La Nuova Sardegna del 3 maggio 2002

Il volume presentato all'università
Martedì 14 maggio
dibattito a Cagliari



Il libro "L'ultima spiaggia, pubblicato dall'editore Cuec, sarà presentato il prossimo 14 maggio alle 16,30 nell'aula magna del Rettorato dell'università di Cagliari. Insieme al rettore Pasquale Mistretta interverranno: Alessandro lanza, direttore della Fondazione Eni; Roberto Frongia, assessore regionale al Turismo, Antonello Paba, economista dell'università di Sassari; Gianfranco Bottazzi, preside della facoltà di Scienze politiche dell'ateneo cagliaritano.
Quale è lo stato del turismo in Sardegna? Può questo settore diventare uno dei reparti trainanti del sitema economico dell'isola? E sotto quali condizioni è possibile realizzare questo sviluppo? I vari contributi presentati nel volume affrontano queste domande.

In una raccolta di studi curata dal Crenos le ragioni economiche per uno sviluppo turistico che rispetti natura e paesaggio
Fuori i pirati dall'ultima spiaggia
Il ruolo della politica, il mercato da solo produce effetti negativi
Un devastatore sottovalutato: il pastoralismo

di Costantino Cossu

Tom Barrack, miliardario yankee, sbarca in Sardegna promettendo di dare una bella lustrata al sogno un po' sbiadito della Costa Smeralda. E subito si riaccende il dibattito su cosa si debba fare di migliaia di chilometri di costa. Costruire ancora? E quanti metri cubi? E dove? E val la pena di puntare tutto sul turismo lasciando che vada in malora quel poco di industria di grandi dimensioni - il petrolchimico - che ancora c'è nell'isola. E se turismo dev'essere, che rapporto può esserci tra sviluppo di questo settore del terziario e crescita di una piccola e media industria che anche in Sardegna comincia a produrre utili e occupazione? E con le esigenze di tutela ambientale come la mettiamo?
Per chi voglia provare a dare risposte a queste domande ora c'è un libro di straordinaria utilità. S'intitola "L'ultima spiaggia", è pubblicato dalla Cuec (346 pagine - 18,50 euro) e raccoglie i risultati degli studi condotti dal 1998 a oggi da un gruppo di economisti del Crenos, il "Centro di ricerche economiche Nord Sud" delle università di Cagliari e di Sassari diretto da Raffaele Paci.
Tre le parti che compongono l'opera. Nella prima - la più teorica, anche se, per lodevole scelta degli autori, il linguaggio è sempre comprensibile anche ai lettori non specialisti - vengono illustrati alcuni modelli economici che possono servire a inquadrare analiticamente il fenomeno turismo in una regione come la Sardegna. Quattro gli interventi ospitati in questa sezione. Un saggio di Francesco Pigliaru è dedicato all'analisi del rapporto tra specializzazione in turismo, crescita economica e sostenibilità ambientale. Segue un articolo di Bianca Biagi e di Giuseppe Contu che descrive nel dettaglio il profilo generale del mercato turistico in Sardegna, mentre delle caratteristiche specifiche della domanda tratta il contributo di Rinaldo Brau e di Stefania Pittalis. Infine, Davide Cao e Stefano Usai si soffermano sull'impatto che il settore turistico ha sul resto dell'economia regionale.
La seconda parte propone i risultati di tre indagini sul campo condotte in tre poli turistici isolani: Alghero, Costa Smeralda e Villasimius. I contributi sono rispettivamente di Stefania Nuvoli e Silvia Sotgiu, di Lucia Zavatta, di Simone Atzeni. Sono studi che si propongono di misurare la consistenza di sistemi integrati locali centrati sul turismo, sul modello dei distretti industriali.
La terza parte ritorna su uno dei temi già affrontati nel saggio di Francesco Pigliaru: il rapporto tra turismo e tutela dell'ambiente. Monica Iorio e Giovanni Sistu analizzano le capacità di "carico ambientale" (quanto si può cementificare senza compromettere irreversibilmente la risorsa ambiente) dei Comuni costieri più interessati allo sviluppo turistico. Elisabetta Strazzera applica invece un modello teorico, quello che gli economisti chiamano della "valutazione contingente", per provare a misurare la disponibiltà dei turisti a spendere per trascorrere le loro vacanze nel parco nazionale della Maddalena. Serve, la ricerca della Strazzera, a valutare quanto conviene (economicamente) conservare il paesaggio rispetto all'alternativa di distruggerlo. Infine, un saggio, quello di Giovanni Battista Concu e di Marco Vannini che discute del rapporto tra costi e benefici dell'istituzione del parco nazionale del Gennargentu.
