna Storia, Cultura e Letteratura della
Sardegna nei corsi di formazione e orientamento. È ricercatrice del
Centro di Studi Filologici Sardi.
L’opera
Leggendo ed Annotando è il titolo che l’Autore diede a un suo
quadernetto compilato in un periodo di tempo compreso fra il 1898 e il
1912. È uno strumento prezioso per ricostruire il metodo di lavoro
dell’Autore perché "ci permette di entrare non soltanto nel laboratorio
di Sebastiano Satta", ma "anche e soprattutto di gettare uno sguardo, in
qualche modo profondo e insolito, sulla retrocamera del pensiero
letterario dell’Autore, di entrare in contatto con il momento più
pragmatico del suo lavoro; quasi in una dimensione intimamente
intrattenuta dal Satta non tanto con i suoi pensieri o con la sua anima,
e nemmeno direi con la sua scrittura, quanto con l’allestimento e
l’organizzazione di essa: quasi una sorta di raccolta di tic, di
pensieri episodici ed estemporanei, casuali e spontanei; e il tutto, si
direbbe, senza un vero e proprio ordine, o quasi" (dalla Prefazione
di Maurizio Virdis).
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