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La Nuova Sardegna del 3 maggio 2002
Il volume presentato all'università In una raccolta di studi curata dal Crenos le ragioni economiche per
uno sviluppo turistico che rispetti natura e paesaggio La spiaggia di Osalla, una delle "perle" della costa
orientale della Sardegna Occorre individuare una strategia di crescita che eviti il
sovraffollamento e protegga l'ambiente La scelta conservativa è una garanzia per il futuro La "responsabilità economica" verso le generazioni avvenire impone sacrifici per quella attuale Per concessione della Cuec pubblichiamo uno stralcio, riveduto dall'autore, del saggio "Economia del turismo: crescita e qualità ambientale", che apre il volume "L'ultima spiaggia". Francesco Pigliaru è ordinario di Economia Politica nella facoltà di Giurisprudenza dell'università di Cagliari. di Francesco Pigliaru In questa sezione affronteremo il problema della scelta tra beni turistici di diversa qualità ambientale, e della relazione tra questa scelta e le condizioni richieste affinché lo sviluppo turistico sia sostenibile nel tempo. (...) E' necessario iniziare adottando una definizione di "sostenibilità" sufficientemente generale, come la seguente: è "sostenibile" una strategia di sviluppo turistico che permetta alla risorsa naturale di generare in futuro almeno tanto reddito quanto è capace di generarne oggi. Come può essere individuato il grado di sfruttamento ottimale della risorsa naturale, sotto il vincolo che il suo rendimento economico sia sostenibile nel tempo? La nostra discussione sarà divisa in due parti. Nella prima parte discuteremo il problema di come la risorsa naturale debba essere gestita in modo da massimizzare il reddito odierno dei residenti. Nella seconda parte affronteremo invece il problema della sostenibilità di lungo periodo della soluzione scelta, e dunque di come il reddito futuro può essere condizionato dalle scelte adottate per massimizzare quello odierno. Iniziamo dal primo problema. Assumiamo che il benessere dei residenti dell'area non dipenda direttamente dalla qualità ambientale della propria terra, ma solo indirettamente attraverso il ricavo proveniente dallo sfruttamento turistico della risorsa. Ipotizziamo inoltre che in generale la disponibilità a pagare dei turisti diminuisca (rapidamente o meno non importa) al crescere dell'affollamento. Si tratta dunque di trovare il livello di affollamento tale da massimizzare la spesa totale turistica. Tale livello ottimale può essere descritto in questo modo: conviene sfruttare la risorsa fino a quando le diminuzioni della spesa pro-capite dei turisti, dovute alla loro avversione all'affollamento, sono più che compensate dall'aumento del numero dei turisti. Una importante implicazione associata a questo risultato è la seguente. Il grado ottimale di affollamento è tanto più basso quanto più i turisti sono sensibili al problema della qualità. Di conseguenza, è del tutto possibile che "affollare molto" non solo metta in pericolo le prospettive economiche delle generazioni future (si veda sotto), ma determini "perdite" nel reddito che si può ottenere dallo sfruttamento della risorsa anche nell'immediato, per la generazione attuale. Ora occupiamoci invece di come le scelte attuali possono influenzare il benessere economico delle generazioni future. Ipotizziamo che l'economia adotti il grado di sfruttamento della risorsa che risulta ottimale oggi, senza tenere conto di ciò che potrebbe cambiare in futuro, e chiediamoci se e a quali condizioni è possibile considerare sostenibile nel tempo quel livello del ricavo turistico. In particolare, vogliamo valutare cosa succede nel caso in cui le preferenze dei consumatori/turisti cambino, diventando più avverse all'affollamento. Secondo la definizione data sopra, sostenibilità vorrebbe che il livello di ricavo odierno rimanesse almeno costante nel tempo. E' plausibile un risultato di questo tipo? Esistono almeno due motivi che suggeriscono una risposta negativa. Primo, è probabile che, al crescere del reddito dei turisti, il loro consumo si sposti verso risorse meglio conservate; questa tendenza (...) può determinare riduzioni nel tempo del valore delle strutture ricettive "affollate" e violare per questa via il principio di sostenibilità. Secondo, e più importante, le preferenze cambiano ed è plausibile che, con l'aumento del reddito, dei livelli di scolarità, e dunque della conoscenza del valore del capitale naturale, e in presenza di maggiore scarsità complessiva, esse si muovano a favore di beni turistici basati su risorse naturali di alta qualità ambientale. Uno spostamento di preferenze di questo tipo provoca, in generale, il seguente risultato. Un certo alto tasso di sfruttamento, che potrebbe essere ottimale oggi, non lo sarà più domani: se le preferenze si comportano nel modo appena suggerito, l'odierno livello quantitativo della risorsa naturale genererà in futuro un reddito inferiore, violando per questa via il criterio economico della sostenibilità. (...). Questo è l'elemento essenziale del problema della sostenibilità economica dello sviluppo turistico. Quanto più si hanno motivi per ritenere che le preferenze dei consumatori premieranno in futuro l'alta qualità ambientale del prodotto turistico, tanto più diventa necessario essere estremamente prudenti in materia di sviluppi turistici ad alto consumo irreversibile della risorsa ambientale. Il risultato che abbiamo appena descritto non è altro che un caso particolare di un risultato classico dell'economia dell'ambiente (...), non sempre tenuto nella dovuta attenzione dalle autorità competenti in materia di sviluppo turistico. Questo risultato mostra che l'incertezza sulle preferenze delle generazioni future fa sì che la scelta economica ottimale per