Da www.megachip.info  31 gennaio 2007

La Tetta, la Barca, e i destini del mondo

Truman è fra noi, anzi è tutti noi. Quello del Truman Show , naturalmente: con relativo contorno di finti amici fedeli, finta moglie tutta moine, finto villaggio ideale su spiaggia dalle sabbie abbaglianti e dall'aria balsamica. Non c'è bisogno di andare al cinema, per immergersi in questo incubo alla crema abbronzante, né di ragionare sul pervasivo potere di rincoglionimento dei media, che ci illudono … macché! Quel mondo virtuale ma tangibilissimo, popolato fitto fitto da noialtri Fantozzi, vere e aspiranti veline, burinissimi evasori dalle trippe proterve, casalinghe di Voghera dallo sguardo assassino in libera uscita, sta ad abbondante portata di mano. Ma … ma: c'è di mezzo il mare.
C'è di mezzo il Mare. Le coste sarde, merci o beni comuni , di Sandro Roggio (Editore Cuec, 180 pp. 13.00 €) prova a raccontare cosa accade, al di là di quel piccolo ma immenso mare, dove nella grande isola mediterranea da un paio di generazioni si sta sviluppando un esperimento piuttosto perverso. Del tutto simile per molti versi a quello del Truman Show , telecamere comprese, salvo che non sono affatto nascoste, tutti sono attori volontari, e la cosa è di molte (ma molte) migliaia di volte più grossa. Le cifre non mancano, nell'avvincente, convincente, per niente puntiglioso resoconto di Roggio, che si concentra sull'aspetto più concreto, immanente e minaccioso di tutta la faccenda: i villaggi, le centinaia, di villaggi.
Già. Nell'immaginario fantozziano nazionale la vacanza, vera o virtuale che sia, si gioca fra tette, barche, olezzo di creme, canzonette da spiaggia, serate in discoteca o assimilata. È questo che si recita e si percepisce. È questo che riprendono, proiettano e riproducono all'infinito le trumaniane telecamere, riecheggiando poi da schermi e locandine di edicola il nuovo paio di tette in barca, l'indiscrezione allo champagne su chi sta con chi, i successi veri e di riflesso per tutti i gusti.
Ma quello per cui si paga, e di cui le tette in barca allo champagne sono solo un accessorio, è il villaggio. Il villaggio delle seconde case, sul modello Wisteria Lane da Casalinghe Disperate , riprodotto a caro prezzo per i risparmi del ceto medio nazionale e internazionale su tratti ormai sterminati della costa sarda. Un “caro prezzo” che, come ci spiega benissimo Roggio, diventa assai più salato per l'ambiente: ambiente inteso come quella cosa su cui camminiamo, non una vaga categoria dello spirito.

I villaggi, questo ambiente, questo paesaggio, questo rapporto possibile fra la popolazione, il suo territorio, un turismo meno vanziniano , diciamo con un eufemismo: meno cretino, se lo sono mangiato in gran parte. Si possono fermare le riprese di questa specie di film cripto-catastrofico? Renato Soru, presidente della regione Sardegna con una giunta di centrosinistra, ci sta provando. Con un Piano Paesaggistico che vorrebbe tra l'altro trasformare il turismo, il complesso delle attività turistiche, in qualcosa di un po' diverso dalla riproduzione caricaturale del suburbio americano di villette e centri commerciali, dove i nomi delle lottizzazioni prendono in prestito quelli delle cose a cui si sono brutalmente sovrapposte: Cala Serena , Capo Ventoso ecc. ecc.
Architetto urbanista di formazione, ma studioso divulgatore di temi del territorio per vocazione, Roggio ci accompagna in un breve quanto impressionante giro dietro le quinte dello spettacolo. E consiglierei ai lettori di intervallare le sue pagine, le sue a volte pungenti battute, con qualche personale zoomata con Google Earth ad esempio sulla costa a nord di Olbia. Da cui salta all'occhio quella crosta artificiosa di villaggetti pseudo sognanti, saldati l'uno all'altro a formare un ecomostro ben diverso da quelli a cui la nostra sensibilità artistica ci ha abituato. Questo bisogna leggerlo dal satellite: un po' come le mucillaggini dell'Adriatico. E, direi, fa altrettanto schifo. Ma il tono di Roggio, anche se certo suscita allarme, indignazione, non è per niente indignato, anzi è notevolmente propositivo per quanto può esserlo un libro di critica. Ad esempio il capitolo sul percorso tecnico, culturale, politico del Piano Paesaggistico si sofferma a lungo non solo sui suoi obiettivi di tutela, sul suo declinare il tema della sostenibilità in termini corretti e di lungo periodo, ma anche sulle questioni dello sviluppo. Uno sviluppo, anche turistico, che troppa e troppo pervasiva pubblicità subliminale ci fa ancora pensare in metri cubi, non in visitatori che fanno delle cose in un territorio di cui sono abitanti temporanei. E Roggio ci parla anche del consenso, della partecipazione, delle contraddizioni che emergono fra un Presidente che a volte decide in solitudine, una società locale che ancora non partecipa quanto dovrebbe, e la necessità comunque di fare qualcosa di “forte” e concreto.
In definitiva, una lettura molto istruttiva, piacevole, e con una curiosa sorpresa finale, che lascio al lettore scoprire, come è successo a me.

di Fabrizio Bottini

 

 Torna su

© CUEC Cooperativa Universitaria Editrice Cagliaritana