Storia e progetto dell'autonomia
Percorsi e profili dell'autonomismo sardo nel Novecento
di Gian Giacomo Ortu

Nel presentare questo suo interessante saggio, Gian Giacomo Ortu (mogorese, docente di Storia moderna nell'Ateneo cagliaritano) si interroga e riflette sul processo di formazione d'una identità nazionale per il popolo sardo (che sarebbe apparsa abortiva o fallita secondo Camillo Bellieni ed Emilio Lussu) anche alla luce della legge regionale sulla «promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna». Proprio perché, con essa, la Regione individua l'identità culturale del popolo sardo come bene primario da difendere e promuovere, ma sembra scordarsi di quei valori dell'autogoverno sostanziale che erano sempre parsi fondanti per il pensiero e per la cultura del movimento autonomistico sardo. L'autore ripercorre quindi i diversi passaggi con cui l'autonomia fu interpretata in Sardegna, dalle intuizioni lussiane del primo dopoguerra alle successive elaborazioni degli anni "regionali", da parte di quanti cercarono, con alterne fortune, di interpretarla come strumento ottimale per il progresso del popolo sardo.
Gli undici saggi che compongono quest'opera di Ortu sono stati scritti e pubblicati in epoche e sedi diverse, tra il 1982 ed il 1985, e taluno di essi è stato sottoposto ad una necessaria attualizzazione. Tra questi spiccano le interpretazioni storiche del pensiero di tre uomini importanti per l'ossigenazione di un'idealità culturale dell'autonomismo sardo: Emilio Lussu ed il suo sardismo passionale, Antonio Pigliaru ed il suo giudizio sull'autonomia dialettale che l'isola s'era voluta dare e, infine, Michelangelo Pira con le sue inquietudini intellettuali nel voler trovare un legame tra tradizione ed innovazione.
Il percorso umano e spirituale di questi tre uomini (tre personaggi fondamentali per la cultura dell'autonomia sarda) rappresenta poi il legame più sostanzioso del lavoro sviluppato da Ortu con il ripercorrerne le diverse tappe compiute nel Novecento. E questa ricostruzione la compie partendo da un'affermazione, esemplarmente giusta e onesta, dichiarando come «ogni ricostruzione storica si giustifica in base agli intenti che la muovono, a patto però che li si dichiari, rendendo esplicito il proprio retroterra ideologico e culturale». Dichiarazione che, se fatta da molti storici sardi, renderebbe più chiari e trasparenti molti passaggi del nostro passato anche recente.
Gli stessi giudizi variamente espressi sul pensiero di Lussu, come di altri padri dell'autonomia, rendono tortuosa e talvolta anodina la ricostruzione della nostra storia autonomistica. Sono gli aspetti che Ortu cerca di rivisitare nella sua analisi per cercare di ritrovarne una parte di verità. Gli stessi titoli dei saggi (Il Nazionalismo sardo nel secondo dopoguerra, Radici rurali e Utopia comunitaria, Autonomismo e Antifascismo, ad esempio) indicano e scandiscono i contenuti di un libro che andrebbe letto con attenzione. Perché il compimento dell'autonomismo in un concreto e globale progetto d'autogoverno (come esercizio reale della sovranità del popolo sardo) rappresenta, senza distinzioni, il principio per l'emancipazione definitiva e compiuta della nostra comunità regionale.

scheda a cura di Paolo Fadda
pubblicata sul numero 3/1999 di Sardegna Economica