Da L'Unione Sarda 27 gennaio 2007

I narratori sardi? Isola di sorprese

Tesi di laurea si trasforma in un saggio
L'analisi di trent'anni di letteratura

Ha appena venticinque anni l'autrice di questa imponente ricerca ancora fresca di stampa, che fa luce su un fenomeno come la nuova narrativa isolana. Amalia Maria Amendola è nata a Salerno nel 1981 e si è laureata all'Università "La Sapienza" di Roma con una tesi sulla narrativa sarda contemporanea (relatore lo storico della letteratura Walter Pedullà). Il passaggio dalla tesi alla pubblicazione è avvenuto grazie alla casa editrice Cuec di Cagliari, che l'ha stampata in una elegante edizione dal titolo L'isola che sorprende. Il sottotitolo La narrativa sarda in italiano (1974-2006) è molto esplicito sugli argomenti affrontati in questa ricerca. Il cui taglio è a metà strada tra l'indagine letteraria e una campionatura di tipo sociologico. Nella trentina d'anni presi in esame il panorama della narrativa isolana ha conosciuto una crescita vertiginosa, sul pieno della qualità media delle opere. In passato ci sono stati grandi scrittori, tra i quali spiccano Grazia Deledda, Emilio Lussu e Giuseppe Dessì. Ma negli ultimi decenni la presenza di narratori "forti" (Satta, Ledda, Mannuzzu, Niffoi, Fois e altri) ha rafforzato su scala internazionale un marchio dai caratteri inconfondibili come la letteratura sarda. Non a caso Walter Pedullà, nella prefazione a questo libro, sottolinea una circostanza importante. E cioè che tutti gli scrittori di cui si parla (i più blasonati e gli autori di nicchia meno noti) raccontano coralmente non solo le letterature ma anche la società sarda. Lo fanno egregiamente anche quando pubblicano i loro romanzi e i libri di racconti con case editrici della penisola. Questo legame con la propria terra vale anche per gli scrittori di altre regioni, dalla Sicilia alla Liguria.

L'autrice di questa ricerca non ha lavorato solo con libri e giornali. É venuta in Sardegna per incontrare e intervistare diversi autori, le cui dichiarazioni sono riportate nel libro, in modo da far conoscere dall'interno le problematiche della nuova narrativa sarda. Il cui orizzonte è europeo, come lo era per autori come Grazia Deledda e Giuseppe Dessì. Al riguardo sono esemplari le risposte di Mannuzzu, che afferma: «Leggo da sempre Montale e Eliot, da quand'ero ragazzo. Poi, naturalmente, amo moltissimo la grande narrativa dell'Ottocento: Dostoewskij, Cechov, Dickens... E amo Cervantes: dalla più tenera età, alla follia». Per tratteggiare meglio il periodo portato in primo piano, Amalia Maria Amendola parte da lontano. Traccia un profilo sintetico della storia e della letteratura isolana dei tempi andati. In tal modo parla anche degli scrittori del passato, documentando una attività letteraria che non ha conosciuto interruzioni o fratture. Tra l'altro dà il giusto risalto anche alla produzione in limba, all'uso delle diverse varianti del sardo nella poesia e nella prosa. Senza tralasciare la ricca fioritura di romanzi in campidanese, logudorese e nuorese che sono stati pubblicati negli ultimi decenni.

Insomma il panorama presente in questo libro è quanto mai vasto e ricco di autori (mentre delle opere viene offerta una sintesi della trama, in modo da orientare il lettore sulle tematiche prevalenti). Va anche apprezzata la rassegna della critica, i cui giudizi vengono riportati in modo appropriato in riferimento ai singoli autori o al fenomeno complessivo della narrativa sarda più recente. L'isola che sorprende è un titolo che si presta a diverse chiavi di lettura. La "sorpresa" a cui si fa riferimento riguarda allo stesso tempo gli scrittori e la loro terra di origine, il cui legame si manifesta anche nei casi dove la rimozione e la voglia di sprovincializzarsi sono marcati. Il boom che sta avendo il romanzo sardo continuerà? La risposta implicita a questo libro è affermativa. Sono tanti i giovani e gli autori di mezza età che hanno molte cose da raccontare e un buon numero di lettori. Negli ultimi anni giovani e meno giovani scrittori si sono affacciati sulla scena editoriale anche grazie al coraggio delle case editrici sarde che, nel loro piccolo, hanno dato spazio ai nuovi nomi. Molti autori scompariranno fagocitati dal sistema del mercato, ma c'è da scommettere che qualcuno riuscirà a trovare il suo giusto spazio.

Giovanni Mameli

 

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