La prima domanda alla quale "L'ultima spiaggia" risponde è: conviene puntare sul turismo in alternativa all'industria? La risposta è sì, ma a determinate condizioni. Particolarmente utili sono in proposito le analisi proposte da Francesco Pigliaru. Il suo saggio dimostra che se il bene turistico offerto sul mercato è un bene raro - spiagge da sogno e ambiente incontaminato - il prezzo cresce nel tempo più rapidamente dei prezzi dei prodotti "concorrenti" del settore manifatturiero. Quindi, meglio il turismo dell'industria. Corollario di questa argomentazione è che se si devasta l'ambiente il bene da offrire sul mercato cessa di essere raro - di spiagge alla Rimini è pieno il pianeta - e l'"effetto prezzi relativi" smette di essere a vantaggio del turismo per tornare a premiare il settore primario, quello dell'industria. Esistono quindi solide argomentazioni economiche a sostegno di un uso conservativo della risorsa ambiente. Pigliaru affronta anche il tema della sostenibilità nel tempo dello sviluppo turistico. La tesi è che "quanto più si hanno motivi per ritenere che le preferenze dei consumatori premieranno in futuro l'alta qualità ambientale, tanto più diventa necessario essere estremamente prudenti in materia di sviluppi turistici ad alto consumo irreversibile della risorsa ambientale". Le analisi contenute nei saggi della prima parte del volume confermano in pieno questa impostazione.
C'è qualche probabilità che le indicazioni proposte dai saggi di Pigliaru e dei suoi colleghi vengano recepite dai poteri pubblici e dagli imprenditori? Poche, a giudicare da ciò che lo stesso Pigliaru scrive nella quarta sezione del suo contributo, dedicata alle cause che portano a scelte di sviluppo non sostenibili dal punto di vista ambientale. Ci sono operatori turistici miopi che vedono solo il loro immediato tornaconto. E ci sono ragioni di mercato: "Il bene turistico di qualità inferiore - scrive Pigliaru - si rivolge a un segmento di mercato che può essere molto più ampio di quello esistente per l'altro tipo di bene", quello di qualità superiore. Se si lascia fare al mercato e ai singoli imprenditori, le speranze sono minime. E allora? "I pochi casi in cui si è intervenuto con successo - spiega Pigliaru - sono basati su forti controlli del potere centrale". Alla fine, dunque, spunta fuori la politica. Spunta fuori fuggevolmente, ma con una notazione che ne ribadisce la funzione assolutamente decisiva.
Del resto, nessun progetto di crescita economica può avere la più piccola possibilità di successo se non è calato in un contesto di rapporti sociali e di valori comunemente condivisi che ne garantiscano la applicabilità. Tutto ciò esula dal lavoro degli economisti. Ma sia nel saggio di Pigliaru sia nell'introduzione di Paci e di Usai la percezione che la soluzione dei problemi analizzati non sia possibile solo in base a meccanismi di mercato e a modelli astratti di scelta razionale basata su benefici individuali è ben presente.
Meno presente è, questa percezione, nel contributo di Giovanni Concu e di Marco Vannini, dove viene proposto un modello di valutazione dei costi e dei benefici per la realizzazione del parco del Gennargentu che non spiega le cause vere dell'opposizione all'area protetta. Cause che hanno poco a che fare con i modelli di razionalità dell'analisi economica, e moltissimo con la conservazione delle forme di produzione e dei rapporti sociali propri della vecchia società pastorale, contro qualsiasi tentativo di modernizzazione. E siccome si tratta di equilibri di potere che, nelle zone centrali dell'isola vengono difesi con i fucili e con la dinamite da una minoranza di violenti, non coglierne la rilevanza ha, oltreché implicazioni teoriche discutibili, anche conseguenze pratiche molto molto negative. Un esempio di come l'analisi economica possa essere debole in quanto a capacità esplicative e foriera di disastri sul terreno pratico.


