Ricordando Renzo Laconi

Memorie

Sì, me l'ha regalato un frate Francescano, mio carissimo amico. Questo libro prezioso, che riaccende la memoria di uno dei protagonisti del comunismo italiano, nell'immediato secondo dopoguerra. Non è suo, ma è come se l'avesse scritto lui La biblioteca di Renzo Laconi, a cura di Gianna Lai, con contributi di Luigi Pintor, Vincenzo Atripaldi e Mariarosa Cardia, Cuec Cagliari 2000. Renzo Laconi (1916-1967) ritorna fra noi, proprio con quello che è più segreto degli appassionati dei libri. Quattromila, custoditi dalla madre dopo la sua morte precoce ed, ora, elencati precisamente con tutti i dati editoriali, a disegnare la figura dell'intellettuale, che il politico può avere ingiustamente schermato. Sì, nella memoria collettiva è anche il professore di filosofia nei licei della città, che già negli anni Trenta apre le sue lezioni ai gravi problemi politici e sociali. Ma è soprattutto il parlamentare che rappresenta la Sardegna dalla prima alla quarta legislatura. E, prima, aveva partecipato alla Consulta Regionale, che prepara la sua autonomia. Un ventaglio di idee e di impegni , aperto dai problemi nazionali a quelli isolani, che lo fa promotore del periodico Rinascita Sarda, che non casualmente nel suo primo numero del 1957 esordisce con un suo fondo intitolato Questione Sarda e questione meridionale.
Era un parlatore affascinante, negli anni in cui le piazze di Cagliari, nei giorni infuocati che precedevano le elezioni, si riempivano di folle imponenti, se le contendevano lui, Francesco Cocco Ortu ed Enrico Endrich. E una sera, in cui si tumulava per la restituzione di Trieste all'Italia, Laconi apparve improvvisamente sulla finestra, da cui si affacciavano gli oratori più popolari, e lui, quando si fece silenzio, disse appena: "Anch'io ho dato qualcosa a Trieste", e si conquistò la piazza, sopra ogni divisione di parte. Quella parola si era affinata, parlando dalla cattedra a tanti giovani, che non l'hanno dimenticato. E leggendo quei libri, che sono stati la sua grande ricchezza, e sono ancora un'eredità, i cui destinatari non hanno colore politico, che ne possa limitare il più felice godimento. "Laconi non fa distinzione fra cultura alata e cultura bassa" ha scritto Gianna Lai "e affianca i filosofi del razionalismo e i classici della letteratura ai generi di grande consumo, quelli che hanno sempre determinato tra i ceti medi cittadini, le masse popolari e i giovani la formazione del gusto alla lettura".
Tra quei libri ci sono Platone, Aristotele, Cicerone, Sant'Agostino e San Tommaso, ma anche hegel, Marx, Nietzsche, Gramsci. Con la grande letteratura (Dante, Cervantes, Goethe, Tolstoj, Pirandello) anche quella di consumo (Dumas, Verne, Sue). Degli anni giovanili un'immagine incancellabile lo rievoca che passeggiava con due intellettuali cagliaritani, anch'essi valorosi: Luigi Pirastu e Ciro Forresu. C'era un'aria di festa nelle loro conversazioni, che si accendevano in quell'andare per via Roma e il Bastione di San Remy, che erano i luoghi dei deputati, allora, a questo vagabondare giovanile. Non è difficile immaginare che in quelle serate chiacchiere anche i libri riemergessero, che Renzo Laconi e i suoi due amici, avevano lasciato a casa, con una qualche melanconia.
Poi Renzo Laconi, che era nato a Sant'Antioco, morì prematuramente a Catania, il 29 giugno 1067. Ma Cagliari, che era la sua città e dove la sua salma fu traslata, lo onorò così, come ricorda Maria Rosa Cardia: "Il suono doloroso delle sirene dei treni della stazione e delle navi del porto, che salutò il passaggio del suo corteo funebre, sembrò ricordare che Laconi, nei ventitré anni di sofferenze, appassionate e lucide esperienze politiche e culturali, era riuscito a prospettare una visione moderna della politica".

Antonio Romagnino

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