La Cuec pubblica «Mandigos e usanzias», gastronomia e tradizione
Tutti i sapori della Sardegna

Ci sono molti modi per scrivere un libro di gastronomia. Quello che hanno scelto Costantina Frau e Pietro Puddu è, fondamentalmente, un gesto d'amore profondo per la Sardegna.
Il libro si intitola «Mandigos e usanzias in Sardinna, cibo e tradizione in Sardegna», edito dalla Cluec, 168 pagine, 35 mila lire. Un libro prezioso che andrebbe adottato nelle scuole della Sardegna, dal momento che può rappresentare un formidabile momento di crescita culturale.
E proprio perchè si tratta di un'opera costruita con impegno e immenso amore dobbiamo perdonare al libro alcune piccolissime pecche sulla scelta e la qualità tipografica di alcune immagini fotografiche (poche in verità).
Ma il valore della pubblicazione è talmente alto che qualche immagine sgranata non ne pregiudica il valore. Si tratta, infatti, di un'opera molto rigorosa che coniuga un lavoro di indagine approfondita sul piano strettamente gastronomico con quella, ormai rara, della «ricerca sul campo» di sapore antropologico che dà voce ad alcuni testimoni importanti della realtà dalla quale provengono i due autori. Autori, è bene precisare subito, che di mestiere non si occupano di gastronomia o storia delle tradizioni popolari.
Costantina Frau è nata a Sedilo ma ha lavorato e studiato a Roma dove si è laureata in Lettere Moderne presso l'università La Sapienza. Ora insegna materie letterarie nella scuola media di Abbasanta, dove l'autrice vive. La passione per la scrittura e soprattutto per il racconto da parte della Frau è testimoniata da numerose pubblicazione, spesso gratificate da premi letterari.
Anche Pietro Puddu è nato a Sedilo. Ma da quando si è laureato in medicina e chirurgia ha prestato la sua opera in Africa e in Albania e attualmente è primario del dipartimento di immunodermatologia dell'Idi di Roma dove ricopre anche l'incarico di consigliere delegato e direttore scientifico.
Il libro, scritto in sardo con traduzione a fianco in italiano, è un interessante viaggio non solo attraverso i prodotti alimentari della Sardegna. E' anche un viaggio nel passato dell'alimentazione dei sardi, una formidabile occasione per ripercorrere e rivisitare, attraverso erbe e ricette, il mondo che fu dei nostri padri e dei nostri nonni. Baricentro della ricerca di Puddu e Frau è la zona intorno alle aree intorno a Sedilo e al Barigadu, Guilcier e Montiferru.
Ma in quel microcosmo c'è, in fondo, tutto l'universo della Sardegna. Un universo di sapori e profumi ignoto soprattutto a quanti sono ormai abituati a comperare al supermercato confezioni di frutta, verdura ed erbaggi anestetizzati da confezioni in plastica e polistirolo. Chi si ricorda più i profumi di sa eda, su frenugu, sa zicoria, s'ambularza, sa nafrutza, sa menta areste, s'isparau, su lidone?
Di ciascuna tra le erbe selvatiche più diffuse nell'isola c'è una scheda che fornisce anche i possibili usi come medicamento. Chi sapeva, ad esempio, che la malva è lassativa o che il frutto e il fiore del rovo fa passare la diarrea? Ma quel che più interessa a noi è che di ogni pianta o erba citata nel volume c'è anche una interessante ricetta gastronomica. Ecco, dunque, la ricetta per la marmellata di more o per trasformare in una stuzzicante frittata l'umile borragine. O ancora per ottenere un inusuale liquore dai frutti de sa prunitza (prugno spinoso).
Molto importante il capitolo che riguarda i legumi, proprio perchè sempre più trascurato e sempore più riscoperta nell'alimentazione di questi anni. Ecco le ricette delle fave con lardo e carne di maiale e quella delle fave in umido. Ma si scopre anche uno sfizioso modo di trasformare le favette in frittata e quello di un gustoso minestrone con ceci, fagioli e lentichie.
Un autentico spaccato di antropologia è poi il capitolo sul pane, sui pani. Le moltissime e belle foto di Ottavio Campus raccontano meglio di un qualunque scritto il pane quotidiano e quello delle feste, il pane dei bambini e quello della domenica delle Palme, quello di Pasqua, quello fritto con semi di finocchio e quello con la ricotta.
Interessante anche il capitolo riservato alle feste e alle tradizioni popolari: dal Carnevale alle feste che nei vari paesi si facevano qiando si ammazzava il maiale. Feste e tradizioni che oltre a costituire un formidabile momenti di svago collettivo aiutavano a rinsaldare le radici culturali di una comunità.
Un altro modo per confermare quanto scritto nella presentazione del volume: «i cibi e i sapori tramandati dalle nonne sono l'identità delle nostre genti. Se questi sapori vengono meno, non verrà meno solo il piacere sensoriale ama nache la cultura tradizionale, perchè i cibi tradizionali sono messaggi culturali delle comunità per continuare a vivere nella storia».

Pasquale Porcu

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