Immagine spiaggia di Osalla

La spiaggia di Osalla, una delle "perle" della costa orientale della Sardegna

Occorre individuare una strategia di crescita che eviti il sovraffollamento e protegga l'ambiente
Sviluppo sì, ma sostenibile
La scelta conservativa è una garanzia per il futuro
La "responsabilità economica" verso le generazioni avvenire impone sacrifici per quella attuale


Per concessione della Cuec pubblichiamo uno stralcio, riveduto dall'autore, del saggio "Economia del turismo: crescita e qualità ambientale", che apre il volume "L'ultima spiaggia". Francesco Pigliaru è ordinario di Economia Politica nella facoltà di Giurisprudenza dell'università di Cagliari.

di Francesco Pigliaru
In questa sezione affronteremo il problema della scelta tra beni turistici di diversa qualità ambientale, e della relazione tra questa scelta e le condizioni richieste affinché lo sviluppo turistico sia sostenibile nel tempo. (...) E' necessario iniziare adottando una definizione di "sostenibilità" sufficientemente generale, come la seguente: è "sostenibile" una strategia di sviluppo turistico che permetta alla risorsa naturale di generare in futuro almeno tanto reddito quanto è capace di generarne oggi.
Come può essere individuato il grado di sfruttamento ottimale della risorsa naturale, sotto il vincolo che il suo rendimento economico sia sostenibile nel tempo? La nostra discussione sarà divisa in due parti. Nella prima parte discuteremo il problema di come la risorsa naturale debba essere gestita in modo da massimizzare il reddito odierno dei residenti. Nella seconda parte affronteremo invece il problema della sostenibilità di lungo periodo della soluzione scelta, e dunque di come il reddito futuro può essere condizionato dalle scelte adottate per massimizzare quello odierno.
Iniziamo dal primo problema. Assumiamo che il benessere dei residenti dell'area non dipenda direttamente dalla qualità ambientale della propria terra, ma solo indirettamente attraverso il ricavo proveniente dallo sfruttamento turistico della risorsa. Ipotizziamo inoltre che in generale la disponibilità a pagare dei turisti diminuisca (rapidamente o meno non importa) al crescere dell'affollamento. Si tratta dunque di trovare il livello di affollamento tale da massimizzare la spesa totale turistica. Tale livello ottimale può essere descritto in questo modo: conviene sfruttare la risorsa fino a quando le diminuzioni della spesa pro-capite dei turisti, dovute alla loro avversione all'affollamento, sono più che compensate dall'aumento del numero dei turisti.
Una importante implicazione associata a questo risultato è la seguente. Il grado ottimale di affollamento è tanto più basso quanto più i turisti sono sensibili al problema della qualità. Di conseguenza, è del tutto possibile che "affollare molto" non solo metta in pericolo le prospettive economiche delle generazioni future (si veda sotto), ma determini "perdite" nel reddito che si può ottenere dallo sfruttamento della risorsa anche nell'immediato, per la generazione attuale.
Ora occupiamoci invece di come le scelte attuali possono influenzare il benessere economico delle generazioni future. Ipotizziamo che l'economia adotti il grado di sfruttamento della risorsa che risulta ottimale oggi, senza tenere conto di ciò che potrebbe cambiare in futuro, e chiediamoci se e a quali condizioni è possibile considerare sostenibile nel tempo quel livello del ricavo turistico. In particolare, vogliamo valutare cosa succede nel caso in cui le preferenze dei consumatori/turisti cambino, diventando più avverse all'affollamento.
