In un minuscolo libro le ultime grafiche dello scultore di San Sperate
Graffi rubati alla pietra. Giardini in cui il colore e le spigolosità del basalto e della trachite sono capaci di animare da soli un panorama di linee verticali e orizzontali. Pinuccio Sciola - diversamente da altri scultori - non ha mai regalato alle pietre le sue emozioni. Quando lo ha fatto (come nei menhir di trachite) ne ha tratto forme antropomorfe che in qualche modo sovrapponevano un'altra anima alla materia.
Qualche anno fa la scoperta del basalto e delle sue sonorità naturali, fenditure e ferite che potevano esser dipinte dal vento, dalla sabbia, dall'usura che il tempo regala alle forme. Ed è stato - secondo noi - il primo vero momento di complicità tra l'artista e il suo modello. Non l'immagine di una Sardegna scavata con la forza dello scalpello ma il sentimento d'uno scultore che fa da levatrice alla pietra, nient'altro che quello, la lascia finalmente parlare, ne libera il senso senza appesantirne le metafore.
Anche da quell'esperienza è nato un libretto (Sciola, edizioni Cuec, lire 25.000) che da conto dei nuovi percorsi dello scultore di San Sperate, immaginandone le astrazioni in una cinquantina di piccole grafiche che esprimono bene la sua religione della pietra. Sui fogli, spaccature e sovrapposizioni come potreste osservarle nei giardini (naturalmente di pietra) che Sciola da anni realizza in molte parti della Sardegna.
Non quelli un po' finti che segnano le aiuole di orti o crocicchi ma i giardini naturali nei quali lo scultore vive, quegli orti di San Sperate che lussureggiano di alberi che da soli, segnano il potere delle stagioni e servono a Sciola come laboratorio en plein air, il vero museo in cui nascono le sue elaborazioni. Laddove gli scarti e gli essais sono spesso più poetici delle opere finite.
Incidenti di percorso dell'artista che incontra la materia e se ne fa padroneggiare come è appunto il caso dei basalti che quasi per caso son diventate partiture sonore e astrazioni dell'anima. Nelle nuove grafiche di Sciola c'è il dinamismo d'una pietra allo stato larvale, le sue definizioni dello spazio senza l'apporto dell'uomo, la costruzione di disegni architettonici fatti di segni liberi che solo la cornice del foglio (e della natura) limita.
Basalto, trachite, granito, arenaria e marmo. La storia della Sardegna è scritta dalla pietra ed è paradossalmente il cimitero più vivo che possa capitare d'incontrare. Oggi Sciola sembra regalare a quei massi la stessa geometrica amicizia che una luce tagliente o un soffio di maestrale impongono alla materia.
M. M.