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Da L'Unità 22 gennaio 2007 Perdasdefogu, nessuna guerra è un’isola La disperazione, la rabbia e la sofferenza, il sacrificio eppoi quella gioia che trasforma «una ghianda in ciliegia». Ma anche la delusione di chi credeva in un ideale da cui è stato tradito. Eppoi ci sono le storie. Quelle delle donne, degli uomini e dei bimbi che durante le guerre hanno dovuto soffrire, ma anche sperare. Si chiama La ghianda è una ciliegia (pagine 348, euro 16,00, edizioni Cuec) il libro di Giacomo Mameli, giornalista e sociologo sardo. Ricostruisce la storia degli anni di una guerra che rende le sofferenze degli abitanti e dei soldati della piccola Perdasdefogu, uguali a quelle di saldati arruolati nella «Jiulia» o nella «Torino». Scrive Giacomo Mameli nella presentazione: «Qualche volta le storie rievocate da qualcuno dei protagonisti si mescolano con quelle di altri sardi e italiani, o con le testimonianze tramandate oralmente nel nome dei soldati morti in battaglia e mai tornati né a Foghesu né nelle loro città d'Italia». Nel viaggio attraverso la memoria ci sono poi le storie di personaggi di fantasia che raccontano storie vere. E ci sono anche «le storie raccontate da coloro che hanno chiesto di omettere o cambiare il nome». Storie che raccontano la tragedia della seconda guerra mondiale «con le rievocazioni, in presa diretta, dei soldati al Perdasdefogu (oggi novantenni) e delle loro peripezie in Russia, in Albania, in Grecia, nei campi di concentramento tedeschi e degli anni passati in India e in Sudafrica». Un lavoro importante dove il «parlato dei testimoni diventa "scritto" con la semplicità e l'efficacia di uomini finora senza voce e che, in questo libro, assurgono alla dimensione di protagonisti di uno dei periodi più tormentati della storia europea». Storie che Giacomo Mameli riesce a cucire, limare e incastrare. Un libro che l'autore dedica alla memoria del padre che «dalla fede cieca del fascismo era passato a quella ragionata del sardismo». Il viaggio della memoria per non dimenticare e, soprattutto, non far dimenticare. Mai. Davide Madeddu |
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