L'Unione Sarda del 2 marzo 2004


Libri senza frontiere:
quando l’editoria isolana varca i confini


In Europa e nelle Americhe ricercati i titoli in lingua originale di storia, geografia, tradizioni popolari e narrativa

All’estero la Sardegna da sfogliare e da leggere piace, eccome. L’editoria isolana sta scoprendo negli ultimi tempi i mercati non soltanto italiani, ma soprattutto quelli dei Paesi europei e delle Americhe. Il boom del noir sta arrivando oltremare, assieme all’interesse per l’antropologia, per la questione della limba,per l’arte. A sponsorizzare la nostra editoria e portarla nelle migliori librerie del mondo ci pensano le decine di migliaia di emigrati sardi e i circoli, alcuni dei quali dispongono di biblioteche sempre aggiornate con le ultime novità. Il fenomeno è recente ma, a detta di chi con i libri sardi ci lavora ogni giorno, nei prossimi anni conoscerà una crescita esponenziale. Mario Argiolas, presidente dell’associazione editori sardi e responsabile della Cuec, ne ricorda gli albori, quando vent’anni fa l’Isola libraria scriveva le sue prime pagine a Francoforte, tra le vetrine più importanti al mondo nel settore. "Sono cambiate molte cose da quegli anni. Ora noi editori andiamo in Germania compatti e numerosi, assieme a un traduttore, figura fondamentale per avere un contatto diretto con editori stranieri. Il loro interesse è rivolto ad acquistare i diritti da chi stampa libri in Sardegna per poterli poi vendere, nei rispettivi Paesi, già tradotti". Negli stand ogni anno arrivano nuovi distributori che cercano insistentemente accordi con gli editori nostrani, perché evidentemente il libro sardo sta diventando un prodotto appetibile. In ogni caso, la maggior parte dei libri che lascia la Sardegna rimane in lingua originale, quindi in italiano o in sardo. A oggi sono poche le case editrici che vendono i diritti di traduzione. Una di queste è Il Maestrale, che sta dando il via libera alla versione, in francese, tedesco e inglese, dei noir firmati Marcello Fois, Todde e Niffoi, un fenomeno letterario evidentemente non solo sardo. Un altro esempio è quello della cagliaritana Coedisar, che sta promuovendo all’estero mappe e cartine multilingue. Negli stand francofortesi si avvicinano anche importatori ed esportatori che hanno nel loro portfolio biblioteche statali e quelle di grosse università, alla ricerca di nuovi titoli per arricchire le proprie collezioni. "Nell’edizione dell’anno scorso - ricorda Argiolas - si è avvicinato anche un ricercatore irlandese, ed esponente dell’Unione europea, che chiedeva a che punto fosse la Sardegna nella tutela della lingua e quali pubblicazioni fossero uscite di recente". I Paesi della Vecchia Europa sono quelli più ricettivi e curiosi nei confronti dell’editoria isolana. Francia, Germania, Spagna, Svizzera ma anche Austria e Polonia, anche grazie alla promozione e all’organizzazione di convegni specifici da parte dei circoli, stanno gradualmente assaporando stili, storia, romanzi e geografia di una terra che, almeno a livello culturale, non è poi così lontana. Una minima percentuale dell’export finisce negli Stati Uniti e perfino in Brasile. Rimane un caso quello del Regno Unito, dove finora arriva pochissimo: "Il fatto è - sottolinea Argiolas - che i britannici sono molto attaccati alla propria cultura e soprattutto alla propria lingua e quindi tutto ciò che non è tradotto non riscontra molto successo". Ma il tipico conservatorismo dei sudditi di sua Maestà è stemperato dall’ammissione di colpa di chi a quel mercato non è ancora arrivato: "In effetti - ammette il presidente degli editori sardi - da quelle parti ci mancano ancora i contatti per poter inserire i nostri prodotti. Sono sicuro che se avessero titoli in inglese li leggerebbero, eccome". Noir e limba quindi? Non solo. Tra i generi richiesti ci sono la saggistica in genere e, soprattutto, testi monografici sull’arte sarda nelle sue diverse specialità. Qualche titolo: Limba, lingua, language (a cura di Mario Argiolas e Roberto Serra, Cuec editrice), Chent’annos (di Paolo Pillonca, Domus de Janas), Aligi Sassu (di Antonello Negri, Ilisso), Ditzionariu de sa limba et de sa cultura sarda (di Mario Puddu, Condaghes), Artigianato in mostra (di Manni Ferru, Edizione Sole), Arte e religione della Sardegna prenuragica (di Giovanni Lilliu, Carlo Delfino), Xilografie (di Mario Delitala, Società Poligrafica Sarda), Ceramica. La produzione della Sardegna preistorica (Tam tam editrice), Il peso dell’eros. Mito ed eros nella Sardegna di Grazia Deledda (di Neria de Giovanni, Nemapress). In questa lista non potevano mancare i libri fotografici su carta patinata di spiagge e coste: tra i più venduti Sardegna Blu (anche su cd-rom, Sardegna web) e Guida pratica alle spiagge della Sardegna (Archivio fotografico sardo). In ogni caso, l’editoria sole-&-mare segue altri canali di distribuzione, ossia quelli legati al turismo. Molto richiesto anche il libro sulla storia dell’inno sardo (Su patriotu sardu a sos feudatarios di Francesco Ignazio Mannu, Cuec). Curiosità: i colori del mare sardo, la bellezza delle spiagge interessano meno agli emigrati (forse perché è impossibile dimenticarli), che invece preferiscono acquistare testi a carattere antropologico o che ripercorrono storia e vicissitudini delle comunità d’origine. Due esempi: Paesi e città della Sardegna (a cura di Gianni Mura e Antonello Sanna, Cuec) e il recentissimo Costumi. Storia, linguaggio e prospettive del vestire in Sardegna (autori vari, Ilisso). Se Francoforte è la vetrina reale, Internet è quella virtuale, che sicuramente ha un bacino di potenziali clienti ancora maggiore della fiera teutonica. Quasi ogni editore sardo ha un proprio sito web, ma non tutti hanno ancora scoperto l’e-commerce. Chi l’ha testato non è rimasto deluso. Basta pensare al sito www.librisardi.it (gruppo Fozzi), che ogni settimana da tutto il mondo riceve in media 15 ordini. Non sono pochi, anche se il potenziale è enorme: il catalogo on line conta circa 3700 titoli. "Credo che nessuna altra regione possa vantare un’offerta simile e così varia", puntualizza Argiolas. C’è poi il portale degli editori isolani (www.editorisardi.it), che ha però un obiettivo soltanto promozionale, dove vengono presentate tutte le novità ed è aggiornato con le schede per ogni titolo. I numeri, infine. Impossibile stabilire quanti libri sardi varchino il Mediterraneo, siamo ancora agli inizi. È certo però che, sul fatturato totale di ogni editore, quello d’esportazione sia nell’ordine del 5 per cento. Poco se si pensa a quanta voglia di Sardegna da leggere ci sia oltreisola, molto considerando che fino a poco tempo fa gli unici libri di sardi esportati erano Quaderni del carcere di Antonio Gramsci e Padre padrone di Gavino Ledda.

Daniele Casale
Rubrica: I sardi nel mondo


 

 Torna su

© CUEC Cooperativa Universitaria Editrice Cagliaritana