La banca stanca
Riflessioni su un sistema di relazioni in crisi
di Carlo Giuseppe Granara

«Forse non esiste un'istituzione che sia oggetto di giudizi e di atteggiamenti così contrastanti come accade per le banche», ha scritto il professor Pietro Maurandi presentando questo saggio di Granara che descrive e analizza, con sapida ed avvincente prosa, il ruolo e l'attività d'una banca d'oggi, nel suo interrelarsi all'esterno con il popolo dei clienti ed al suo interno con quello degli addetti. Con uno sguardo particolarmente attento al caso sardo. Aggiungendo che l'interessante pocket-book possa essere letto come una sorta di viatico per chi debba incontrare la banca d'oggi nella sua strada (come fornitore di prestiti o come occupazione): con il pericolo che, se «è possibile che ti morda il lupo», è anche probabile che «perfino lo faccia una pecora».
Ma perché, come recita il titolo, la banca stanca? L'autore ci spiega che va letta in due modi, ambedue validi e correlati tra loro: come verbo, indicando il modo con cui gli utenti ne vivono il rapporto; come aggettivo, perché sembra aver perso ogni forza per rinnovarsi, migliorarsi, va esaurendo il ruolo che «l'ha vista elemento insostituibile dello sviluppo economico, sia nella sua funzione storica di finanziatore di denari, che in quella più recente di intermediario nelle operazioni commerciali della sua clientela».
Occorrerebbe aggiungere, per maggior precisione, che Granara - un trentenne laureato in economia - lavora in banca. Nella filiale cagliaritana di un importante istituto creditizio nazionale. È quindi un addetto ai lavori, un esperto. Per cui queste sue acute riflessioni sul pianeta-banca sono, per il lettore, assai intriganti. Tanto che il centinaio di pagine del volumetto si fanno leggere tutto d'un fiato. Non paia, questo, un elogio alla leggerezza dello scritto, quanto, al contrario, un sentito apprezzamento per l'avvincente acutezza e la efficace lucidità dell'analisi.
C'è soprattutto una brillante ed intelligente vivisezione del rapporto chiave del nostro sistema economico, quello tra banca e impresa, che Granara incentra nelle modalità dell'incontro fra prenditori ed erogatori di prestiti, troppo spesso fortemente squilibrato a favore di questi ultimi (dei banchieri-bancari, appunto). Non sfuggono all'analisi le tante distorsioni che contraddistinguono quel rapporto, spesso incrinato da valutazioni bancarie che premiano la soggettività all'obiettività del giudizio. E, talvolta, da un'inadeguata capacità finanziaria delle imprese che si limitano a viverlo in uno stato di passiva sudditanza. Un rapporto quindi che continua a circuitare fra i vizi della banca e le ingenuità dell'impresa.
Non manca, nelle riflessioni di Granara, un accenno al sistema bancario regionale. Che non sfugge alle sue osservazioni critiche (per carenze di varia natura, non ultima quella della modesta professionalità degli addetti), non essendo riuscito a sfruttare, se non in senso di potere, il suo più stretto e forte rapporto con l'economia locale. E Maurandi, nella sua presentazione, è dell'avviso che anche le banche locali si meritino la doppia accezione di quel termine - stanca - che ha fatto da filo conduttore alle riflessioni dell'autore. Esse - afferma - «non sfuggono, nei rapporti con le imprese, ai problemi e alle situazioni critiche messe in evidenza nel libro», ma potrebbero rappresentare la chiave giusta da girare per giungere al superamento degli elementi critici esistenti nel fra banche e imprese.
In definitiva è un libro, in cui l'acuta osservazione e la intelligente riflessione impastate con un po' di giusta ironia, ne rendono facile la lettura e, soprattutto, la consigliano a quanti hanno ha che fare con problemi bancari...

scheda a cura di Paolo Fadda
pubblicata sul numero 4/1999 di Sardegna Economica