Alla ricerca del sardo perduto

È in libreria "Limba, lingua, language" un volume curato da Mario Argiolas e Roberto Serra, che fa il punto sul trentennale dibattito sulla questione linguistica in Sardegna, affrontando da differenti prospettive le problematiche del progetto dell'unificazione linguistica proposta dall'assessore Onida

Non ci sono stati particolari sussulti o tensioni, qualcuno ha approvato, altri espresso il proprio dissenso, però alla fine il coro più forte è stato: "Logudorese? No grazie!". Tiene sempre banco il dibattito sull'unificazione della lingua sarda, e dopo le accese polemiche dei mesi scorsi che si sono rimpallate negli ambienti politici e culturali, il recente volume "Limba lingua language: lingue locali, standardizzazione e identità in Sardegna nell'era della globalizzazione" pubblicato dalla casa editrice Cuec a cura di Mario Argiolas e Roberto Serra, si inserisce nel contesto stimolando l'approfondimento, l'analisi e la discussione del problema.
"Questo libro ha soprattutto una finalità divulgativa" sottolinea Roberto Serra. "Vogliamo fornire testimonianze, strumenti e materiali utili a diffondere la conoscenza sulla questione e stimolare una riflessione. Il dibattito non può restare circoscritto ai soli addetti ai lavori, è necessario coinvolgere un più vasto pubblico e far crescere l'interesse dei sardi nei confronti della lingua, solo così è possibile realizzare questo ambizioso progetto."
Ma "Limba lingua language" è stato salutato con vivo interesse anche per un altro importante motivo. "Non ci siamo schierati volutamente a favore di alcuna precisa posizione, ci siamo messi al di sopra delle parti" spiega Serra. "Abbiamo riproposto i punti estremi del dibattito in corso cercando di chiarire ragioni e finalità delle rispettive posizioni". Agli aspetti messi in luce dagli interventi inoltre, c'è da sottolineare che, nella pur abbondante letteratura sul tema della lingua, il libro costituisce una novità perché offre un'ampia panoramica sulle opinioni più correnti. Dalla ricostruzione storica fatta nel primo capitolo da Antonio Cossu che ripercorre trent'anni di lotte per l'affermazione della lingua, alle pagine finali con i documenti, istanze, proposte di risoluzione e proposte di legge come la recente legge regionale n° 26/97, tutto il libro è un'affascinante testimonianza della volontà di salvaguardare la lingua e l'identità sarda.
"È una terra straordinaria con intrecci tra montagne e mare" spiega Giuseppe Marci, docente di letteratura all'Università di Cagliari, e autore di uno degli interventi che compongono il volume. "A questo ricco panorama fisico corrisponde quello di un popolo che ha resistito e saputo rivitalizzare, utilizzando le influenze dei Catalani, Aragonesi e dominatori vari, la sua lingua e l'identità".
In un contesto di culture differenti, di minoranze da salvaguardare e di identità culturale, se ieri aveva un senso parlare di bilinguismo, oggi questa strada non è più proponibile. Volutamente è il titolo stesso "Limba lingua language" a suggerire nuove indicazioni. "Noi abbiamo bisogno del sardo non per farne un'arma contro l'inglese, dobbiamo saperli utilizzare assieme" fa presente Eliseo Spiga, saggista e promotore del Comitadu pro sa limba, "possiamo segnare il mondo con la nostra presenza ma per far questo dobbiamo capire la nostra storia, i sentimenti che evoca in caso contrario rischia di diventare il gergo di una periferia metropolitana."
Se il volume pubblicato dalla Cuec, si mantiene neutrale, limitandosi a fornire spunti che stimolino il dibattito e il confronto, qual è la lingua unificata per i sardi? In questi ultimi tempi il problema della creazione di uno standard, non è una novità, si è cristallizzato nell'acceso scontro tra le due principali fazioni. Da un lato le ipotesi suggerite dal Comune di Quartu a favore di "una politica linguistica a dimensione urbana che rispetti le realtà plurilingue dell'isola", dall'altro i risultati, contestati dai più, della Commissione di esperti dell'assessore Pasquale Onida che, con presupposti di confutabile scientificità, hanno decretato essere il logudorese l'unico "sardo" degno di essere adottato come standard.
L'aspetto più inquietante è proprio il tentativo di mascherare dietro paludamenti scientifici, interessi privati e la scelta geopolitica degli studiosi e di chi li sostiene. All'epoca della stipulazione della convenzione tra esperti e Regione, si parlava di unificazione ad uso esclusivo della Pubblica Amministrazione. Ora circolano voci di uno sviluppo in tutti gli ambiti sociali e didattici. E non basta, a quanto pare i soliti esperti regionali, per la modica cifra erogata dalla Regione, di sessanta milioni pro capite per 21 sedute, sono già al lavoro per elaborare un corposo programma di letteratura e lingua sarda di impronta esclusivamente logudorese-nuorese con tanto di editore già pronto a giocare il suo doppio ruolo di esperto ed imprenditore. Ma allora i giochi sono già fatti e tutto questo gran parlare è solo fumo negli occhi per migliaia di sardi? Non si sa, è forse presto per dirlo. Su tutto quello che colpisce di più è il laconico invito del professor Giovanni Lilliu, anche perché con Emilio Lussu l'Accademico dei Lincei è tra i padri di questo trentennale dibattito: "Est'ora de si poni a traballai!".
Antonio Rombi

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