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Note
sull'autore
In
questo paesaggio di quotidiana crudeltà, in questo abisso di disprezzo
e di barbarie, le pagine di Pietro Tola spirano un'aura di serenità
perfino nei momenti in cui manca il pane o mancano le notizie da casa
(o, come nei bombardamenti e nel periodo in cui gli Alleati compiono
l'avanzata finale, arrivano con un alone di paura e di lutti).
Attenzione: non è soltanto la scrittura a realizzare quest'opera di
decantazione della sofferenza e del terrore, è il carattere dell'uomo
Tola il segreto pacificatore di queste pagine. Bene hanno fatto, dunque,
i suoi figli a dedicarne la pubblicazione soprattutto ai giovani, ai
ragazzi per i quali quegli eventi quasi non hanno significato e forza di
persuasione, anche quando - e non è sempre che accade - ne hanno
sentito parlare. Mentre scrivo ci sono soldati italiani, e soldati sardi
come i "sassarini" in Macedonia, alle prese con una delle
tante infinite guerre che il mondo sta conoscendo dalla fine della
seconda guerra mondiale ad oggi. I ragazzi che stanno a casa, che vanno
a scuola o per baretti, che s'aggrumano nelle piazze e sui loro muretti
come stormi di uccelli di passo, a tutto questo non pensano. Non
vogliono pensare: e hanno anche ragione, se i "grandi", come
si dice, non fanno nulla per insegnarglielo. Questo lavoro pedagogico
può farlo il diario di prigionia dì Pietro Tola. |
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© CUEC Cooperativa Universitaria Editrice Cagliaritana |
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