La letteratura in Lingua sarda.
Testi, autori, vicende

di Salvatore Tola

2006, pp. 560, Euro 28,00
ISBN: 88-8467-340-2

Nel 1897 Pietro Nurra, studioso della poesia popolare, scriveva che non si poteva parlare di una «letteratura vera e propria» in sardo perché non se ne vedeva «unità di concetto» né «lingua comune». Guardando al passato non poteva infatti fare a meno si constatare che gli autori colti avevano messo spesso da parte i linguaggi locali per adottare lo spagnolo, l’italiano, il latino; mentre ai suoi tempi era l’italiano a crescere per importanza rispetto ai dialetti e le lingue di minoranza. Un predominio che si sarebbe rafforzato durante il ventennio fascista. Soltanto nella seconda metà del Novecento è iniziata una fase di rivalutazione: i sardi hanno ripreso fiducia nella loro lingua sino a veder approvata, nel 1997, una legge regionale di tutela. Allo stesso tempo si è avuta la crescita della poesia e la nascita, negli anni Ottanta, di una prosa di buon livello. Il nuovo clima ha fatto apparire superata la convinzione di Nurra (a altri), si è fatta strada l’ipotesi che anche per la Sardegna si possa parlare di una storia letteraria, che esista un filo conduttore che ne lega le vicende, gli autori, i testi. Questo volume ne offre un quadro complessivo e dettagliato allo stesso tempo.

Salvatore Tola è nato nel 1940 a Faenza, in Romagna; nel 1954 si è trasferito a Sassari, dove è stato insegnante di Scuola elementare e nella Media superiore. Sin dal suo arrivo nell’isola ha iniziato a occuparsi di poesia sarda raccogliendone i testi orali. Il legame con la poesia e la prosa si è fatto più stretto dal 1977, quando ha iniziato a far parte delle poesie dei premi letterari in lingua sarda; e dal 1982, quando ha curato la prima di una serie di antologie di testi del Settecento e Ottocento. Da queste esperienze è derivato il saggio-antologia La poesia dei poveri (1997).




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