Secondo la definizione data sopra, sostenibilità vorrebbe che il livello di ricavo odierno rimanesse almeno costante nel tempo. E' plausibile un risultato di questo tipo? Esistono almeno due motivi che suggeriscono una risposta negativa. Primo, è probabile che, al crescere del reddito dei turisti, il loro consumo si sposti verso risorse meglio conservate; questa tendenza (...) può determinare riduzioni nel tempo del valore delle strutture ricettive "affollate" e violare per questa via il principio di sostenibilità. Secondo, e più importante, le preferenze cambiano ed è plausibile che, con l'aumento del reddito, dei livelli di scolarità, e dunque della conoscenza del valore del capitale naturale, e in presenza di maggiore scarsità complessiva, esse si muovano a favore di beni turistici basati su risorse naturali di alta qualità ambientale.
Uno spostamento di preferenze di questo tipo provoca, in generale, il seguente risultato. Un certo alto tasso di sfruttamento, che potrebbe essere ottimale oggi, non lo sarà più domani: se le preferenze si comportano nel modo appena suggerito, l'odierno livello quantitativo della risorsa naturale genererà in futuro un reddito inferiore, violando per questa via il criterio economico della sostenibilità. (...). Questo è l'elemento essenziale del problema della sostenibilità economica dello sviluppo turistico. Quanto più si hanno motivi per ritenere che le preferenze dei consumatori premieranno in futuro l'alta qualità ambientale del prodotto turistico, tanto più diventa necessario essere estremamente prudenti in materia di sviluppi turistici ad alto consumo irreversibile della risorsa ambientale.
Il risultato che abbiamo appena descritto non è altro che un caso particolare di un risultato classico dell'economia dell'ambiente (...), non sempre tenuto nella dovuta attenzione dalle autorità competenti in materia di sviluppo turistico. Questo risultato mostra che l'incertezza sulle preferenze delle generazioni future fa sì che la scelta economica ottimale per l'intera società sia più conservativa, soprattutto quando le scelte di sfruttamento implicano modifiche irreversibili nella qualità ambientale della risorsa naturale.
La responsabilità economica verso le generazioni future dà quindi una forte indicazione a favore di una gestione cauta della risorsa naturale. Ambienti poco irreversibilmente sfruttati oggi impongono forse sacrifici all'attuale generazione a vantaggio di tutte le generazioni future, mentre ambienti molto sfruttati hanno buone probabilità di imporre sacrifici a queste ultime, a vantaggio esclusivo (e incerto) della generazione presente.
Il discorso fatto fin qui sottolinea la possibilità che una scelta conservativa risulti più sostenibile di altre, persino nel caso in cui i "proprietari" della risorsa siano mossi da motivazioni esclusivamente economiche e non assegnino alcun valore in sé alla qualità ambientale. Ciò tuttavia non significa che il mercato allocherà automaticamente in modo ottimale le proprie risorse naturali.


Immagine litorale sardo

Che cosa c'è dietro il boom estivo?
Aumentano le presenze, restano irrisolti i principali nodi strutturali del settore


Pubblichiamo un brano dell'introduzione degli economisti Raffaele Paci e Stefano Usai al volume "L'ultima spiaggia".

