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La Nuova Sardegna del 17 maggio 2002
La crescita può e deve rispettare paesaggio ed equilibri ambientali
A queste e ad altre correlate domande dall'esito nient'affatto scontato ha cercato di dare risposta un gruppo di ricercatori del Crenos, il centro che riunisce alcuni giovani economisti dei due atenei sardi, con un volume dal provocatorio titolo "L'ultima spiaggia", edito dalla Cuec e presentato martedì a Cagliari nell'aula magna del rettorato. Il lavoro, a cura di Raffaele Paci e Stefano Usai, è il risultato di dieci indagini condotte a partire dal 1998. I temi, nello specifico, sono tre, proprio come le sezioni che compongono il testo: "L'analisi economica del settore turistico", "I sistemi locali del turismo" e infine"Il Turismo e la sostenibilità ambientale". Una panoramica di cui in molti sentivano l'esigenza, come ha sottolineato il rettore dell'Università di Cagliari Pasquale Mistretta, che per dare un contributo al dibattito sollevato da uno degli argomenti ricorrenti nel saggio (ossia la questione ambientale), ha però preferito svestire i panni istituzionali per indossare quelli "schierati" di urbanista. Nel libro curato da Paci e Usai il messaggio ecologico è annunciato già nell'introduzione con un concetto base: se si vuole creare ricchezza duratura non si può prescindere dalla salvaguardia del territorio. Una salvaguardia da sottoporre per forza a compromessi, sostiene Mistretta: "E' chiaro che per un urbanista "pianificazione del territorio" significa mediazione continua con l'evolversi della società. Un esempio? Le cascate del Niagara. Circa sei anni fa ci si è resi conto che lo straordinario spettacolo dell'acqua non bastava più ad attirare turisti. Morale: gli amministratori locali hanno dato il via libera alla costruzione di una sorta di Disneyworld nei paraggi della meraviglia ambientale. Sono bastate due considerazioni: primo, ai bambini non importa niente delle cascate e le famiglie americane hanno molti bambini; secondo, anche gli adulti si aspettano qualcosa che vada oltre la bellezza naturale". Compromessi sì, ma solo nel rispetto del cosiddetto "sviluppo sostenibile", avverte in sintesi Alessandro Lanza, sardo di origine, attualmente direttore della Fondazione Eni Enrico Mattei: "Non sono pessimista sul futuro turistico della Sardegna, ma certo bisogna stare attenti a non ripetere quanto accadde tra il 1800 e il secolo scorso, quando l'isola fu scorticata e sparirono 400mila ettari di bosco". Una tragedia che per Lanza va imputata solo in parte all'arroganza di un governo sfruttatore: "E' giusto che noi sardi ci prendiamo le nostra fetta di responsabilità. Specie ora che è arrivato il momento di nuove decisioni: se scegliamo bene saremo noi ad essere premiati, se scegliamo male saremo noi a pagare. In questo senso capisco il titolo "L'ultima spiaggia" e mi sembra un buon modo di porsi davanti al mercato". Sostanzialmente Lanza mette l'accento su un punto spesso ribadito nelle ricerche, in particolare in quella redatta da Francesco Pigliaru: conservare l'ambiente non è solo una questione etico-morale, ma è una strategia vincente dal punto di vista economico. Due le parole d'ordine, quindi: evitare di aggiungere troppi mattoni e bloccare il sovraffollamento. Detto con uno slogan: no a una Sardegna trasformata in Rimini, intendendo per Rimini "un luogo dove più siamo e meglio stiamo". Poi un accenno alla politica: che cosa ci si deve aspettare dalla Regione? Lanza parla chiaro: "Innanzitutto il turismo va monitorato con un osservatorio simile a quello che l'Arabia Saudita ha messo su per controllare lo sfruttamento delle risorse petrolifere. In secondo luogo è auspicabile l'abolizione della parola "condono", e penso anche ai danni che l'aspettativa di quel rimedio ha causato". In
sintonia con le tesi precedenti anche l'intervento di Antonello Paba,
docente dell'Università di Sassari, che aggiunge al già ricco piatto un
altro quesito di fondo: può il turismo essere l'unico motore
dell'economia sarda? "A mio avviso può essere solo una parte del
motore, un cilindro, ma non basta - spiega Paba. - Di cilindri ne servono
altri se intendiamo conservare le risorse ambientali per il futuro. I
sacrifici attuali in nome di benefici che verranno non possono solo essere
imposti, ma vanno in qualche modo risarciti". |
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