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Il Condaghe di San Gavino
a cura di
Giuseppe Meloni
2005, cm 12x19, pp. 198
€ 16,00
ISBN 88-8467-280-5
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Il curatore dell'opera
Giuseppe Meloni, docente di Storia medioevale e attualmente Preside
della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari.
È autore di volumi su svariate tematiche. Tra i principali ambiti di
ricerca vanno segnalati gli studi sulla politica e l’economia degli
stati mediterranei nel basso medioevo (Genova e la Corona d’Aragona).
Inoltre l’edizione di diverse cronache catalane del XIV secolo (Ramon
Muntaner e Pietro IV d’Aragona) e di documenti prodotti in Sardegna,
come i condaghes di Barisone II. Tra la documentazione inedita
pubblicata, di rilievo quella sull’attività mercantile di Giovanni
Boccaccio, impegnato in traffici commerciali con la Sardegna.
Ha quindi concentrato i suoi studi sui problemi dell’insediamento umano
nella Sardegna medioevale, proponendo una nuova illustrazione del tema.
Il volume più recente consiste nella pubblicazione di una cronaca
scritta in lingua logudorese che offre una nuova chiave di lettura sul
mondo agro-pastorale della Sardegna settentrionale nei secoli XVIII e
XIX.
L’opera
Una delle più controverse fonti narrative di origine popolare viene
riproposta in una nuova edizione critica, preceduta da un’analisi
storica. Si tratta di un esemplare a stampa del 1620 nel quale l’erudito
sassarese Francesco Rocca offrì ai suoi contemporanei la possibilità di
leggere quanto veniva attribuito alla leggenda del ritrovamento dei
corpi dei martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario e ai fatti che
ruotano attorno alla fondazione della basilica di S. Gavino di Porto
Torres.
Al di là del significato culturale dell’opera, il documento è permeato
di aspetti di carattere storico che, rivalutati per la prima volta in
un’ottica che supera vecchi preconcetti, possono offrire nuove chiavi di
lettura. La matrice medioevale dei fatti leggendari così come quella
degli avvenimenti storici narrati vengono rivalutate e riproposte. Si
definisce una datazione sull’origine della tradizione in un momento nel
quale sono ancora vivi consistenti elementi culturali e politici di area
italiana e si affacciano i primi di matrice iberica, catalanoaragonese.
L’origine dell’istituzione giudicale, della quale si offre una serie di
particolari originali ed unici, l’illustrazione di quelle che potrebbero
essere le prime figure al vertice dell’istituzione, così come la
definizione del territorio, descritto a fondo con precisi riferimenti a
particolari toponimici che solo le ricerche attuali hanno recuperato,
sono gli argomenti di punta della ricerca. Così articolato, questo
studio si presenta come una proposta di rivalutazione di una tradizione
che non può che arricchire i dati a nostra disposizione su un passato
che merita di essere conosciuto più a fondo.
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