Domani (ore 17) al Cis di Cagliari la presentazione del libro di Giuseppe Serri
Il merito è di un gruppo di insegnanti di scuola media. Per due anni, ogni settimana, si sono riuniti per trasformare in metodo didattico le loro «esperienze professionali e umane» attorno a uno dei temi più stimolanti e controversi per la storia e l'economia della Sardegna: l'attività mineraria tra Ottocento e Novecento «con tutti i problemi, talora drammatici, che il processo di unità nazionale determinava nelle diverse realtà regionali, soprattutto in quelle più periferiche e svantaggiate». Un lavoro utile per tutti, per politici ed economisti, ma soprattutto per le scuole. Dove da subito si potrà adottare un testo (Minatori e miniere, un itinerario didattico di storia sociale, edito dalla Cuec, lire ventimila) da alcune settimane in libreria. Domani (ore 17) verrà presentato a Cagliari nell'auditorium della Banca Cis. L'importanza del volume sarà illustrata da Laurana Lajolo, direttrice dell'Istituto per la storia della resistenza di Aosta, presidente della commissione didattica dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Nel 1995 ha pubblicato un volume dal titolo I percorsi della democrazia, «un tentativo di delineare - dice la Lajolo - una strategia di accesso allo studio della Costituzione dalla scuola dell'obbligo alla secondaria superiore».
Minatori e miniere è composto da 153 pagine di storia raccontata con la semplicità e gli strumenti delle inchieste e del linguaggio della cronaca come l'intervista (L'Unione Sarda del primo ottobre 1994) di Sergio Naitza a Daniele Segre, regista del film Dinamite-Nuraxi Figus, Italia, dal titolo A quattrocento metri sottoterra, dove Segre dice di aver voluto «dare voce, volto e gesti a una categoria sempre meno visibile in Italia eppure così importante».
Una ricerca a 360 gradi(ben fatta la cronologia delle lotte operaie in Sardegna tra il 1881 e il 1913) coordinata da Giuseppe Serri, uno dei più accreditati storici dell'Università di Cagliari, e alla quale ha lavorato con passione Luisa Maria Plaisant dell'Issra (Istituto sardo per la storia e resistenza dell'autonomia) con Graziella Cappelli, Efisio Dore, Bianca Fadda, Iole Garau, Bruna Pitzolu, Nuncia Rita Russo, Rosangela Russo, Maria Tore, Maria Franca Mura, Linella Pireddu, Caterina Saba, Ninni Mereu e Mariella Porceddu.
L'ultimo capitolo riporta quattro passi pubblicati sui quotidiani isolani (Un dibattito aperto, c'è un futuro per le miniere in Sardegna? ) con articoli di Carmelo Latino, Sandro Mantega e Angelo Pani su L'Unione Sarda e di Marco Bittau su La Nuova Sardegna. C'è futuro allora?
Nella presentazione, lo storico Giuseppe Serri - come ha fatto per altri testi che hanno conquistato largo successo nelle scuole italiane - racconta di questo lavoro seminariale e sottolinea «quanto possano essere produttive di risultati positivi la serietà professionale, la capacità di impegnarsi anche al di là del solo orario scolastico, la volontà di rinnovare se stessi e il proprio lavoro». Il messaggio va, naturalmente, ben oltre. Perché - dice Serri - collega la storia «locale» a quella «generale», racconta anni di lotte e di sfruttamento, dello stesso «sviluppo capitalistico» in Sardegna. Un libro per i ragazzi, perché sappiano, perché studino gli sviluppi tecnologici, l'associazionismo operaio, le malattie professionali, le crisi del mercato internazionale, la nascita di Carbonia, le mille società di gestione delle miniere, l'intervento della Regione. E domani? Nell'ultima pagina si parla dell'oro di Furtei. Se le miniere sono davvero d'oro, prima o poi dovranno pur brillare.
G.M.