La Nuova Sardegna 20 aprile 2004

 

Da domani a Macomer la quarta mostra regionale del libro con oltre tremila titoli, dalla narrativa alla saggistica

Riapre la vetrina del libro sardo

Intervista con Mario Argiolas, presidente degli editori isolani


A due anni di distanza dall’ultima mostra regionale, il libro sardo torna in vetrina. Da domani sino a lunedì 26 aprile a Macomer si svolge la quarta mostra regionale del libro, in un momento particolarmente vitale per l’editoria sarda. Negli ultimi anni la notorietà di numerosi autori ha superato i confini dell’isola, nuovi editori si affacciano sul mercato e l’offerta è sempre più variegata e di qualità. Ne abbiamo parlato con Mario Argiolas, presidente del’Associazione editori sardi, che organizza la mostra insieme con l’assessorato regionale alla Pubblica Istruzione e il Comune di Macomer.


La fiera del libro torna dopo una pausa di due anni. Perché è saltata l’edizione 2003?

"L’anno scorso ci siamo interrogati sull’opportunità di aprire a settembre, perchè è nostro obiettivo coinvolgere in modo efficace il mondo della scuola e l’anno scolastico era appena cominciato. Abbiamo deciso perciò di spostare la data a metà aprile, a partire dal 2004".


Quali sono le novità di questa edizione?

"C’è anzitutto un miglioramento strutturale. Sono stati allestiti tre padiglioni, invece dei soliti due. Uno sarà destinato alle mostre e all’animazione, poi ci sarà il padiglione dell’editoria, con il grande stand dei libri sardi, dalle case editrici ai librai, una novità di quest’anno. Il terzo padiglione, del tutto nuovo, con due sale, ospiterà convegni, dibattiti e spettacoli".


Siete sempre determinati sulla scelta di Macomer per l’unica fiera regionale del settore?

"Sì, e non solo perché la mostra del libro è nata a Macomer, alcuni anni prima che diventasse una fiera regionale. La valutazione comune dei tre enti organizzatori è che c’è bisogno di un appuntamento annuale in cui gli operatori del libro - editori, librai, autori, biblioteche e scuole - si incontrino per fare il punto sulle loro attività e qui propongano al pubblico progetti e prodotti. Per far questo serve un luogo di incontro ben attrezzato, dunque un’area fieristica in una area raggiungibile da ogni parte dell’isola. Macomer è al centro della Sardegna, a pochi chilometri dalla strada statale 131. Ora sono migliorati i servizi di accoglienza, ci sono convenzioni con alberghi e ristoranti, bus navette frequentissime con la città e la stazione ferroviaria. C’è poi un altro aspetto della scelta di Macomer, che è quello di valorizzare le zone interne".


Quanti sono gli editori presenti?

"Gli editori sardi sono presenti quasi tutti, 42 su 45. I titoli sono tremila, almeno quattrocento dei quali sono novità degli ultimi sei mesi. La mostra è l’unica occasione dove un visitatore ha la possibilità di avere un panorama completo dell’editoria sarda".


I dati di cui parla, 400 titoli negli ultimi sei mesi, rappresentano una cifra di tutto rispetto. È dunque un momento positivo per l’editoria sarda?

"C’è molta vivacità, una grande produzione, è un momento topico. Mai come oggi c’è stato interesse nei confronti del libro prodotto in Sardegna. Parlo degli autori come degli editori".

L’anno scorso, quando i quotidiani sardi hanno cominciato a proporre libri in vendita con il giornale, voi avete espresso forti preoccupazioni. Vuol dire che oggi la pensate diversamente?

"Le preoccupazioni restano, ma le iniziative dei quotidiani hanno fatto capire quanto ampie siano le potenzialità del mercato sardo. Per quanto ci riguarda, la grande produzione di cui parlavo non ha un adeguato sbocco commerciale e di diffusione. Il primo problema è che le librerie veramente operanti ed efficienti in Sardegna non sono più di cinquanta. Anche aggiungendo le cartolerie si arriva a settanta, e sono ancora pochissime. Pensi che le edicole sono 1100. La diffusione con i quotidiani ha dimostrato che un libro sardo ha potenzialità di vendita enormi. Questo avviene probabilmente anche per il prezzo, 4.90 euro, che è veramente basso. Ma se noi avessimo una rete commerciale molto più diffusa nel territorio, allora riusciremmo a vendere il triplo di quanto facciamo ora".


Cosa intendete fare?

"Serve una politica da parte degli enti pubblici che favorisca l’incremento di piccoli punti vendita, come si sta facendo a Roma dove il comune sta orientando una serie di provvedimenti per favorire queste iniziative. Creare piccole librerie diffuse nel territorio, in modo tale da avere una rete capillare per tutta la Sardegna. Perché i libri in edicola hanno soprattutto penalizzato le librerie, che sono i nostri polmoni. Rispetto al dato nazionale di una perdita annuale del 13 per cento nel settore dei tascabili, credo che da noi in Sardegna si possa parlare del 20 per cento. È chiaro che se le librerie verranno ulteriormente penalizzate chiuderanno. Ecco la nostra preoccupazione maggiore".


Altre proposte?

"Una in particolare, che sarà formalizzata durante la fiera. Siamo pronti a costituire una rete di punti vendita in continente, appoggiandoci a reti librarie già esistenti. Ma abbiamo bisogno di aiuti, perché con le nostre forze non ce la possiamo fare. Se la Regione ci aiutasse ad essere presenti per un anno in 50 librerie, potremmo dimostrare che oggi produciamo libri che possono aver un buon mercato anche fuori dalla Sardegna. E non parlo solo della narrativa, che ora è molto richiesta in tutta Italia, ma anche della saggistica. Così da dimostrare che non produciamo solo a livello localistico, cioé libri solo per i sardi, ma per tutti. Abbiamo solo bisogno di promozione".


I sardi sono buoni lettori?

"Le statistiche ci collocano appena al di sotto della media nazionale, ma comunque al di sopra delle regioni del Meridione. C’è però un trend di crescita davvero considerevole".


Cosa si legge, in particolare?

"Adesso è il momento della narrativa. È stata una scoperta felice, per i lettori sardi, sapere che nell’isola ci sono tanti autori, che si produce, si scrivono bei libri. E la narrativa fa anche da traino, perché il lettore entra il libreria per cercare l’ultimo romanzo del tal scrittore e scopre altri libri sardi. Sta crescendo molto la saggistica, ma anche il mercato per ragazzi si dimostra interessante".


Quaranta editori per un milione e mezzo di persone non sono un po’ troppi, o è comunque un fatto positivo?

"Sono tanti, certo, ma questo è dovuto al momento attuale, in cui l’editoria sarda si sta rinnovando. Quando ho cominciato io con la Cuec, trent’anni fa, eravamo meno della metà. Se andiamo a guardare i nuovi editori, notiamo come rappresentino un’esigenza di rinnovamento, con specializzazioni in settori come narrativa, libri per ragazzi, arte, anche se penso che nei prossimi anni ci sarà un assestamento. È comunque un dato positivo, per le idee che vengono proposte, per l’interesse crescente dei lettori. Di negativo c’è che continuiamo a operare in un contesto non all’altezza. Qui è tutto da costruire: a parte Cagliari e Sassari, ora anche Nuoro che comincia a rappresentare una realtà interessante, per il resto non c’è molto. Quindi occorre puntare sul territorio, creando occasioni di incontro e di diffusione, costruire quella cultura del libro che ancora manca".

La Nuova Sardegna del 20 aprile 2004


Paolo Merlini


 

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