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in libreria l'opera letteraria di Antonio Purqueddu scrittore senorbiese
vissuto nella seconda metà del '700
Ma
qual è oggi il tesoro della Sardegna?
Senorbì
28 gennaio 2001
Domenica pomeriggio è stato presentato nel Teatro Comunale, di fronte ad
un pubblico molto numeroso e vario, il libro De su tesoru de sa
Sardigna di Padre Antonio Porqueddu (o Purqueddu) nato a Senorbì
nell'anno 1743. Sarà che la parola tesoro suscita sempre la curiosità
della gente, ma il numero e la varietà di persone presenti domenica in
teatro e l'attenzione con la quale sono stati ascoltati gli interventi
danno la misura di quanto interesse ci sia in Trexenta per la cultura e
per la memoria dei sardi del passato. Ciò è un fatto molto positivo che
fa onore ai Senorbiesi
"Un tesoro ritrovato" così e stato definito questo volume.
Infatti se si pensa che le poche rare copie del libro di Porqueddu ancora
esistenti erano, fino a poco tempo fa, reperibili solo in biblioteche
specializzate, poterlo ritrovare in libreria a disposizione di chiunque
abbia interesse a leggerlo è un fatto abbastanza eccezionale ed
importante. Il volume presentato a Senorbì è stato pubblicato dalla CUEC
di Cagliari ed è stato curato da Giuseppe Marci, docente di Letteratura
Italiana all'Università di Cagliari , che da anni ha rivolto i suoi studi
e le sue ricerche agli scrittori sardi. Egli nella presentazione del libro
De su tesoru de sa Sardigna riesce a dare un quadro estremamente
interessante di ciò che pensavano e scrivevano i sardi del tempo. Il
pregio di questo scritto sta nel fatto che Marci affronta l'argomento con
estremo rigore scientifico e utilizza un linguaggio semplice e
comprensibile anche ai "non addetti ai lavori". La pregevole
edizione messa in circolazione della CUEC si presenta in elegante
cofanetto che appena lo si vede fa pensare ad uno scrigno contenete
qualcosa di prezioso. In effetti la lettura del libro in questione lascia
un'immagine della Sardegna del tempo diversa da quella che si ha
normalmente, un'immagine di sardi pienamente inseriti nelle principali
correnti di pensiero allora predominanti in Europa, che hanno saputo
esprimere una propria originalità di pensiero ponendo al centro del loro
interesse il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche del
popolo sardo. Talvolta esprimono convinzioni differenti da altri che non
sardi hanno scritto sulla Sardegna. Non fanno questo per campanilismo o
per il gusto della polemica, essi scrivono come dice lo stesso Antonio
Porqueddu po amori patriu e po amori de sa beridadi, per amor patrio e
per amore della verità; i confini della patria erano il mare che
circonda la Sardegna e tutto ciò che lui affermava poteva essere
dimostrato carte alla mano o sperimentato da altri come egli stesso aveva
fatto. Troppo spesso ci si è poco prudentemente fidati o accontentati di
ciò che sulla Sardegna stranieri più o meno illustri e famosi
scrivevano, che sovente raccontavano favole con il solo scopo di
convincere o affascinare i propri lettori d'oltremare e non certamente
nell'interesse dei Sardi. Qui invece ci troviamo di fronte ad una delle
diverse opere letterarie scritte da un sardo di Senorbì che esprime il
suo punto di vista sulla sua terra e sulla sua gente.
Altra novità è sicuramente il fatto che, mentre sono già stati
effettuati numerosi studi sulla cultura materiale dei sardi, cioè su
quello che i sardi facevano o su come vivevano, ancora troppo poco si sa
su quello che i sardi pensavano e scrivevano. Un grande patrimonio che
appartiene ai sardi ed a loro deve essere restituito rendendolo
disponibile a chiunque.
Questi, in breve, i fatti e le ragioni che hanno spinto l'Associazione
Ippica Senorbiese insieme a Pibiri e Sabi ad organizzare con grande
impegno e cura questa serata molto particolare con un tocco di solennità
e di festa, potendo contare sul sostegno del Comune di Senorbì e su
quello della Provincia di Cagliari.
A parlare di Padre Antonio Porqueddu e del suo poema in ottave sarde e in
italiano sono stati chiamati oltre a Giuseppe Marci altri tre illustri
studiosi e profondi conoscitori delle cose Sarde: Monsignor Antioco
Piseddu, che tutti conoscono oltre che per l'opera pastorale di Vescovo
anche per i suoi studi sulla storia sarda e sui beni culturali della
chiesa; Prof. Giulio Paulis, docente universitario studioso ed esperto di
lingua Sarda; Salvatore Cubeddu, sociologo e direttore della Fondazione
Sardinia, un organismo sempre più presente, da alcuni anni a questa
parte, nel vivace panorama culturale dell'isola.
