Il dramma algerino lo percepiamo come cronaca agghiacciante dell'informazione televisiva, massacri senza una logica apparente, crudeltà inaudite contro donne e bambini. Ciò che spaventa non è solo l'alto numero di morti ma soprattutto il carattere nazionale e sacrificale di vittime innocenti, l'efferatezza di cannibalismo tribale.
Una raccolta di saggi Eclissi di mezzaluna a cura di Radhouan Ben Amara e Gianni Marilotti, (edizioni Cuec) ci danno una comprensione degli avvenimenti attuali attraverso la storia algerina degli ultimi trent'anni. Vengono svelate le molte verità del caso Algeria a partire dall'indipendenza del 1862 al colpo di stato del 1992 e alla successiva esplosione di violenza e lacerazione nazionale.
Gli anni di Ben Bella e Boumedien
Già gli anni Sessanta-Settanta di Ben Bella e Boumedien nel coltivare i miti dell'Algeria indipendente si era posta al centro l'immagine di perenne moudjahidid (combattente), un clima di violenza rivoluzionaria secondo il motto un solo eroe, il popolo, all'interno di uno stato fortemente centralizzato. Seguirono i tempi della rivolta e della liberalizzazione con C. Benjedid (1979-'92) con l'apertura di grandi società petrolifere, l'introduzione dell'economia di mercato non sostenuta da infrastrutture adeguate.
Si avvia un pluralismo democratico con partiti legalizzati e con la creazione di nuovi organi di stampa, ma si allarga un fossato tra un'élite di ricchi e le masse sempre più povere. Finiscono per affermarsi i due estremi: un'occidentalizzazione disordinata e fondamentalmente estranea all'identità tradizionale e il progetto di una repubblica islamica, fondata sulla legislazione religiosa in contrapposizione allo stato democratico.
Il fallimento di trent'anni di storia sperimenta oggi la dittatura militare e il terrorismo islamico. Una miscela esplosiva di fondamentalismo religioso, di interessi economici, di logiche mercantili del capitalismo internazionali concede poco spazio a una soluzione positiva della questione algerina.
La diplomazia ufficiale assiste impotente. Nessun intervento dell'Onu, gli Usa osservano con distacco e solo nell'ultimo anno hanno intensificato i loro contatti con l'Algeria, l'Europa si è dimostrata incapace a gestire e risolvere la tragedia Algerina.
Più valida la diplomazia "parallela" per merito soprattutto della comunità romana di Sant' Egidio che ha organizzato a Roma due incontri con i soggetti principali della politica algerina proponendo un documento finale accettabile da tutte le forze in campo. Purtroppo al loro rientro in Algeria i partiti firmatari dell'accordo hanno rigettato la piattaforma concordata.
Ancor oggi la questione algerina è in una situazione di stallo. Il leader di un raggruppamento dell'opposizione laica ha lanciato un'accusa precisa: «L'Occidente è più interessato a difendere i propri interessi economici piuttosto che sostenere la battaglia di quanti in Algeria lottano contro un potere corrotto e un feroce terrorismo islamista».
Petrolio e gas sono risorse che fanno gola, costituiscono infatti un settore strategico delle grandi società internazionali. Così tra monopolio di stato algerino e colossi mondiali si è creato un intreccio per lo sfruttamento e per la commercializzazione degli idrocarburi.
Un documento di denuncia
Eclissi di mezzaluna non è solo un'analisi approfondita delle cause storiche e delle più recenti vicende politiche e religiose, è anche un documento di denuncia civile e umana tesa a sensibilizzare l'opinione pubblica.
Il pericolo è che la questione algerina si risolva in un accordo di vertice in un accordo di vertice tra il regime al potere che controlla politica ed economia, e il fondamentalismo islamico che controllerebbe cultura, istruzione e famiglia. In tale caso sarebbero escluse le forze sociali libertarie dei movimenti democratici algerini.
Una via democratica anche se difficile potrebbe essere il tentativo di una istituzionalizzazione dell'islamismo politico nel quadro del rafforzamento dello Stato laico e di una democrazia pluri-partitica: una riconciliazione che coinvolga tutti i soggetti della vita pubblica e sfoci in un processo costituente per la nuova Algeria.
Bachisio Bandinu