Quale è lo stato del turismo in Sardegna? Può questo settore diventare uno dei comparti trainanti del sistema economico dell'isola? E sotto quali condizioni - economiche e ambientali - è possibile realizzare questo sviluppo? I vari contributi presentati nel volume affrontano queste domande ragionando intorno ad alcuni concetti fondamentali: crescita economica, creazione di ricchezza, integrazione produttiva e sistemi di imprese, disponibilità a pagare dei turisti, risorse naturali non rinnovabili, sostenibilità economica e ambientale. Sono queste le parole chiave che fanno da filo conduttore dell'opera ed intorno ad esse viene costruito un percorso unitario di analisi: considerare il turismo come una delle principali risorse della Sardegna, studiare le sue caratteristiche attuali e capire come prevedere quelle future, definire i principi per la sua sostenibilità, stimarne il contributo alla crescita della ricchezza regionale, indagare sulle condizioni che permettono ai "distretti turistici" di incrementare l'impatto economico sul territorio, illustrare e applicare gli approcci metodologigi più appropriati per lo studio delle scelte che congiungano turismo e salvaguardia dell'ambiente. [...]
Il lettore che segua il dibattito intorno all'industria turistica constaterà, con probabile sconforto, che i temi e i problemi sono spesso gli stessi da trent'anni a questa parte, e che le soluzioni, spesso scontatte, tardano a essere concretizzate.
D'altronde il turismo a livello mondiale continua a rappresentare uno dei pochi settori che negli ultimi anni registra costantemente alti tassi di crescita di volumi e di fatturato (con un brusco stop solo negli ultimi mesi a causa della crisi internazionale). E anche la Sardegna, dopo un preoccupante stallo agli inizi degli anni Novanta, ha messo a segno un decennio di tassi di crescita positivi che hano ridato fiato a un'industria che parve ain crisi di identità. Per capire meglio questo successo è importante indicare alcune tra le cause esogene e endogene più importanti. Tra le prime è bene non dimenticare che il periodo di nuova vitalità del turismo in Sardegna è coinciso con una serie di eventi internazionali - guerre nei Balcani e crisi mediorientali - che hanno spiazzato una parte della concorrenza. Tra quelle endogene è giusto riconoscere che c'è stato un risveglio dell'imprenditoria turistica che ha saputo reagire alle difficoltà ridisegnando e arricchendo la propria offerta e riorganizzando le proprie aziende. In questo un ruolo non secondario è stato svolto da importanti società multinazionali (per esempio Itt-Sheraton e Accor) apportatrici di risorse finanziarie e soprattutto di know-how e innovazioni. Ma anche le iniziative locali hanno allargato l'offerta tradizionale aprendo con sempre maggiore convinzione a forme alternative di ospitalità; bed&breakfast e agriturismo. Inoltre in questo frangente ha avuto un ruolo cruciale una legislazione urbanistica garantisca che, nel bene e nel male, ha frenato la corsa al mattone e dato modo ai suoi imprenditori di concentrarsi sul loro core-business: conquistare turisti durante tutto l'anno e risponde nel miglior modo alle loro esigenze. Infine bisogna accennare agli importanti passi avanti fatti nel settore dei trasporti marittimi: la fine del monopolio della Tirrenia ha consentito l'arrivo dei diversi operatori che hanno sensibilmente migliorato, quantitivamente e qualitativamente, l'offerta di passaggi verso la Sardegna. Non altrettanto è avvenuto nel settore dei trasporti aerei, ma il successo della Royan Air, con il conseguente boom di turismo straniero, sembra indicare chiaramente che la soluzione risiede nella diversificazione dell'offerta attraverso una maggiore concorrenza piuttosto che in complesse operazioni di regolamentazione che rischiano di ingessare i mercanti in nuovi monopoli.
Tuttavia insieme a queste note positive non mancano numerosi rilievi critici che derivano dal fatto che la maggior parte dei nodi strutturali del turismo in Sardegna (concentrazione estiva delle presenza, polarizzazione dei turisti lungo le coste, scarso peso del turismo straniero, frammentazione dell'offerta e modesta integrazione con l'economia locale, carenze e sovrapposizioni nel ruolo delle istituzioni regionali e locali) non sono stati ancora affrontati e risolti. Questo libro si pone quindi l'obiettivo di riportarli all'attenzione di coloro che tengono alle sorti di questo importante settore individuando, quando possibile, le potenziali linee di intervento per eventuali soluzioni.


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