L'opera di Tonina Paba (edita dalla Cuec) rivela la prima prova letteraria del gallurese

Quel "Canzoniere" ispano-sardo del Seicento

«Canzoniere» vuol dire Francesco Petrarca, autore unico di quei sonetti, madrigali e ballate in vita e in morte di Laura diventati uno dei monumenti universali della nostra letteratura. Ma adesso c'è anche un Canzoniere progettato in Sardegna, quasi fatto in casa, l'ha pubblicato la Cuec di Cagliari (pagine 345, quarantamila lire). L'opera è di Tonina Paba, studi a Ca' Foscari, Granada e Bologna, oggi sindaco di Aritzo. Qui sale su un'altra cattedra, quella dalla quale insegna Lingua spagnola alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari. Il titolo prima di tutto: Canzoniere Ispano sardo e si riferisce al Canzis di cui si dà «per la prima volta e integralmente l'edizione» e che fu segnalato dal padre gesuita catalano Miquel Batllori presso il «Fondo Manoscritti» della biblioteca milanese di Brera. Un Canzis (forma contratta che sta appunto per Canzoniere ispano-sardo) attorno al quale hanno lavorato per decenni studiosi di università americane e che recentemente ha interessato Giovanni Caravaggi (Cancioneros spagnoli a Milano). Nel 1967 se ne occupò un altro ricercatore, Cesare Acutis che stava indagando sulla presenza della romanza spagnola in Italia nel '500 e nel '600. Ma tutto era rimasto nel segreto delle biblioteche, riservato a pochi eletti. Ora è stato il lavoro di Tonina Paba a regalare alla cultura sarda questa primizia: perché col metodo dell'investigatrice letteraria, con la pazienza necessaria per ricostruire testi antichi, l'autrice ha «speso due inverni» per leggere e spiegare il contenuto di «un manoscritto cartaceo, di piccolo formato, 160 millimetri per 110, rilegato in pergamena, di complessive 253 carte, scritte apparentemente dalla stessa mano anche se in alcuni punti la grafia presenta leggere differenze». Ed emerge una importante novità: «Contiene la prima attestazione letteraria del gallurese». Ne fa fede, fra gli altri, il componimento Fioriddu, canto d'amore per una donna «che dorme, ride, parla, ama, una donna comune, nient'affatto eterea o irraggiungibile». La si può proporre senza traduzione: Suta un arboru fioriddu/ si dormia la donna mia/ et tantera addormentada/ que iscillar no si podia/ et yo li tocay lu pedi/ et issa mi disse a'a'/ et amuri si mi uoy bene/ un altru pocu piu en goba tua».
Questo canzoniere è una raccolta di 17 testi poetici (risalenti al 1683 e al 1684) di indiscussa peculiarità linguistica sul quale le certezze sono poche. In sardo logudorese sono scritte 14 poesie, tre attestano il primo impiego letterario del gallurese. Restano le ipotesi di Tonina Paba: «Forse sono state raccolte da una sola persona, sicuramente colta, un ispano-sardo che viveva nella Sardegna del Seicento». E ancora: «Nel Seicento lo spagnolo stava al sardo come oggi l'italiano sta alla nostra lingua. Un uomo decisamente istruito ha messo insieme tutta la produzione dell'epoca trascrivendola nel manoscritto ritrovato a Brera». Il resto può far parte delle ipotesi più varie: che già in quei tempi potessero esistere le gare poetiche dialettali, che quei testi venissero riportati per iscritto. Con molta fantasia potremmo pensare a un uso ripetuto dei ritornelli, come un caraoke di quattro secoli fa.
La scoperta del manoscritto fu casuale. «Mi ero accorta che era stato consigliato nei primi anni dell'Università da alcuni ispanisti di Pavia che pubblicavano i canzonieri spagnoli delle biblioteche milanesi. Con uno studio più metodico pensai che anche il canzoniere ispano-sardo meritasse una pubblicazione». Ed ecco questo libro dopo gli altri di Tonina Paba apparsi sugli annali di Ca' Foscari, Rassegna iberista, Quaderni Ibero-Americani. Molto utili, in questo canzoniere, i commenti, ai testi in sardo, di Andrea Deplano, studioso di tradizioni popolari e musicali dell'isola, autore di Tenores, Etnia e Folklore e di Rimas. Alcuni brani: «Spesso nei piccoli componimenti di sapore popolare sono racchiusi quadretti deliziosi, affrescati con eccezionale sintesi, la cui decodificazione è lasciata alla fantasia del lettore». Commentando la Canciòn compuesta à la ausencia de una senora, Deplano scrive: «Un gioco di alternanze saggiamente calcolate, fra significato e significante, struttura l'incipit del poema» sul quale osserva, riferendosi al contenuto, che «rientra nella produzione amorosa con temi che ritroviamo in quasi tutti i poeti classici galluresi». E ancora, ragionando attorno ai versi Coplas sardas, Deplano spiega che «le strofe sono dei Gosos nel modello più lineare della tradizione. Le unità strofiche caratteristiche dei Gosos sono le sestine alle quali si accodano alcuni versi in forma di Torrada. La ripetizione del messaggio favoriva l'affermazione della comunicazione. In questo modo la Chiesa è riuscita nell'opera di penetrazione religiosa e culturale presso popolazioni poco inclini alle innovazioni soprattutto se provenienti dall'esterno».
Con quest'opera Paba scopre un tesoro di cui pochissimi sapevano. È il frutto di chi fa ricerca nel silenzio delle biblioteche sparse per il mondo. Il risultato al quale giungono appunto gli «investigatori letterari». Dei quali c'è tanto bisogno.

Giacomo Mameli