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Da Il Giornale di Sardegna, 5 febbraio 2006
“Hanno ucciso il Bar Ragno” di Nonnis è lo spaccato di una società anni
Sessanta più ruspante e vera di quella attuale in cui emerge la figura
del quartiere cagliaritano di San Benedetto.
Il Ragno, quel simbolo di
una generazione
Non fatevi ingannare dallo stile accattivante ed elegante che fa venir
la voglia di leggerlo tutto d'un fiato. Hanno ucciso il Bar Ragno,
l'ultimo libro di Nino Nonnis, ha bisogno dei suoi tempi per essere
apprezzato al meglio. E anche per evitare di scioglierci in risate.
SECONDO consuetudine ormai consolidata - si ricordi il debutto con A
biliardino non gioca più nessuno - lo scrittore è bravissimo a
riportarci nell'atmosfera della Cagliari di quarant'anni fa. Più
ruspante e quindi più apprezzabile perché più vera, come più veri e
sinceri erano i rapporti fra le persone. Nino quella realtà l'ha vissuta
nel pieno della giovinezza e pertanto dal suo racconto non poteva che
uscirne un quadro gioioso pur nella descrizione di alcuni episodi che
nessuno a prima vista avrebbe messo in piazza. E invece a vedere le
facce sorridenti e felici presenti a Cagliari nella sala Nanni Loi per
la presentazione, si è capito quanto Nonnis voglia bene alla sua città
d'adozione e al suo quartiere. E proprio la precisa descrizione di San
Benedetto rappresenta in questo libro un attestato, un bollino blu, per
un rione che era sempre stato poco considerato. Il titolo Hanno
ucciso il Bar Ragno (Cuec. 190 pagine, 12 euro ) prende lo spunto da
un noto bar che da qualche anno ha cambiato insegne - oggi è il più
raffinato Bar Leopardi - che i cagliaritani dei mitici anni Sessanta
hanno conosciuto per frequentazioni e per i mille episodi che i suoi
clienti abituali non mancavano mai di vivere, raccontare, e quindi di
tramandare nei racconti coloriti. Proprio le circostanze in cui l'aedo
Nonnis dà il meglio di sé.
ALLA PRESENTAZIONE l 'autore non ha risparmiato battute ai presenti,
compreso lo scrittore Luciano Marrocu, suo amico d'infanzia, che proprio
in via Manzoni è cresciuto e al quale l'autore ha rivelato di aver in un
primo tempo pensato di dedicare il titolo con La stanza di Marrocu .
«Perché da lì quando c'era l'ottovolante potevamo smincire le ginocchia
nude delle pivelle». Nino Nonnis è un personaggio poliedrico:
insegnante, autore di testi teatrali, giocatore di bridge. curatore
della rubrica 'biliardino' sulle pagine di questo giornale. Ma è
soprattutto un attaccabrighe. Oggi nel senso più simpatico del termine,
fino a qualche anno fa anche in quello corporale. Al di là della
leggerezza che si coglie tra una riga e l'altra, rimane la sensazione di
una generazione - oggi quasi sessantenne - che sapeva divertirsi da
matti, ma che aveva bene in testa quello che voleva. E i vari notai,
insegnanti, ginecologi, dentisti, presidi, avvocati presenti in sala e
protagonisti di quelle vicende, ne sono la testimonianza più evidente.
Nanni Boi
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