l'intera società sia più conservativa, soprattutto quando le scelte di sfruttamento implicano modifiche irreversibili nella qualità ambientale della risorsa naturale. La responsabilità economica verso le generazioni future dà quindi una forte indicazione a favore di una gestione cauta della risorsa naturale. Ambienti poco irreversibilmente sfruttati oggi impongono forse sacrifici all'attuale generazione a vantaggio di tutte le generazioni future, mentre ambienti molto sfruttati hanno buone probabilità di imporre sacrifici a queste ultime, a vantaggio esclusivo (e incerto) della generazione presente. Il discorso fatto fin qui sottolinea la possibilità che una scelta conservativa risulti più sostenibile di altre, persino nel caso in cui i "proprietari" della risorsa siano mossi da motivazioni esclusivamente economiche e non assegnino alcun valore in sé alla qualità ambientale. Ciò tuttavia non significa che il mercato allocherà automaticamente in modo ottimale le proprie risorse naturali. ![]() Immagine litorale sardo Che cosa c'è dietro il boom estivo? Pubblichiamo un brano dell'introduzione degli economisti Raffaele Paci e Stefano Usai al volume "L'ultima spiaggia". Quale è lo stato del turismo in Sardegna? Può questo settore diventare uno dei comparti trainanti del sistema economico dell'isola? E sotto quali condizioni - economiche e ambientali - è possibile realizzare questo sviluppo? I vari contributi presentati nel volume affrontano queste domande ragionando intorno ad alcuni concetti fondamentali: crescita economica, creazione di ricchezza, integrazione produttiva e sistemi di imprese, disponibilità a pagare dei turisti, risorse naturali non rinnovabili, sostenibilità economica e ambientale. Sono queste le parole chiave che fanno da filo conduttore dell'opera ed intorno ad esse viene costruito un percorso unitario di analisi: considerare il turismo come una delle principali risorse della Sardegna, studiare le sue caratteristiche attuali e capire come prevedere quelle future, definire i principi per la sua sostenibilità, stimarne il contributo alla crescita della ricchezza regionale, indagare sulle condizioni che permettono ai "distretti turistici" di incrementare l'impatto economico sul territorio, illustrare e applicare gli approcci metodologigi più appropriati per lo studio delle scelte che congiungano turismo e salvaguardia dell'ambiente. [...] Il lettore che segua il dibattito intorno all'industria turistica constaterà, con probabile sconforto, che i temi e i problemi sono spesso gli stessi da trent'anni a questa parte, e che le soluzioni, spesso scontatte, tardano a essere concretizzate. D'altronde il turismo a livello mondiale continua a rappresentare uno dei pochi settori che negli ultimi anni registra costantemente alti tassi di crescita di volumi e di fatturato (con un brusco stop solo negli ultimi mesi a causa della crisi internazionale). E anche la Sardegna, dopo un preoccupante stallo agli inizi degli anni Novanta, ha messo a segno un decennio di tassi di crescita positivi che hano ridato fiato a un'industria che parve ain crisi di identità. Per capire meglio questo successo è importante indicare alcune tra le cause esogene e endogene più importanti. Tra le prime è bene non dimenticare che il periodo di nuova vitalità del turismo in Sardegna è coinciso con una serie di eventi internazionali - guerre nei Balcani e crisi mediorientali - che hanno spiazzato una parte della concorrenza. Tra quelle endogene è giusto riconoscere che c'è stato un risveglio dell'imprenditoria turistica che ha saputo reagire alle difficoltà ridisegnando e arricchendo la propria offerta e riorganizzando le proprie aziende. In questo un ruolo non secondario è stato svolto da importanti società multinazionali (per esempio Itt-Sheraton e Accor) apportatrici di risorse finanziarie e soprattutto di know-how e innovazioni. Ma anche le iniziative locali hanno allargato l'offerta tradizionale aprendo con sempre maggiore convinzione a forme alternative di ospitalità; bed&breakfast e agriturismo. Inoltre in questo frangente ha avuto un ruolo cruciale una legislazione urbanistica garantisca che, nel bene e nel male, ha frenato la corsa al mattone e dato modo ai suoi imprenditori di concentrarsi sul loro core-business: conquistare turisti durante tutto l'anno e risponde nel miglior modo alle loro esigenze. Infine bisogna accennare agli importanti passi avanti fatti nel settore dei trasporti marittimi: la fine del monopolio della Tirrenia ha consentito l'arrivo dei diversi operatori che hanno sensibilmente migliorato, quantitivamente e qualitativamente, l'offerta di passaggi verso la Sardegna. Non altrettanto è avvenuto nel settore dei trasporti aerei, ma il successo della Royan Air, con il conseguente boom di turismo straniero, sembra indicare chiaramente che la soluzione risiede nella diversificazione dell'offerta attraverso una maggiore concorrenza piuttosto che in complesse operazioni di regolamentazione che rischiano di ingessare i mercanti in nuovi monopoli. Tuttavia insieme a queste note positive non mancano numerosi rilievi critici che derivano dal fatto che la maggior parte dei nodi strutturali del turismo in Sardegna (concentrazione estiva delle presenza, polarizzazione dei turisti lungo le coste, scarso peso del turismo straniero, frammentazione dell'offerta e modesta integrazione con l'economia locale, carenze e sovrapposizioni nel ruolo delle istituzioni regionali e locali) non sono stati ancora affrontati e risolti. Questo libro si pone quindi l'obiettivo di riportarli all'attenzione di coloro che tengono alle sorti di questo importante settore individuando, quando possibile, le potenziali linee di intervento per eventuali soluzioni. Vai alla scheda |
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