Ma, per andare con ordine, chi era Antonio Porqueddu? " "Nato a
Senorbì nel 1743, gesuita fino alla soppressione dell'ordine, sacerdote,
parroco di Selegas e poi di Senorbì, Antonio Purqueddu fu un attento
testimone del suo tempo. Visse in Sardegna fino alla morte avvenuta a
Cagliari nel 1810, coltivando, accanto alla vocazione religiosa, interessi
letterari e scientifici: Condivise gli ideali illuministici e si prodigò,
per quanto era in suo potere, perché i processi di riforma avviati in
Sardegna producessero gli effetti positivi attesi dai governanti e,
soprattutto dalla popolazione sarda.". Altre notizie su Antonio
Porqueddu ci vengono dalle pubblicazioni di Monsignor Piseddu che ci
racconta che apparteneva ad una delle più illustri famiglie senorbiesi
del tempo, una famiglia che da lì a poche generazioni passo i suoi titoli
nobiliari ed i suoi beni alla famiglia Orrù di San Raimondo. Il fratello
Domenico, altro eminente esponente della famiglia fu vescovo ad Iglesias
ed è ricordato anche perché si prodigo per organizzare la difesa della
città dagli attacchi dei francesi. Giovanni Battista Porqueddu fu un
altro fratello che ricevette dal re intorno al 1780 il titolo di nobile
per benemerenze in campo agricolo. Sappiamo ancora che Padre Antonio
Porqueddu quando fu parroco dal 1795 a Senorbì, oltre che per la cura
delle anime e della chiesa, molto si prodigo anche per il benessere dei
suoi concittadini promuovendo l'accorpamento delle terre affinché
potessero essere impiantati vigneti e frutteti.
L'opera letteraria pubblicata " nel 1779, dieci anni prima della
Rivoluzione Francese, quattordici prima dei moti angioiani, De su
tesoru de sa Sardigna, Del tesoro di Sardegna è un poema didascalico
scritto in sardo campidanese con versione italiana, Tratta
dell'allevamento dei bachi da seta e della coltivazione dei gelsi ma offre
inoltre un quadro dettagliato delle condizioni economiche e sociali della
Sardegna nella seconda metà del Settecento". Domenica in Teatro dopo
la presentazione degli organizzatori ed il saluto di Luigi Conti sindaco
di Senorbì, le molte persone presenti hanno ascoltato
un'interessantissima conversazione che ha trattato argomenti del passato
sottolineando i molteplici aspetti di attualità del pensiero di Antonio
Porqueddu e di altri scrittori suoi contemporanei. Quasi seguendo le orme
di questo scrittore che, uomo di grande scienza e sapere scrisse con lo
scopo di insegnare ai sardi l'arte di allevare i bachi, così i relatori
hanno saputo trasmettere, nel breve tempo a loro disposizione, parte delle
loro conoscenze frutto di lunghi anni di studi.
Cogliendo le sollecitazioni e gli interrogativi del moderatore Salvatore
Cubeddu i diversi interventi che si sono succeduti, hanno offerto ai
presenti; belle pagine della storia del paese, come quelle raccontate da
Monsignor Piseddu; un'interessantissima lezione di lingua sarda, come ha
saputo fare Giulio Paulis, che certamente sarà di grande aiuto a chi si
avvicinerà alla lettura del poema. Così come si sono capite le profonde
motivazioni che hanno spinto Giuseppe Marci a dedicare anni di studio e di
lavoro all'opera di questo ed altri scrittori sardi.
Un tema della lingua, molto attuale e dibattuto oggi in Sardegna, è stato
ripreso dai relatori. Monsignor Piseddu ha rassicurato che il problema
della lingua è molto sentito nella Chiesa Sarda, anche se non questo un
problema di carattere religioso si continuerà a lavorare per una lingua
sarda da utilizzare nella liturgia, invitando i presenti comunque ad
essere orgogliosi della proprie lingua, ad usarla e studiarla. Professor
Paulis offrendo un quadro del vivace dibattito in corso sulla lingua
sarda, che per alcuni aspetti presenta toni eccessivamente forti ed aspri,
ha sottolineato la necessità di una maggiore disponibilità fra coloro
che usano diverse parlate del sardo, infatti sarebbe certamente un fatto
estremamente positivo se i Sardi campidanesi cominciassero a conoscere e
ad usare parole logudoresi e viceversa.
Infine una proposta ai senorbiesi ed al primo cittadino Luigi Conti: perché
la comunità non adotta uno scrittore sardo, sarebbe come prendersi cura
di un nonno, di un antenato illustre; la comunità che si riappropria di
un qualcosa che fa parte della propria storia della propria eredità. In
conclusione della serata c'è stata la premiazione per la 1a edizione del
concorso fra vicinati per Is Tres Urreis, il premio è andato al vicinato
de S'Arrenzolu, che ha allestito il punto d'incontro nei giardini
di Via Sardegna.
Un altro speciale contributo al successo della serata è stato dato dal
gruppo folk "Monte Luna", infatti i ragazzi in costume con le
loro danze, mosse dal suono delle limpide e precise note delle launeddas e
de su sulittu di Alessandro Pili, hanno saputo dare alla serata quella
giusta nota di festa che caratterizza da sempre l'incontro fra sardi. Una
serata dunque piena di segnali positivi per la comunità senorbiese,
segnali che sicuramente incoraggiano chi vuole impegnarsi per promuovere
la cultura e la conservazione della memoria storica. E se fosse proprio
questa oggi "su tesoru" dei sardi?
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Franco Piseddu
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