Oggi a Cagliari un saggio sullo scrittore morto tre anni fa a Caloforte

Sergio Atzeni, il cammino spezzato

L'opera di Sergio Atzeni conosce in questo periodo - non a caso successivo alla sua morte - un momento di particolare fortuna. I suoi sono i libri più letti in Sardegna: quelli che, a distanza di anni, continuano a rimanere bene in vista negli scaffali delle librerie di tutta l'isola. È certamente privilegio dei sardi quello di non riuscire ad apprezzare i propri talenti (è vero che nessuno è profeta in patria ma in Sardegnas questo antico proverbio sembra valere assai più che nel resto del mondo) di ignorarli, presa d'una sorta d'indifferentismo musulmano, comodo, certamente, ma in fondo meschino.
Ma torniamo al lavoro di Sergio Atzeni per segnalare l'uscita d'un saggio (Sergio Atzeni: a Lonely Man, edizioni Cuec, 244 pagine, lire 30.000) che verrà presentato stasera a Cagliari (ore 18,30) nello "Spazio eventi" di via Roma. Un saggio che è anche puntuale analisi dell'uomo, testimonianza affettuosa di chi Atzeni l'ha conosciuto bene, anche quando iniziava a muovere i primi timidi passi nel mondo del giornalismo e della letteratura (non si parla infatti soltanto dei romanzi più fortunati ma anche dei primi scritti e di alcuni inediti). per questo motivo il lavoro di Giuseppe Marci - che del saggio è autore - risulta coinvolgente e diventa tassello prezioso per chi ama l'opera atzeniana e desidera poterla osservare dall'interno, per così dire, da un punto di vista nuovo e privilegiato. Di capitolo in capitolo si analizzano lo stile - la tipica spezzatura della frase, la mania d'inserire nel testo parole sarde prese di peso... le idee politiche e, soprattutto l'aspetto umano (analisi questa che da il là ad una serie di riuscite congetture sulla commistione tra vicenda biografica ed oopera). il viaggio di Marci inizia negli anni Settanta e Ottanta, con le prime collaborazioni di Atzeni all'Unità e da quel primo racconto (Gli amori, le avventure, la morte di un elefante bianco) che uscì nel numero 1737 dei Gialli Mondadori.
Altre piccole cose prima del balzo inaspettato: la pubblicazione (siamo ormai nel 1986) per le edizioni Sellerio dell'Apologo del giudice bandito, inizialmente intitolato "Scirocco".
«Mi cerco le storie e non le invento», aveva detto Atzeni in una intervista. Ecco che il romanzo nasce sia dall'ispirazione di realizzare vari racconti sui quartieri cagliaritani - nella fattispecie si tratta di Castello - sia dalla notizia storica che egli aveva appreso di un processo alle cavallette svoltosi a Cagliari nel 1492..
«Io credo che la Sardegna vada raccontata tuta», aveva detto lo scrittore. E come fare a raccontarla senza lasciare che la lingua sarda s'intrufoli tra le parole italiane, contaminandole e rendendola preziosa proprio come le macchie di verde rendono unico e prezioso un formaggio come il Roquefort? Ecco dunque una lingua sarda nuova, quasi gergale, non aulico nè catalogato in alcuna grammatica. Un'invenzione insomma, sui cui Marci ha organizzato nel libro un curioso dizionarietto.
Ma è difficile - talvolta - ruscire a spiegare con un sinonimo una parola sarda: provi il lettore più attento a trovarfe un sinonimo di burrumballa senza usare più di una parola e senza usare il gentuca dantesco. Il saggio ricorda poi l'impegno di Atzeni come traduttore - particolare spazio è dedicato alla sua traduzione per l'Einaudi del Texaco di Patrick Chamoiseau, il cui francese era imbastardito, contaminato dal creolo e dai tanti proverbi popolari dei Caraibi - e come critico letterario controcorrente, capace di sostenere nei suoi molti articoli per la pagina culturale dell'Unione Sarda che «Baricco fa troppa gazosa», che insomma, venezianeggia.
Anche da quest'ultima affermazione si capisce molto bene che per Atzeni non esiste purezza della razza, neppure in senso linguistico. Egli preferiva il meticcio, era affascinato dagli incroci. Fino al capolinea forzato di Bellas Mariposas, che certamente sarebbe potuto essere un nuovo punto di partenza se la morte non fosse sopraggiunta (tre anni fa) ad impedirlo.

Nicola Lecca