Un volume sulle protagoniste, spesso ignorate, di due secoli di professioni intellettuali al femminile nell'isola
Dopo la lunga segregazione l'accesso ai saperi "maschili"

Arte e ingegno delle donne sarde

Letterate, scienziate, giornaliste, educatrici, poetesse, geografe, storiche, linguiste, filosofe e antropologhe: sono le tante donne che popolano, con le loro pubblicazioni, questo pregevole catalogo delle autrici sarde di nascita o di adozione. Due secoli di lavoro nelle professioni intellettuali, dal 1775 al 1950 ed oltre, documentati da un denso repertorio dedicato ai più diversi campi del sapere. Alle curatrici, Franca Ferraris Cornaglia, Mirella Melis Zucca, Marcella Mocci Serri, Maria Luisa Viola, va il merito di aver realizzato - oggi che in Italia si afferma l'imprescindibile necessità del censimento globale del patrimonio culturale nazionale come premessa ad ogni bilancio del sapere, anche storiografico, ed alla sua salvaguardia - un inventario dedicato ad una parte poco nota, o nota in modo del tutto frammentario e incompleto, del lavoro intellettuale in Sardegna. Ne deriva la possibilità di quantificare e qualificare l'attività di numerose autrici, dunque di interpretare, forse anche con nuove "chiavi", parole e silenzi, ricchezze e vuoti dell'espressione femminile manifestatasi in area sarda nei due secoli considerati. Sono molti i percorsi di lettura, di conoscenza e di interpretazione che se ne possono trarre: in queste pagine mi limiterò a suggerirne alcuni che, partendo dagli spunti biografici e dalla comparazione con i risultati che vengono da analoghi repertori di scritti femminili relativi ad altre aree dell'Italia o di altre nazioni, invitino a guardare più a fondo nella poetica, nell'immaginario, nella produzione letteraria, artistica e scientifica, nell'intervento politico e sociale degli ultimi due secoli. Per la gran parte dei casi ci troviamo dinanzi ad autrici di cui sappiamo pochissimo e di cui per la prima volta vengono censiti gli scritti. Le donne, come si sa, hanno lasciato ancora meno tracce della loro esistenza di altre componenti del processo storico, perché escluse dalla sfera pubblica, in particolare nel XIX secolo, quando viene rafforzata la segregazione sessuale, e le più emancipate si riconoscono in sparute minoranze, debolmente raggruppate nelle prime organizzazioni femministe. Perciò esse sono state, fino ad anni recenti, quasi totalmente assenti dai materiali tradizionali dello storico (documenti diplomatici e amministrativi, giornali, documenti parlamentari) prodotti da uomini detentori di sapere e potere e dai luoghi della conservazione di questi materiali: gli archivi e le biblioteche. E d'altra parte, come si sa, in mancanza di una attenzione "sociale" e "culturale" verso le donne, i documenti che le riguardavano non sono stati sempre conservati e raramente catalogati come tali, nascosti (o abbandonati, o confusi) dentro dossiers dalle classificazioni convenute, cioè riconosciute, e riconoscibili secondo i criteri accettati dall'élite del sapere e del potere. Questo stato di cose può essere "corretto" solo attraverso ricerche che, al di là dei pioneristici lavori della "storia delle donne", proseguano e completino anzitutto il lavoro di ricognizione riguardante la vita delle donne, indipendentemente dal compito primario dello storico, che è di interpretare il documento e di spiegarne il significato, e da qui prospettare la ricostruzione, la narrazione, di un tempo, di un'epoca. Proprio grazie al lavoro di catalogazione del documento (qui rappresentato dallo scritto scientifico e letterario), sarà infatti possibile scavare nell'identità di alcune donne e delinearne il ritratto umano e intellettuale nella cultura e nella società del loro tempo. Il bilancio che questo catalogo rende possibile, costituisce di per sé un invito alla conoscenza di personalità della cultura che hanno lasciato un segno più o meno importante intraprendendo i percorsi della scrittura.
Laura Pisano

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