Via Cesari n.8 era l'indirizzo romano di Renzo De
Felice, ed è il titolo di un agile volume (Cuec, lire 15000) nel quale un
giovane studioso di Oristano, Giovanni Murru, pubblica il testo registrato di
una conversazione avuta con l'autore della monumentale biografia di Mussolini,
nel 1992, quando elaborava la sua tesi di laurea, sull'opera dello stesso De
Felice. L'interesse del volume è sottolineato dalle pagine di presentazione di
Piero Melograni, che insegna Storia contemporanea all'Università di Perugia e
che con De Felice frequentò in anni ormai lontani l'Istituto Croce di Napoli. Entrambi comunisti
(De Felice patì anche il carcere per la sua partecipazione ad una manifestazione
antiamericana) lasciarono assieme il Pci dopo i fatti di Ungheria.
Nella presentazione Melograni, del quale or non è molto è stata pubblicata la
relazione sul tema Il fascismo tra rivoluzione e modernità, tenuta nel
1997 al convegno sull'"Identità storia di Arborea", non manca di accennare alle
reazioni che provocò la pubblicazione del primo volume della biografia di
Mussolini, nel titolo del quale il futuro duce del fascismo, ritenuto
quint'essenza della reazione, veniva definito un rivoluzionario: sdegno non
condiviso da uno studioso come Leo Valiani, secondo il quale in Europa vi sono stati solo
tre veri rivoluzionari: Lenin, Rosa Luxemburg ed appunto Mussolini.
Non manca infine Melograni di accennare agli studiosi che esercitarono una
certa influenza sul giovane De Felice. a cominciare da Delio Cantimori che
iniziò la carriera di insegnante al Dettori e per suggerimento del quale - ma
questa è una nostra ipotesi - De Felice compilò la voce relativa a G. M. Angioy
del Dizionario biografico degli italiani.
Il testo dell'intervista è preceduto da un'introduzione di Murru, utile per
l'accenno alla lunga fatica, alleviata dalla collaborazione della moglie Livia,
figlia di Guido De Ruggiero, che De Felice sostenne per compilare la sua opera
più nota, preceduta ed accompagnata da altre non meno significative quali quelle
sui giacobini italiani e sugli ebrei durante il fascismo. Non meno importante il
volume sulle interpretazioni del fascismo, del quale sono comparse nove
edizioni in diverse lingue.
Murru si intrattiene sull'ultimo volume della biografia di Mussolini, che
poté vedere la luce grazie all'impegno della signora Livia e di alcuni amici
dello studioso scomparso quali Emilio Gentile, Mario Missori e Luigi Goglia.
In questo volume De Felice, nel ripercorrere il periodo forse più tragico
della nostra storia recente, esamina le ragioni delle forze in campo,
affrontando da vero storico temi che negli ultimi cinquanta anni hanno suscitato
vivaci polemiche, non solo tra i superstiti di quell'epoca, ma anche fra
studiosi decisi a non abbandonare posizioni ideologiche o politico-culturali
sempre più chiaramente superate.
Appena diciassette pagine occupa il testo della conversazione che Murru ebbe
con De Felice ma la non eccessiva ampiezza è abbondantemente compensata
dall'importanza delle domande che lo studioso consentì gli venissero rivolte e
dalla franchezza delle risposte. Così per esempio De Felice ricorda i suoi studi
universitari e la scelta di iscriversi a Filosofia, invece che a Lettere, nella
speranza di non dover ripetere sei o sette volte l'esame di Latino col terribile
Ettore Paratore; i suoi rapporti con maestri e poi colleghi come Federico Chabod
e Rosario Romeo; l'episodio che gli dette occasione di ricordare la
partecipazione alla campagna fascista per la difesa della razza di alcuni
notabili della prima Repubblica; lo scalpore suscitato nel 1987 dall'intervista
concessa a Giuliano Ferrara; il suo
interesse per gli studi regionali sul fascismo, non esclusa la Sardegna.
Qualche considerazione conclusiva vorremmo fare su un tema che periodicamente
riaffiora nelle pagine culturali dei giornali sardi. Il tema, tornato di
attualità in sede di elaborazione e di approvazione della nuova legge
sull'editoria, è quello della sorte non lieta di molti libri pubblicati in
Sardegna che appunto in Sardegna rischiano di morire, non riuscendo per tutta
una serie di ragioni a passare il Tirreno: sorte alla quale il libro di Murru,
come del resto altri, meriterebbe di essere sottratto.
Lorenzo Del Piano